Economia

Matteo Renzi vuole sfondare il tetto del 3%?

Tutto dipende dal PIL del prossimo trimestre. Secondo Massimo Franco, che ne parla sul Corriere della Sera, il risultato positivo o negativo muoverà Matteo Renzi alla scelta finale per rilanciare l’economia italiana, ovvero sfondare il tetto del 3% estendendo gli 80 euro a pensionati e autonomi se non si ritorna a crescere. Una decisione su cui il presidente del consiglio starebbe riflettendo, insieme a un piano triennale di investimenti che avrebbe la funzione di stimolare quella parte di PIL che sembra maggiormente impermeabile agli stimoli all’economia messi in campo dal governo.
 
MATTEO RENZI E IL TETTO DEL 3%
Secondo il quotidiano la prima misura costerebbe intorno ai dieci miliardi di euro, mentre il piano di interventi arriverebbe a 40-50 l’anno. Una scelta obbligata soprattutto dopo la fregatura che il governo ha ricevuto da quel piano Juncker sul quale Renzi aveva detto di puntare tutto e che poi si è rivelato, come nella migliore tradizione dei piani d’investimento europei, una truffa bella e buona dove i privati dovrebbero muovere capitali per quindici volte superiori a quelli pubblici in base a un effetto leva che non avrebbe senso per il ritorno sugli investimenti atteso. E allora la strada stretta di Matteo prevede una decisione epocale, che però per ora non è ancora stata presa:

Sono scenari, non decisioni: progetti preparati in previsione di uno stallo ritenuto ormai insostenibile; e nell’ipotesi che il piano di finanziamenti di Jean-ClaudeJuncker, quando arriverà,non basti. Significherebbe tentare di rianimare l’economia con un’iniezione di denaro pubblico: a costo di un’impennata della spesa e del debito, e di affrontare la reazione dei mercati finanziari. «Si tratterebbe di spiegare che non spendiamo tanto per spendere, ma perché è l’unico modo per ripartire» si fa presente. «E offriremmo garanzie». D’altronde, si va facendo strada l’idea che la lunga sequela di dati negativi richieda una sterzata: anche se per ora si segue con determinazione la politica di sempre. Il governo replica alle critiche della Commissione europea, dell’Eurogruppo che riunisce i ministri economici della moneta unica, e inopinatamente della Germania. Ieri la Commissione ha bacchettato la Francia, chiedendole entro marzo una manovra correttiva per riempire quello 0,5 per cento di scarto rispetto al patto di Stabilità; e,con parole meno ultimative, ha avvertito anche l’Italia. «L’alto debito resta motivo di preoccupazione». «Sappiamo tutti che cosa accadrebbe se le regole non fossero rispettate». E ancora: «Lo sforzo italiano nel 2015 sarà di 0,1 per cento, mentre il patto richiede lo 0,5. Dunque servono misure efficaci».

ITALIA DEBITO
I conti dell’Italia a confronto con i grandi paesi europei

D’altro canto, è difficile non vedere nella mossa di Renzi anche la risposta all’Eurogruppo e alla Merkel, che con le loro dichiarazioni incrociate hanno depositato una testa di cavallo sul letto di Renzi, in pieno stile Il Padrino. All’Italia l’Eurogruppo chiede ‘misure efficaci lasciando imprecisato se si tratta di misure aggiuntive, di precisare o approfondire misure già prese, di aspettare che quelle già prese producano dei risultati o che a marzo possano essere stimati risultati migliori di quelli previsti. Ma il combinato disposto dell’uscita di Angela Merkel e delle critiche dell’Eurogruppo non possono non insospettire. Specialmente in vista della scadenza di marzo, ripetutamente segnalata come fondamentale da Dijsselbloem. E c’è anche da segnalare che la battaglia di Renzi si potrebbe incrociare con quella di Padoan.
Edit: il ministero dell’Economia smentisce il bonus di 80 euro ai pensionati:

Fonti di Palazzo Chigi sottolineano come sia destituita di ogni fondamento l’ipotesi di allargare il bonus degli 80 euro ai pensionati, sfondando il tetto del 3%, secondo quanto riportato da alcuni organi di informazione. L’azione del governo, al contrario, si e’ basata e si basa sul rispetto dei vincoli europei, che sta insieme alla spinta per la crescita che e’ al centro della legge di stabilita’ e della strategia economica dell’esecutivo

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