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Matteo Renzi interrogato per Consip

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Matteo Renzi è stato sentito come testimone giovedì scorso dai magistrati che indagano su CONSIP nella caserma dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma. Ne parla oggi Repubblica in un articolo a firma di Maria Elena Vincenzi:

Un confronto che i magistrati hanno voluto rimanesse riservatissimo: per questo l’ex premier è stato sentito nella caserma dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma dove è stato fatto entrare e uscire dal retro, lontano da occhi indiscreti. La scelta di convocare l’ex presidente del Consiglio è stata presa, forse non a caso, dopo il confronto tra il ministro Luca Lotti e l’ex ad di Consip Luigi Marroni.

Durante il faccia a faccia, il manager pubblico aveva ribadito la sua versione: a informarlo che esisteva un’indagine sulla centrale acquisti era stato, tra gli altri, Luca Lotti (oltre all’allora comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette per il tramite del presidente Consip Luigi Ferrara, all’ex numero uno dell’Arma in Toscana Emanuele Saltalamacchia e al presidente di Publiacqua Filippo Vannoni).

gianpaolo scafarto consip
Tutti i filoni dell’inchiesta CONSIP

Renzi è stato sentito per la vicenda della fuga di notizie che ha portato Marroni ad essere a conoscenza dell’inchiesta su CONSIP. L’ex sindaco di Firenze era stato sentito il 17 luglio scorso dall’avvocato di Luca Lotti per le indagini difensive. Per questo i magistrati lo hanno convocato:

Renzi ha confermato la sua ricostruzione. Ma i pubblici ministeri avrebbero fatto anche altre domande. L’aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi che lo hanno ascoltato insieme al procuratore capo Giuseppe Pignatone, con l’occasione, hanno cercato anche altri riscontri alla versione di Lotti. Che più volte, davanti a loro, ha detto di non aver informato nessuno perché nulla sapeva dell’inchiesta.

Una versione che contrasta con quella di Marroni: l’ex ad Consip continua a ripetere che Lotti lo mise in allarme tanto da indurlo, cosa che fece, a bonificare il suo ufficio dalle cimici. Ed è possibile, a questo punto, che le parole di Renzi possano aver aiutato gli inquirenti a chiarire il quadro. Anche sui rapporti tra Lotti e Marroni che, nella versione del manager, erano ottimi. Mentre, secondo la ricostruzione del ministro, confermata da Renzi, erano pessimi al punto da indurre Marroni a volersi vendicare. Nulla, invece, gli sarebbe stato chiesto sul padre Tiziano, anche lui al centro delle indagini.

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