Economia

Obbligazioni subordinate, le banche hanno informato gli investitori dei rischi?

obbligazioni subordinate banche

La morte di Luigino D’Angelo, il pensionato di Civitavecchia suicidatosi perché aveva perso i risparmi di una vita investendoli in obbligazioni subordinate di Banca Etruria ha dato la stura alla solita sagra dell’avvoltoio. Ma c’è un aspetto sul quale i politici che oggi si strappano le vesti per il nuovo disastro annunciato della finanza italiana e promotori finanziari delle quattro banche in questione sembrano essere piuttosto reticenti. Si tratta dei prospetti informativi sul rischio nell’acquisto delle obbligazioni subordinate da parte degli investitori. Investitori e non risparmiatori, attenzione che la questione non è semplicemente semantica ma fondamentale per capire perché, ad esempio, l’argomento dell’incostituzionalità del decreto salva banche ha parecchi punti deboli.

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Chi ha titoli e obbligazioni delle banche fallite (Repubblica, 10 dicembre 2015)

Come le banche informano i clienti sulle obbligazioni subordinate

Le obbligazioni subordinate e le azioni che hanno perso tutto il loro valore sono un investimento di rischio e non un risparmio: per intendersi, non sono un deposito su un conto corrente, tutelato dalla Costituzione in quanto risparmio, ma un prodotto finanziario su cui si investe con un profilo di rischio. Ed il problema è proprio il profilo di rischio, e sarà probabilmente questo l’argomento sul quale nei prossimi mesi si daranno battaglia giudici e avvocati dei clienti che avevano investito nei bond emessi da Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e CaRiChieti . Quanti di coloro in possesso di queste famigerate obbligazioni subordinate hanno letto e ben compreso il prospetto informativo che sono andati a firmare al momento dell’acquisto? Quanti venditori si sono premurati di spiegare il rischio insito in un investimento del genere, e quanti si sono sincerati che il cliente avesse davvero compreso? È un po’ il solito discorso del consenso informato, ti faccio leggere una pila di carte alta così dove ti spiego quanto di brutto e di bello potrebbe accaderti, ma poi se questa lettura non è guidata da qualcuno in grado di tradurti quello che è scritto in un italiano che tu possa comprendere possiamo ancora parlare di “informato”? Fabrizio Massaro oggi sul Corriere della Sera solleva poi un altro punto interessante della vicenda: quello dei supplementi ai prospetti informativi sul profilo di rischio che nel caso di questi prodotti finanziari è particolarmente alto. Ne avevamo parlato qui per quanto riguarda le obbligazioni subordinate di Banca Etruria. I supplementi sono delle integrazioni al prospetto base pubblicati qualche tempo dopo (settimane) il collocamento e la vendita. Tutto regolare, per carità, carte approvate dalla Consob, ma che sono state date ai clienti dopo che questi avevano già sottoscritto l’investimento. Ma che c’era scritto in questi supplementi? In quello di Banca Etruria – ad esempio – che è stato redatto “allo scopo di inserire una tabella relativa ai principali indicatori sul rischio di credito e di concentrazione del Gruppo Banca Etruria e del sistema al 31 marzo 2013, nonché alla chiusura degli esercizi 2012, 2011 e 2010” nel quale si richiama l’attenzione sulla specifica situazione della qualità dei crediti (in senso peggiorativo, ovvero la banca faceva capire di avere difficoltà a reperire denaro per pagare i creditori) c’è scritto che gli acquirenti hanno due giorni di tempo per revocare il loro acquisto. Revoca da fare in forma scritta.
obbligazioni subordinate prospetto supplemento banca etruria
 
In quest’altro supplemento invece si parla delle obbligazioni IT0004966856, la modalità è la medesima.
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E a saper leggere la tabella successiva (qui entra in gioco la banca che non spiega bene quello che succede) era evidente che qualcosa non stava andando per il verso giusto:
obbligazioni subordinate prospetto supplemento banca etruria 2
 
