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Matteo Renzi e la storia di Marco Galluzzo e dei servizi segreti a Forte dei Marmi

Prima scena: un giornalista vede bussare alla sua porta qualcuno che si qualifica come uomo dei servizi segreti. Questi gli dice: «So chi sei, so chi è tua moglie, so chi è la tua amante». Seconda scena: un giornalista si presenta per stringere la mano a Matteo Renzi a tavola. L’allora premier comincia a urlare e inveire contro di lui finché non arriva la scorta che lo porta via e nell’occasione uno degli uomini gli dice che lo conosce e conosce anche i suoi segreti. Gli episodi sono diversi, anche se hanno elementi di similitudine. Entrambe le versioni però si concludono nello stesso modo: con il giornalista che lascia l’albergo.

Matteo Renzi e la storia di Marco Galluzzo e dei servizi segreti

Il protagonista della storia è Marco Galluzzo del Corriere della Sera e la storia circola da qualche tempo. Nella sua versione definitiva è stata immortalata da Ferruccio De Bortoli nel suo libro Poteri Forti (o quasi) che ha già fatto una vittima: Maria Elena Boschi. In questo caso però è curioso vedere come si è evoluta la vicenda nei racconti sulla stampa. Il primo a parlarne fu Andrea Cangini sul Resto del Carlino e la versione era molto diversa dalla sua versione definitiva:

Durante il suo primo anno di governo, Matteo Renzi si ritirò per qualche giorno con la famiglia in un bell’albergo sul mare. Cercava riposo e riservatezza. Un cronista prese una camera vicino alla sua con l’intenzione di scrivere qualche pezzo ‘di colore’ sulla vita privata del premier. Niente di insidioso.
Dopo l’uscita del primo articolo, il giornalista sentì bussare alla porta, aprì e si trovò al cospetto di un signore robusto che, qualificatosi come agente dei servizi segreti, con tono convincente inanellò tre affermazioni in un’unica, breve frase: “So chi sei, so chi è tua moglie, so chi è la tua amante”. Il collega capì il messaggio e fece la valigia.

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Il libro di Ferruccio De Bortoli

Non compare il luogo della vicenda, non si fa il nome del giornalista e si parla di un intervento di un funzionario che può essere evidentemente slegato dalla volontà dell’ex premier, anche se nel proseguo dell’articolo Cangini collega questa vicenda alla storia dei servizi segreti nell’affare CONSIP, sostenendo che è la spia della tendenza a usarli come polizia personale da parte del presidente del Consiglio.

L’albergo di Forte dei Marmi

C’è però un’altra fonte che racconta la stessa storia ma con significative differenze. La racconta Maurizio Belpietro nel suo libro “I segreti di Renzi” e stavolta i protagonisti hanno nome e cognome e i luoghi vengono nominati mentre scompare il riferimento preciso alla moglie e all’amante di cui si parlava nell’articolo di Cangini.

C’è anche un altro episodio di cui è protagonista, suo malgrado, un giornalista del Corriere della Sera. Il quotidiano di via Solferino, all’epoca ancora diretto da Ferruccio de Bortoli, una volta appreso che il premier sta trascorrendo le ferie all’hotel Villa Roma Imperiale del Forte, decide di inviare sul posto Marco Galluzzo, che prende una stanza nello stesso albergo. Quando Renzi lo viene a sapere, va su tutte le furie e manda uno dei suoi sms di fuoco a de Bortoli, che in quel momento si trova a sua volta in vacanza.
Secondo il premier, la presenza di un cronista del Corriere nel suo albergo rappresenta una violazione della privacy. A quanto pare, finché si tratta di centinaia di servizi di giornali e televisioni che fanno spot, tutto va bene. Ma quando i media vogliono andare un po’ oltre e fare il loro mestiere al di là della propaganda, a Matteo non va giù. Dopo l’ sms del presidente del Consiglio, Ferruccio de Bortoli telefona in redazione per chiedere delucidazioni. Viene a sapere che Galluzzo è a Forte dei Marmi e decide di chiamarlo. Ed è a quel punto che il giornalista gli racconta un fatto piuttosto spiacevole. A quanto pare, il capo scorta di Renzi lo aveva avvicinato per dirgli: noi sappiamo tutto di te, anche la tua vita privata, stai attento.

