Economia

La ricapitalizzazione dello Stato in arrivo per il Monte dei Paschi di Siena

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Dopo la lettera della Banca Centrale Europea è in arrivo lo «scudo» per il Monte dei Paschi di Siena. Ieri la richiesta da parte di Francoforte di alleggerire i non performing loans da 24,2 a 14,6 miliardi entro il 2018 ha fatto crollare il titolo del Paschi in Borsa, e Siena si è trascinata dietro l’intero settore del credito italiano. L’opzione di dimezzare la ratio al 20% mostra la necessità di capitale per circa quattro miliardi di euro. E il tutto si va a incastrare perfettamente con le necessità del settore, sulle quali trattano già da tempo governo e Commissione Europea. Il compromesso potrebbe cadere sulla conversione dei titolari di bond subordinati in azionisti. Bruxelles potrebbe cedere risparmiando gli investitori retail, in sostanza i risparmiatori, mentre l’Italia punterebbe a una esenzione tout cour anche per quelli istituzionali, come i fondi. In ballo ci sono le obbligazioni subordinate, che già hanno tremato dopo la risoluzione delle 4 banche di novembre e che, secondo le regole europee, non potrebbero non partecipare in qualche modo a un eventuale aumento di capitale sostenuto dallo Stato.

Lo «scudo» in arrivo per il Monte dei Paschi di Siena

Ma il primo nodo da sciogliere sarà il Paschi. Perché, spiega oggi il Sole 24 Ore, da un lato bisogna trovare lo schema che consenta di iniettare risorse pubbliche, e dall’altro evitare il muro contro muro con la Commissione europea, la Germania rigorista e la Bce. «L’ipotesi più probabile al momento è quella della ricapitalizzazione precauzionale a carico dello Stato – direttamente o magari attraverso Cdp – e collegata agli stress test, espressamente prevista dall’articolo 32 della direttiva Brrd: la norma va interpretata ma uno spiraglio pare esserci, comunque più ampio rispetto ad alternative quali la sospensione del bail-in o le garanzie pubbliche anche sulle tranche junior dei titoli derivanti da cartolarizzazioni. Oggi, si diceva, il Monte vale meno di un miliardo: una ricapitalizzazione, nei fatti, è destinata a consegnare allo Stato, o a chi per esso, la banca». Come ricapitalizzare? Lo spiega Isabella Bufacchi:

Per fare pulizia nei bilanci delle banche oberate dai crediti deteriorati, per rimuovere il fardello dei non-performing loans e per far spazio a nuovi prestiti a sostegno dell’economia, per iniettare capitale negli istituti
bancari sottopatrimonializzati, la strada maestra percorribile e tollerata dalle norme europee è quella della ricapitalizzazione precauzionale a carico dello Stato e collegata agli stress test. […] Il percorso che sarebbe stato individuato al momento, e che potrebbe essere messo in atto proprio in occasione degli stress test dell’Eba con esito reso noto il 29 luglio, prevede dunque una serie di tappe.
Nel caso in cui una banca dovesse trovarsi nella condizione di dover effettuare un aumento di capitale per rafforzarsi o cedere i NPLs a prezzi di mercato – e quindi accollandosi una perdita maggiore degli accantonamenti fatti finora – , la ricapitalizzazione che sarebbe coperta in due tappe: l’aumento di capitale prima di tutto va fatto con ricorso sul mercato, con lo Stato che interviene parzialmente per coprire la parte lasciata scoperta dal mercato.
La ricapitalizzazione a carico dello Stato sarebbe a questo punto “precauzionale” perchè il mercato deve saperlo per tempo, deve avere la certezza e la sicurezza che l’intervento pubblico c’è ed è tollerato dalla normativa. Questo è uno snodo fondamentale, in questo tortuoso percorso, perchè l’aumento di capitale sottoscritto dal mercato ha successo se effettuato con il conforto della rete di sicurezza pubblica o comunque con un esito prevedibile. Solo così la speculazione, quella che precede e anticipa i risultati degli stress test, può essere disincentivata.

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Le sofferenze bancarie (Il Sole 24 Ore, 5 luglio 2016)

Che l’aiuto pubblico possa essere utile lo dice anche Ignazio Angeloni, che è membro del consiglio di sorveglianza Bce, all’agenzia di stampa ANSA: “propriamente regolamentato e controllato, è una componente fondamentale di un sistema bancario ben strutturato”; gli aiuti pubblici – ha aggiunto – devono essere usati “con moderazione, non più del necessario ma neanche meno” Gli investitori però hanno fatto orecchie da mercante, condizionati anche da una nota di Fitch, secondo cui “le azioni del Governo italiano per rafforzare la capitalizzazione delle banche utilizzando fondi pubblici evidenziano la pressione sul settore bancario legata alla scarsa qualità degli asset“. E poi la constatazione degli analisti dell’Agenzia di rating che “la volatilità dei mercati che ha seguito il referendum sulla Brexit ha colpito in modo particolarmente duro il comparto italiano perché è uno dei più deboli in Europa”, con “debole redditività e generazione di capitale interna”.
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L’apertura del Financial Times sulle banche italiane (5 luglio 2016)

Il Financial Times e le banche italiane

Intanto il Financial Times, il più importante quotidiano finanziario europeo, apre in prima pagina, sia sull’edizione cartacea sia sul sito internet, con la crescente preoccupazione sui mercati per le banche italiane. Ieri in Borsa il Monte dei Paschi di Siena e’ crollato del 13% ai minimi storici a seguito della richiesta della banca centrale europea di ridurre in tre anni le sofferenze nette dagli attuali 24,2 miliardi a 14,6 miliardi entro la fine del 2018. “Dopo il crollo nella capitalizzazione quest’anno – si legge nell’articolo – i banchieri prevedono che al Monte dei Paschi possa essere richiesto un aumento di capitale in una situazione che sarebbe difficile per la banca”. Ma la preoccupazione dei mercati si allarga oltre l’istituto senese. “A differenza della Spagna e dell’Irlanda, che furono obbligate ad accettare programmi di salvataggio internazionali quando si rivelarono incapaci di finanziare pulizie multimiliardarie dei rispettivi settori bancari al picco della crisi dell’eurozona, l’Italia – sottolinea il Financial Times –non ha mai condotto una revisione radicale delle sue istituzioni finanziarie“. E ora “i dirigenti dell’eurozona – si legge ancora – stanno cominciando a preoccuparsi del fatto che le banche italiane potrebbero emergere come l’anello debole nello sforzo, in corso da sei anni, di puntellare la moneta unica europe. La tempesta scatenata dal voto britannico per lasciare la Ue ha sottolineato queste preoccupazioni riportando i riflettori sulle fondamenta ancora incomplete dell’eurozona”. Il Financial Times ribadisce, dopo averlo gia’ scritto lunedi’, che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha inziato a valutare la possibilita’ di aggirare le nuove regole europee sui salvataggi bancari (bail in, ndr) per salvare il settore bancario con fondi pubblici. “Renzi – conclude l’articolo del Ft – spera di trovare una soluzione di mercato con le banche italiane. Atlante sta per lanciare un fondo sulle sofferenze bancarie nei prossimi giorni che si concentrera’ sull’acquisto dei crediti in sofferenza del Monte dei Paschi per un prezzo vicino ai valori di libro, secondo quanto anticipano alcuni banchieri. E come ultima istanza l’Italia potrebbe decidere di iniettare miliardi di euro nelle sue banche per evitare una crisi sistemica sfodando la Ue, dicono fonti vicine ai pensieri del governo”.