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Lukasz Pawel Herba: la storia della modella messa all'asta è un caso di mitomania?

Mentre è assolutamente certo che la modella inglese di 20 anni sia stata sequestrata da un cittadino polacco descritto da polizia e magistratura come affetto da mitomania, Lukasz Pawel Herba, residente in Gran Bretagna, 30 anni, e che le sue foto di lei narcotizzata e stesa per terra siano state effettivamente caricate su internet, non risulta al momento che nessuno abbia preso parte all’asta.

Lukasz Pawel Herba

Al contrario sembra che lo straniero abbia utilizzato l’asta, con tanto di minaccia di vendere la giovane, come la leva con la quale farsi dare, senza successo, 300 mila euro da familiari e manager della sua vittima. Allo stesso tempo si vuole capire se effettivamente Herba appartenga al ‘Black death group’, organizzazione del cosiddetto deep web, e se quest’ultima realizzi realmente ciò che propaganda on line: omicidi su commissione, sequestri e traffici di droga e di armi. L’ipotesi della mitomania sembra avvalorata dalle dichiarazioni di Lukasz Pawel Herba ai magistrati riportate oggi dal Corriere della Sera:

«Mi è stata diagnosticata la leucemia» (ma non fa i nomi dei dottori in grado di documentarlo), «e tre rumeni di Birmingham, di cui non so il nome, mi hanno affidato 500.000 sterline (so dove li custodisco ma non lo voglio dire) per affittare locali commerciali a Monaco, Parigi, Berlino, Marsiglia e Milano»: poi, però, «quando ho visto» che nel locale di Milano «avevano messo all’asta la ragazza» rapita, «l’ho liberata perché non sono d’accordo con queste cose. Le mail del riscatto partire dal mio computer? Le ho scritte io ma obbligato dai romeni».

lukas pawel herba
La modella rapita e chiusa nella valigia da Lukas Pawel Herba (Corriere della Sera, 6 agosto 2017)

Ma a rendere meno praticabile l’ipotesi della mitomania c’è il racconto della rapita. La ragazza era stata attirata a Milano con il pretesto di un servizio fotografico. Invece è stata narcotizzata da due uomini e portata in un casolare di montagna a Lemie (nel Torinese,verso il confine con la Francia).

I complici del Black Death Group

La ragazza riferisce che durante il trasporto le è stata data dell’acqua da “uno degli incappucciati”, quindi si tende a pensare che a gestire il sequestro fosse più di una persona. l’organizzazione criminale sul deep web scandagliata nel 2016 da un rapporto Europol pare essere stata creata da Herba: i materiali erano stati prodotti proprio dai computer del polacco arrestato il 17 luglio mentre, lasciando andare l’ostaggio, la riaccompagnava vicino al consolato.
modella inglese black death deep web
Anche la testimonianza della ragazza non aiuta da questo punto di vista:

«Dopo qualche minuto è risalito nella camera un uomo a viso scoperto» (il polacco, ndr) «e mi ha detto in inglese che nel frattempo al telefono il loro capo era furioso in quanto loro avevano preso la persona sbagliata. Io non dovevo essere presa perché il capo aveva visto sul mio profilo Instagram alcune foto da cui era evidente che io sono una mamma con un bambino piccolo, e questo era contro le regole dell’organizzazione che sul deep web tratta a pagamento una serie di crimini,dalla droga agli omicidi: per le ragazze rapite la cifra di asta partirebbe da 300.000 dollari» in bitcoin.
L’uomo che le parla si fa chiamare MD, a suo dire livello gerarchico«12 su 20» nella gang: «Nonostante fosse contrariato per il mio sequestro, mi ha spiegato che questa prigionia non poteva cessare perché nel frattempo l’organizzazione aveva pubblicato nel deep web due foto scattatemi poco dopo l’aggressione mentre ero incosciente, mostrandomene l’avvenuta pubblicazione su un sito riconducibile ai Black Death: le foto certificavano il fatto che io fossi nelle mani dell’organizzazione, e già alcuni utenti avevano espresso interesse per la mia vendita. Preciso che MD non mi ha mai molestato sessualmente perché l’organizzazione punisce severamente i suoi membri che toccano le ragazze destinate alla vendita all’asta. MD mi ha chiesto di fornirgli tre nomi di persone abbienti da me conosciute in grado di fornire 50.000 euro entro un mese» dal rilascio, «cosa che io ho fatto».

Ma soprattutto, a stonare è il racconto del polacco: «Mi ha detto — racconta la giovane — che solo lui negli ultimi 5 anni aveva guadagnato oltre 15 milioni di euro. Mi ha spiegato che tutte le ragazze sono destinate ai Paesi arabi, che quando l’acquirente si è stancato della ragazza comprata all’asta la può regalare ad altre persone, e che quando non è più di interesse viene data “in pasto alle tigri”». Difficile che chi ha messo da parte 15 milioni di euro abbia ancora voglia di rischiare l’arresto in prima persona sequestrando una donna e tenendola prigioniera per una settimana.