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Ferruccio De Bortoli e Marco Galluzzo

La versione definitiva della vicenda è quella contenuta nel libro di De Bortoli e la raccontano il direttore del Corriere e il cronista del quotidiano.

L’ episodio che mi lasciò di stucco accadde in occasione delle sue brevi vacanze siamo nell’ agosto del 2014 in un albergo di Forte dei Marmi di proprietà di un suo amico. Il collega Marco Galluzzo, che lo seguiva con professionalità e rispetto, prese una stanza nello stesso albergo. Niente di male. L’ albergo era aperto a tutti. Non riservato solo a lui. Il messaggio del presidente, particolarmente piccato, lamentava una violazione inaccettabile della sua privacy. Aveva incontrato Galluzzo nella hall e il collega lo aveva salutato. Tutto qui. Io stavo al mare, in Liguria, non sapevo assolutamente nulla. Al telefono, Galluzzo mi spiegò di essere stato avvicinato dalla scorta del premier che gli aveva intimato di lasciare subito l’ albergo.

Questo è invece il racconto di Galluzzo:

«Mi avvicinai al tavolo del ristorante dove cenava, nella terrazza dell’ albergo, con la moglie e i figli. Mi fu possibile solo salutarlo e per un attimo stringergli la mano, poi cominciò a gridare, lasciando di stucco i tavoli degli altri ospiti, gruppi francesi, tedeschi e russi. E anche Agnese, che mi rivolse uno sguardo di comprensione, quasi di vergogna. Gridava talmente forte, inveendo contro il Corriere che invadeva la sua privacy, che la scorta accorse come se lui fosse in pericolo. Venni anche strattonato. Dovetti alzare la voce per dire al caposcorta di non permettersi. Lui reagì minacciandomi. Mi disse che tutta la mia giornata era stata monitorata, dal momento in cui avevo prenotato una camera nello stesso albergo, e che di me sapevano tutto, anche con sgradevoli riferimenti, millantati o meno conta poco, alla mia vita privata».

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E infine, ecco la chiosa di De Bortoli:

Insomma, intollerabile. Se Berlusconi avesse fatto una cosa simile saremmo tutti insorti.
Quella fu l’ unica volta nella quale risposi a un sms di Renzi, dicendogli in sostanza che non volevamo assolutamente attentare alla privacy della sua famiglia era sempre in un luogo aperto al pubblico non era accettabile che il collega venisse minacciato dalla sua scorta. E con quella frase sibillina sul giornalista spiato, poi. Seguì sms di risposta. Più morbido. Per tagliar corto. Il 24 settembre 2014 uscì sul Corriere il mio editoriale dal titolo «Un nemico allo specchio» nel quale criticavo la gestione del potere renziano. (…) Renzi doveva guardare il suo nemico allo specchio: se stesso.

A differenza della vicenda della Boschi e di Ghizzoni, qui il racconto è molto più circostanziato. Ma mentre si può comprendere perché della storia di Banca Etruria e Unicredit De Bortoli non abbia mai parlato sul quotidiano (perché probabilmente l’ha appresa dopo il suo secondo addio alla direzione del Corriere) qui è incomprensibile che un episodio che il direttore ha reputato tanto grave non sia mai stato raccontato dal suo giornale. “Se Berlusconi avesse fatto una cosa simile saremmo tutti insorti”, dice giustamente De Bortoli. Dimenticando che l’insurrezione sarebbe scoppiata se nell’occasione il Corriere avesse raccontato la verità. Invece di tenerla in caldo per tre anni e farla raccontare agli altri.

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