Il prospetto informativo base era invece stato pubblicato a fine 2012, quanti clienti sono stati avvertiti? C’è da escludere che uno capiti sul sito della Consob per caso e trovi questa bella notizia. Ma anche nel prospetto informativo base (138 pagine) si legge che

Nel caso di Obbligazioni Subordinate Lower Tier II, l’investimento comporta per l’investitore il rischio che, in caso di liquidazione o di sottoposizione a procedure concorsuali dell’Emittente, la massa fallimentare riesca a soddisfare soltanto i crediti che debbono essere soddisfatti con precedenza rispetto alle obbligazioni subordinate e che pertanto lo stesso possa conseguire a scadenza perdite in conto capitale di entità più elevata rispetto ai titoli di debito non subordinati. Le obbligazioni oggetto di offerta, in caso di default, presentano infatti un rischio di mancato rimborso maggiore rispetto a quelle di titoli obbligazionari senior dello stesso emittente ed aventi la medesima scadenza.

Le stesse cose scritte anche nel prospetto base di CariChieti
obbligazioni subordinate prospetto base carichieti
Oppure in quello di Banca Marche che però usa una formula diversa (anche loro hanno pubblicato un supplemento al prospetto base con le tempistiche per il recesso):
obbligazioni subordinate prospetto base banca marche
Anche CariFerrara parla del rischio derivante dalla difficoltà di liquidare i creditori, ma lo mette nella terza pagina del prospetto base quando tutti gli altri istituti invece inseriscono il disclaimer direttamente nel frontespizio.
obbligazioni subordinate prospetto base cariferrara
Insomma al di là della questione dei supplementi che introducono condizioni peggiorative e non lasciano margine di manovra agli investitori è vero che le banche avevano scritto nero su bianco che era possibile che il capitale investito potesse non essere liquidato alla scadenza, ad esempio qualora la banca venisse messa in liquidazione. Nel prospetto base di Banca Marche questo è scritto in modo abbastanza chiaro
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Prodotti ad alto rischio venduti a pensionati? 

Davvero gli investitori avevano contezza dei rischi? Questo lo scopriremo nei prossimi mesi, ma non sarebbe la prima volta che un istituto di credito forza un po’ la mano ai suoi clienti pur di piazzare qualche prodotto finanziario in più. Magari “dimenticandosi” di farlo leggere. Di sicuro una volta piazzato l’investimento in pochi si sono sincerati che il cliente avesse preso visione e ben compreso quanto scritto dal supplemento al prospetto base. Prova ne è che molti clienti hanno continuato a tenere le obbligazioni secondarie nel loro portafoglio finanziario. Se le banche avessero davvero spiegato (due anni fa) che le cose stavano andando male probabilmente la maggior parte dei clienti se la sarebbe data a gambe levate. Quanti avevano fatto il questionario previsto dalla Markets in Financial Instruments Directive (MiFID) ed erano consapevoli di quale fosse il loro reale profilo di rischio? Spesso e volentieri ci si fa abbagliare dalla prospettiva di un facile guadagno e non si riesce a valutare correttamente i rischi che si è disposti a correre (non tutti sono Gordon Gekko). Ma il consumatore/investitore non deve essere lasciato solo, perché la MiFID prevede che le società d’investimenti seguano tre principi fondamentali per la tutela del cliente:

• Agire in modo onesto, equo e professionale, per servire al meglio i tuoi professionale interessi. Questo principio ti protegge nei
confronti di un’impresa che, in quanto esperto del settore, si trova in una posizione più forte rispetto a te.
• Fornirti informazioni appropriate e complete che siano corrette, chiare e non corrette, chiare e non fuorvianti. Questo ti aiuterà a capire i prodotti e i servizi permettendoti di
prendere decisioni informate e ti darà la certezza di non ricevere informazioni parziali o ingannevoli.
• Offrirti dei servizi che tengano conto della tua situazione individuale a situazione individuale a situazione individuale. Questo garantisce che i tuoi investimenti corrispondano al tuo profilo di investitore e alle tue esigenze.

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