Economia

L'ira di Ignazio Marino su Virginia Raggi per lo stadio della Roma a Tor di Valle

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Ignazio Marino piomba su Virginia Raggi per lo Stadio della Roma a Tor di Valle. O meglio: piomba sull’accordo comunicato dalla sindaca di Roma e dal direttore generale della A.S. Roma Mauro Baldissoni venerdì sera che modificherà la delibera 132 firmata nel 2014 dalla Giunta Marino secondo una procedura i cui contorni non sono chiari e l’iter presso le istituzioni è ancora fumoso.

L’ira di Ignazio Marino su Virginia Raggi per lo stadio della Roma a Tor di Valle 

«Ci è stato comunicato un progetto, noi l’abbiamo bocciato. Ora Virginia Raggi se ne vanta. Lei ha cancellato quelle opere di interesse pubblico che avevamo preteso e ottenuto: 250 milioni di investimenti in trasporti e in un parco grande come Villa Borghese che ora non ci sono più», dice Marino chiaramente esagerando visto che il parco a quanto pare è invece confermato; poi risponde sulla (falsa) questione della proprietà dello stadio ricordando che lo stadio è legato per 30 anni alla A.S. Roma e che se per caso questo non accadesse i proprietari dovranno pagare 200 milioni di penale.

Marino rincara la dose: «È chiaro che in questo momento vincono i costruttori, la sindaca Raggi sventaglia la stabilità idrogeologica ma quello non è un intervento per il pubblico ma un intervento che era già progettato per lo stadio. Ne avrà un beneficio la popolazione di Decima, ma è per lo stadio. Quello che viene a mancare sono le opere pubbliche: viene cancellato il ponte pedonale, viene cancellato un ponte sul fiume, viene cancellato il rifacimento della via del Mare e il prolungamento della metro B. Diventa uno stadio nel vuoto; e al posto delle torri abbiamo 18 edifici alti sette piani. Sono meglio 18 edifici bassi o tre bei grattacieli?». E sulla sua delibera: «Noi abbiamo scritto che se anche una sola di quelle opere viene a mancare, cade l’interesse pubblico. Noi volevamo uno stadio per il benessere, questo è il progetto che ci presentarono all’inizio e che noi bocciammo dicendo che non era nell’interesse pubblico. Siamo passati alla Romanella, la pasta ripassata: non costa niente ma è buona lo stesso». Pur non lontana dal vero, la rappresentazione di Marino è troppo catastrofica: come scrive oggi Repubblica Roma, il ponte dei Congressi e quello dello stadio sono infatti alternativi: non saranno realizzati entrambi. Stralciati anche i quattro pontili sul Tevere previsti dal piano originale. Via anche un sottopasso carrabile da più di 10 milioni di euro

Il problema della viabilità

Intanto sull’accordo tra la Raggi e la A.S. Roma piomba il problema della viabilità. A sentire quanto annunciato dalla sindaca ci saranno molte criticità per arrivare allo stadio della Roma a Tor di Valle: ad esempio, dice oggi il Messaggero, non ci sarà l’ampliamento delle strade d’accesso: tra via del Mare e Ostiense resteranno quattro corsie complessive disponibili; c’è poi la riduzione dei treni messi a disposizione per la Roma-Lido (2 invece di 15) sarà insufficiente a gestire lo spostamento stimato di 30mila persone; ci sono poi i costi dell’ampliamento del servizio che peseranno su ATAC e che saranno stimati in 1,5 milioni soltanto per i giorni delle partite; infine, nella prima fase non è prevista la realizzazione di alcun ponte, lasciando il peso della mobilità sulla rete stradale attuale.

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Le infrastrutture e i trasporti che mancano allo Stadio della Roma a Tor di Valle

Il Comune invece ritiene che sia possibile attingere a fondi statali e, spiegava ieri Repubblica Roma, che si possano «dirottare i 150 milioni del ponte dei Congressi sul ponte dello stadio e la bretella che congiungerà il GRA e la Roma-Fiumicino a Tor di Valle. Un conto finale di 90 milioni, con un risparmio di 60. Così, secondo il Campidoglio, si arriverà al via libera al progetto di Roma e Parnasi senza una seconda conferenza dei servizi». C’è molta confusione sotto il cielo giallorosso, ma dalla praticabilità di queste opzioni dipende un percorso che porterebbe alla velocizzazione della costruzione dell’opera: l’autorizzazione della Conferenza dei Servizi arriverebbe così all’inizio di aprile e i lavori potrebbero cominciare di lì a breve; oppure la Conferenza potrebbe chiudersi senza la decisione e a quel punto la Roma si rivolgerebbe al governo, come prevede l’iter, il quale usando i poteri sostitutivi arriverebbe a dare la sua sentenza finale entro 60 giorni.
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Stadio della Roma a Tor di Valle: la tribuna di Lafuente (foto: neXtquotidiano.it)

E allora se non è aprile sarà giugno ma i lavori cominceranno comunque alla fine del 2017 per concludersi nel 2020. Ma questa non è l’opinione della Regione Lazio, secondo la quale  la delibera che certificava il pubblico interesse decade perché il progetto è stato stravolto, ha subito modifiche tutt’altro che necessarie e quindi la Conferenza dei Servizi deve ripartire da capo nel conto dei 180 giorni. Questo significherebbe un blocco del progetto che “riporterebbe le lancette dell’orologio indietro di quattro anni, tra studi di fattibilità da riscrivere, autorizzazioni da ottenere, due conferenze dei servizi (quella preventiva e quella decisoria) da aprire e chiudere”, come ricordava ieri Il Messaggero. Come finirà? Impossibile ad oggi pronosticarlo, anche se in molti sostengono che la prima opzione, quella che prevederebbe una velocizzazione della procedura, anche se dovesse trovare il consenso politico necessario potrebbe finire per essere impugnata al TAR provocando quindi un ritardo maggiore (e con buone probabilità di vittoria da parte di chi propone il ricorso).

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