Economia

Il Parmesan e la guerra del parmigiano americano

parmesan parmigiano reggiano 1

“Le parole sui dazi della Nmpf, l’associazione americana dei produttori di formaggi, sono gravissime. La Commissione europea deve stigmatizzare un attacco di questo genere al sistema delle nostre indicazioni geografiche”. Teresa Bellanova ha un diavolo per capello stamattina: la ministra delle Politiche agricole ce l’ha con i produttori aderenti alla National Milk Producers Federation.

Il Parmesan e la guerra del parmigiano americano

Tutta colpa di uno statement di appoggio ai dazi USA sui prodotti europei che scatteranno dal 18 ottobre in cui i produttori di formaggio americani si rallegrano per i prezzi più alti che dovranno affrontare i prodotti caseari europei, perché secondo loro “gli Stati Uniti stanno affrontando un deficit commerciale da 1,6 miliardi di dollari con l’Europa a causa delle pratiche commerciali sleali dell’UE che bloccano il nostro accesso al loro mercato mentre loro godono di un ampio accesso al nostro”. Perché i produttori ce l’hanno con il Vecchio Continente, e in particolare l’Italia, perché invece di “competere testa a testa con alimenti di alta qualità di produzione americana consentendo la coesistenza di nomi di alimenti comuni a fianco delle indicazioni geografiche relative a tali prodotti“, li blocca sui suoi mercati. Il riferimento, chiarissimo è anche al Parmigiano Reggiano e al suo competitor a stelle e strisce, il Parmesan.

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I nuovi dazi USA previsti dal 18 ottobre (Corriere della Sera, 4 ottobre 2019)

Gli Stati Uniti sono infatti grandi produttori delle imitazioni dei formaggi di tipo italiano dal Wisconsin allo stato di New York fino in California, ma il Parmigiano, assieme al Grana, è il prodotto agroalimentare più imitato nel mondo – sottolinea Coldiretti – che diventa Parmesan dagli Stati Uniti all’Australia, dal Sudafrica fino alla Russia, Parmesano in Uruguay, Reggianito in Argentina o Parmesao in Brasile o altro anche più fantasioso, come il Grana Pampeana senza dimenticare i formaggi similari che si moltiplicano anche in Europa. Tanto che, sempre per la Coldiretti, “la produzione di falsi Parmigiano Reggiano e Grana Padano, a partire dal Parmesan, ha superato nel mondo quella degli originali con il diffondersi di tarocchi in tutti i Continenti che toglie spazi di mercato ai simboli del Made in Italy”. Il consorzio di tutela del parmigiano reggiano sul suo sito ha ricordato le tante sentenze sul parmigiano e sul parmesan. Giuseppe Alai, all’epoca presidente del Consorzio Formaggio Parmigiano Reggiano, ha contestato i dati della Coldiretti sostenendo che è impossibile avere una stima esatta del parmesan prodotto nel mondo.

Parmesan e Parmigiano Reggiano

Nicola Bertinelli, attuale presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, l’ha presa invece quasi con filosofia: “Finalmente è chiaro per quale motivo nell’elenco dei prodotti soggetti a dazio aggiuntivo del 25% ci siano solo determinate indicazioni geografiche italiane, come il Parmigiano Reggiano”. E spiega: “I dazi non sono altro che una ripicca – afferma Bertinelli – perché l’Europa tutela le Dop registrate: i formaggi americani (come il Parmesan, ma anche l’Asiago o il Gorgonzola, la Fontina made in Usa) non possono pertanto entrare all’interno dell’Unione Europea”. “Le pretese del governo americano – aggiunge – sono assurde: noi non permetteremo mai agli americani di vendere in Italia il Parmesan, e questo vale per noi, così come per tutti gli altri consorzi di tutela delle indicazioni geografiche italiane”.

parmesan parmigiano reggiano
Fonte foto: parmigianoreggiano.it

“Noi dobbiamo difendere i nostri prodotti perché li sappiamo fare solo noi e perché sono espressione del territorio e della cultura del nostro Paese”, ribadisce con forza Bertinelli. “La politica italiana e europea – aggiunge – deve essere a fianco dei Consorzi perché nel mondo noi dobbiamo affrontare costosissime cause legali affinché i nomi delle indicazioni geografiche siano utilizzati solo per gli autentici prodotti italiani. Sul mercato non ci devono più essere un Parmesan made in Wisconsin, un Asiago o un Gorgonzola americani. Le Dop come il Parmigiano Reggiano sono un patrimonio culturale italiano, alla stregua del Colosseo: le caratteristiche della nostra DOP dipendono dal territorio del quale è espressione. I ‘tarocchi’ che vengono prodotti altrove e che usano un nome che evoca il prodotto originale italiano hanno come effetto quello di trarre in inganno il consumatore”. “Se Trump è America first, il Consorzio del Parmigiano è American consumer’s first”. E “il consumatore che acquista il Parmesan è spesso convinto di acquistare un prodotto italiano. Il Consorzio ha mostrato ad un campione significativo di consumatori americani un Parmesan che riportava in etichetta l’indicazione esplicita “Made in Winsconsin”. Due terzi del campione intervistato ha dichiarato di ritenere il prodotto di provenienza italiana”. “Per questo motivo – conclude – il Consorzio del Parmigiano Reggiano si batte affinché, anche fuori dall’Unione Europea, il nome Parmesan possa essere utilizzato solo per l’autentico prodotto Parmigiano Reggiano. Altrimenti, non saranno solo le aziende italiane a subire un danno, ma tutti i consumatori americani che vengono ingannati perché acquistano un fake nella consapevolezza di acquistare il vero Parmigiano Reggiano”.

parmesan

 

La ministra appoggia la linea di chiusura totale: “I produttori americani vogliono ribaltare la realtà, vogliono far passare per nomi comuni le nostre denominazioni per poi venderle anche in Europa. Se il loro progetto è vendere il Parmesan o la finta mozzarella in Europa, dobbiamo dire chiaro che non succederà mai!”, afferma Bellanova, aggiungendo: “Al contrario dobbiamo dare battaglia al falso cibo, far conoscere anche ai consumatori americani l’autentica eccellenza delle nostre produzioni”. “Se poi – conclude – come dicono i produttori di formaggi statunitensi si vogliono confrontare sul piano della qualità, siamo prontissimi. Usassero diciture americane per i loro prodotti, ma giù le mani dai nostri nomi. Basta con i furti di identità”. Nel documento, i produttori Usa di latte (Nmpf) parlano di “pratiche commerciali sleali della Ue che bloccano” l’accesso al loro mercato “mentre godono di un ampio accesso al nostro”. In particolare di “abuso da parte dell’Ue di indicazioni geografiche per limitare la concorrenza degli esportatori di formaggi negli Stati Uniti che usano nomi di alimenti comuni.

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