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Le mail della Fondazione Open per le norme "gradite" ai finanziatori

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Alberto Bianchi, ex presidente della Fondazione Open iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di finanziamento illecito ai partiti, scriveva a Palazzo Chigi inviando  emendamenti e progetti di investimento. Ma anche, scrive oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, mail sugli interventi sollecitati dagli imprenditori che avevano accettato di finanziare la fondazione. Sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza durante le perquisizioni ordinate dalla Procura di Firenze. E rappresentano uno degli elementi di accusa contro lo stesso Bianchi, ma anche contro Marco Carrai, l’altro componente del «giglio magico» indagato.

Le mail della Fondazione Open

Le mail della Fondazione Open sono agli atti del tribunale del riesame e svelano il ruolo avuto dai suoi protagonisti, compreso Luca Lotti che faceva parte del consiglio di amministrazione.

Secondo i magistrati la fondazione nata per sostenere l’attività politica di Renzi, agiva in realtà come «articolazione di un partito politico» e avrebbe favorito gli interessi di chi — tra il 2012 e il 2018 — accettò di versare contributi economici. È il decreto di sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza il 26 novembre scorso a are conto di quanto trovato negli uffici di Bianchi. Al «punto 24, fascicolo rosso» è allegata la descrizione dei documenti.

E tra l’altro è annotato:«Cartellina bianca intestata “Sblocca Italia emendam”contenente una mail del 25 settembre 2014 inviata dalla segreteria studio Alberto Bianchi e diretta a a.manzione@governo.it avente ad oggetto“emendamento” e come allegato “proposta di emendamento dl sblocca Italia” e lo schema decreto legge misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico per la ripresa delle attività produttive».

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Le mail della Fondazione Open (Corriere della Sera, 13 dicembre 2019)

La destinataria è Antonella Manzione, capo dei vigili urbani di Firenze che Renzi decise di portare a Palazzo Chigi e nominò responsabile dell’ufficio Affari legislativi. Nello stesso faldone è stata rinvenuta copia di un’altra mail «del 14 aprile 2014 inviata da segreteria studio Alberto Bianchi a luca@matteorenzi.it avente ad oggetto F&B Italiano, dal cui testo si evince che Alberto Bianchi gira una mail di Scordamaglia».

Il riferimento è a Luigi Scordamaglia, uno degli imprenditori diventati finanziatori della fondazione. Gli investigatori stanno adesso esaminando le agende, i bilanci e tutti gli altri allegati alla posta elettronica —alcuni contrassegnati dalla dicitura «Riservato» — proprio per ricostruire i flussi finanziari e le eventuali contropartite.

Valentina Errante scrive sul Messaggero che l’indagine distingue tre categorie di donatori: i politici, che poi otterranno incarichi nel governo, le persone fisiche e le società.

Ma per l’aggiunto Luca Turco e il sostituto Antonino Nastasi, che hanno iscritto anche Marco Carrai, manager e amico personale dell’ex premier per finanziamento illecito, non tutti i donatori sarebbero uguali. Alcuni avrebbero aggirato le “regole” pagando parcelle allo stesso Bianchi, nella veste di avvocato, che poi trasferiva i soldi a Open, come dimostrerebbe un documento inviato nel settembre 2016 dallo stesso presidente della Fondazione all’ex ministro Luca Lotti.

Ma poi il legale sarebbe intervenuto per agevolare i propri clienti con il governo, come sarebbe accaduto con il gruppo Toto. Altri, oltre a disporre bonifici a favore della fondazione, avrebbero finanziato le società di Carrai, in Italia e all’estero. E il sospetto che fosse un altro modo per veicolare altri soldi.

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