Economia

La legge di bilancio 2018: una manovra immobile

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Oltre tre quarti della manovra da 20 miliardi varata ieri dal Consiglio dei ministri finiscono per sterilizzare l’aumento dell’Iva che altrimenti sarebbe scattato dal 2018. Altri due miliardi se ne vanno in aumenti per gli statali. Per questo, scrive oggi Francesco Manacorda su Repubblica, il governo pare aver rinunciato a fare politica: ha evitato di indirizzare con decisione le (scarsissime) risorse verso un solo obiettivo e ha preferito una versione ridotta del solito rito redistributivo-consociativo. Pressato dai vincoli, certo, come del resto tutti gli ultimi governi di questi anni. Ma anche in difficoltà a causa di una maggioranza sempre più fragile che sta andando in frantumi con la legge elettorale e che non garantirebbe nulla in caso di operazioni più acrobatiche.

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La legge di bilancio 2018, i saldi (La Repubblica, 17 ottobre 2017)

Per questo alla fine Gentiloni, dopo aver portato avanti una trattativa per un anno sull’aumento-adeguamento dell’età pensionabile ai parametri dell’ISTAT che riguarda 60mila persone, ieri ha gettato la spugna e deciso di lasciare tutto com’è anche se i sindacati hanno promesso battaglia.

Sul lato delle entrate c’è il sempreverde capitolo della lotta all’evasione e una ennesima rottamazione delle cartelle esattoriali, che somiglia molto a un condono. Sulla spesa capitoli frammentati e di entità risibile, per coprire esigenze che vanno dall’occupazione giovanile alle politiche per il Sud, dalla lotta alla povertà agli ammortamenti per chi investe in macchinari; fino agli sgravi per la ristrutturazione di terrazzi e giardini che innescheranno l’ola dei florovivaisti ma che non paiono destinati a risolvere i mali italiani.

Gli sgravi per i neoassunti richiesti dalla Confindustria alla fine non sono arrivati, e questo nonostante il governo abbia indicato come priorità combattere la disoccupazione giovanile.

Il governo Gentiloni ha invece scelto di non scegliere. Per i forti vincoli esterni, ma anche per non turbare gli equilibri di una maggioranza instabile che in contemporanea alla legge di Bilancio dovrà far passare anche la nuova legge elettorale. Così, mentre il microcosmo alfaniano gioisce per l’assenza di nuove tasse, i dissidenti di Mdp protestano, ma sperano anche che nella discussione parlamentare ci sia spazio per una misura che sostengono come l’abolizione dei superticket. Un po’ per uno, poco per tutti. Padoan può ben dire di aver sventato assalti alla diligenza, ma perché la diligenza è un carretto che non può fare molta strada né sopportare carichi pesanti, come quello di un rilancio della ripresa.

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