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«Meno sbarchi, meno vittime»: ma è proprio così?

Ci sono meno vittime nel Mediterraneo dopo la dichiarazione della zona SAR libica. Ma in percentuale la probabilità di morire in mare è aumentata

sbarchi italia

Antonio Massaro sul Fatto Quotidiano oggi fa i conti in tasca alla logica del “Meno sbarchi, meno vittime” annunciata dal governo italiano in più occasioni come l’assunto imperante quando si parla di immigrazione irregolare dalle coste africane:

Nei primi 20 giorni dell’anno dati Oim e Unhcr aggiornati con le cifre delle ultime ore – abbiamo avuto 2706 sbarchi e 184 vittime: il 6,7 per cento dei migranti in viaggio è annegato.E allora: è vero o falso che a un minor numero di partenze corrisponde un minor numero di vittime? […] Nel 2016, quando non esisteva il codice di condotta per le Ong e le loro imbarcazioni ancora sorvegliavano il Mediterraneo e la Libia non era autorizzata a coordinare i soccorsi, si contavano 362.753 sbarchi sulle coste europee. Il numero dei morti in mare era di 5.096 persone.

Nel 2017 – ad agosto parte l’operazione Minniti – il bilancio è di 3.139 vittime su 172.301 persone sbarcate. I morti in mare sono quindi 1.957 in meno. Lo scorso anno i migranti sbarcati scendono ulteriormente- sono 138.882 – e cala ulteriormente il numero delle vittime: 2.275. Meno della metà rispetto al 2016.

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Meno sbarchi, meno vittime? Le statistiche (IL Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2019)

Se guardiamo il fenomeno in termini percentuali, però, la probabilità di morire in mare è invece aumentata. Nel 2016 è dell’1, 4 per cento, nel 2016 del 1,8, nel 2018 dell’1,6. In altre parole diminuiscono i morti ma cresce la possibilità di morire. Nei primi 20 giorni del 2019 la media è schizzata dall’1,6 al 6,7 per cento.

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