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Consip, quando Scafarto diceva alla PM che voleva arrivare a Renzi

giampaolo gianpaolo scafarto

L’ex capitano del Noe dei carabinieri Gianpaolo Scafarto — ora promosso maggiore e destinato ad altro incarico, indagato per falso dalla Procura di Roma nell’ambito dell’indagine sul cosiddetto caso CONSIP — disse al procuratore di Modena Lucia Musti in un colloquio avvenuto nell’ufficio del magistrato «Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi».

Consip, quando Scafarto diceva alla PM che voleva arrivare a Renzi

La frase fu pronunciata all’inizio di settembre 2016, cioè quattro mesi prima del deposito dell’informativa agli uffici giudiziari di Roma e Napoli in cui lo stesso Scafarto avrebbe inserito alcune notizie non veritiere, come quella in cui l’affermazione «Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato» (inteso Tiziano, cioè il padre dell’expremier) viene attribuita all’imprenditore Alfredo Romeo, mentre invece era dell’ex parlamentare Italo Bocchino, e riferita al figlio Matteo.

omissis consip
Le procure e il caso Consip (Il Messaggero, 6 marzo 2017)

Lucia Musti ha parlato della vicenda in un’audizione resa al Consiglio Superiore della Magistratura nel luglio scorso. Ma non è l’unica circostanza che la Musti ha riferito. La PM ha anche parlato di un altro dialogo avvenuto un anno prima, stavolta con Sergio Di Caprio, il capitano Ultimo che arrestò Totò Riina. A Modena era stato trasmesso uno stralcio dell’indagine su un’altra vicenda di presunta corruzione, il cas oCpl-Concordia, con allegata l’informativa redatta dagli stessi investigatori in cui erano state inserite alcune telefonate intercettate tra il generale della Guardia di finanza Michele Adinolfi e l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Il capitano Ultimo e il caso Renzi

Qui, scrive il Corriere della Sera, Di Caprio, all’epoca comandante del NOE, le avrebbe detto:  «Lei ha una bomba in mano, se vuole la può fare esplodere». Il CSM indaga sulla fuga di notizie del luglio 2015 riguardante proprio le telefonate tra l’ex premier e Adinolfi, risalenti al gennaio 2014, nelle quali Renzi esprimeva giudizi poco lusinghieri su Enrico Letta e accennava alle mosse per sostituirlo a palazzo Chigi. L’informativa del Noe, originariamente indirizzata alla Procura di Napoli,era stata trasmessa per competenza anche a Modena ad aprile 2015, e tre mesi dopo il contenuto delle telefonate era finito sulle pagine del quotidiano Il Fatto.
sergio de caprio scafarto consip
Racconta Repubblica:

Nel corso dell’audizione, la procuratrice Musti viene più volte incalzata dai consiglieri, che chiedono maggiori dettagli. E racconta di aver visto Scafarto e Ultimo particolarmente «spregiudicati» e come «presi da un delirio di onnipotenza». Per tutto il mese di agosto, il contenuto dell’audizione, alla quale hanno preso parte non solo i componenti della prima commissione ma anche altri consiglieri del Csm, è rimasto coperto dal più stretto riserbo.
Ieri mattina, Palazzo dei Marescialli ha deciso di mandare la documentazione alla Procura di Roma, che indaga nei confronti di Scafarto, di recente promosso maggiore, con le ipotesi di falso e rivelazione del segreto collegate al caso Consip. Queste nuove carte, dunque, aggiungono ulteriori tasselli sul comportamento dei Carabinieri rispetto alla complessa ricostruzione alla quale stanno lavorando il procuratore della capitale, Giuseppe Pignatone, con il suo aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi.

Al Csm, la procuratrice Musti ha raccontato di aver avuto un primo incontro a Modena con Scafarto e un secondo con lo stesso Scafarto e l’allora vicecomandante del Noe, Sergio De Caprio, conosciuto come il colonnello Ultimo a Roma. Colloqui sempre finalizzati esclusivamente a discutere dell’indagine. Gli ufficiali dei Cc le avrebbero parlato di due «bombe»: una era rappresentata proprio dall’inchiesta sulla Cpl Concordia, ritenuta dagli investigatori in grado di aprire squarci sul sistema del le cooperative; l’altra era indicata nel caso Consip. Il capitano Scafarto, ha spiegato Musti al Csm, avrebbe insistito sulla necessità di andare avanti nelle indagini sulla Cpl, al punto che la magistrata si sarebbe sentita in alcuni momenti quasi messa sotto pressione, come se la sua libertà e le sue prerogative di capo della Procura potessero in qualche misura essere coartate.
Edit: Il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che arrestò Totò Riina, risponde così – interpellato dall’ ANSA – a quella che definisce una “campagna di linciaggio mediatico”: “Non ho mai svolto indagini per fini politici”. A proposito del procuratore Musti afferma di non averla “mai forzata in nessuna cosa” e di aver sempre svolto “le indagini che ci ha ordinato con lealtà e umiltà”. “Non ho mai parlato di Matteo Renzi né con la dottoressa Musti né con altri”, aggiunge.