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Luigi Ferrara: il presidente di Consip indagato per false informazioni ai PM

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Secondo quanto si apprende da ambienti parlamentari, il presidente della Consip Luigi Ferrara, da ieri dimissionario insieme alla consigliera Marialaura Ferrigno, risulta indagato dalla Procura di Roma per il reato di “false informazioni ai Pm”. Sempre secondo quanto si apprende, l’esponente della Consip, venerdì scorso durante il suo colloquio con i magistrati che lo avevano convocato in qualità di testimone, avrebbe ritrattato quanto dichiarato in precedenza. Da qui la sua iscrizione nel registro degli indagati.

Il presidente di Consip indagato per false informazioni ai PM

Ieri Ferrara si era dimesso insieme a Ferrigno su invito del ministero del Tesoro per far decadere il consiglio di amministrazione e consentire così la defenestrazione di Luigi Marroni, che invece non è indagato nel caso CONSIP ma è il testimone chiave per le accuse nei confronti, tra gli altri, di Luca Lotti. L’interrogatorio di Ferrara, venerdì scorso, era durato circa un’ora e mezza. I magistrati lo avevano convocato come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sulla fuga di notizie relativa all’indagine sui vertici della centrale di acquisti della pubblica amministrazione. Ferrara, secondo quanto affermato dall’amministratore delegato di Consip Luigi Marroni, aveva raccontato di aver saputo dell’inchiesta dal comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette.
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Stamattina Pier Carlo Padoan aveva sostenuto che le dimissioni di Ferrara e dell’altra consigliera erano dipese dalla mozione in Senato che è stata calendarizzata la settimana prossima, promossa dai senatori di IDEA ma firmata anche da alcuni del Partito Democratico: “Ribadisco che si sono dimessi per non indebolire il lavoro prezioso di Consip. Quello che ha accelerato la situazione è la legittima mozione del Parlamento. Quindi venendo incontro al segnale politico, ma ribadendo la difesa di Consip è stato deciso da parte del Mef di accelerare il ricambio”. A quanto pare Marroni non ha intenzione di lasciare. «Non mi sono dimesso e non ho intenzione di dimettermi. Se proprio vogliono mandarmi via, mi devono cacciare», avrebbe detto ieri secondo Lorenzo Salvia, che ne ha parlato sul Corriere della Sera. Marroni è il teste che nelle settimane scorse alla procura di Roma ha confermato le sue accuse nei confronti di Luca Lotti ed altri durante l’interrogatorio reso alla procura di Roma. La scelta dei Democratici, che ieri hanno formalizzato un testo, è stata letta come un tentativo di salvare proprio il ministro Lotti scaricando invece l’ad Marroni. Secondo quanto viene riferito, però, il governo, e in particolare il ministero dell’Economia, avrebbe scelto di far saltare il Consiglio di amministrazione della società innanzitutto per garantire il buon nome dell’azienda: se fosse così, non si capisce allora perché abbiano agito ora e non tre mesi fa, quando il buon nome dell’azienda era allo stesso modo a rischio.

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