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L'Italia e Roma nel mirino dell'ISIS: cosa c'è di vero

isis

Angelino Alfano ha lanciato ieri l’allarme in Parlamento: l’Italia e Roma sono nel mirino dei terroristi dell’Isis. Secondo il ministro dell’Interno le fonti di pericolo maggiori sono le cellule terroristiche dormienti e i reduci dal fronte siriano-iracheno: entrambe queste entità potrebbero voler continuare l’attività jihadista nei paesi che li ospitano, secondo la cosiddetta strategia dei mille tagli. Spiega La Stampa:

Sarebbero quarantotto i combattenti partiti dall’Italia per combattere la Guerra Santa sotto le bandiere islamiste inSiria e in Iraq. I più erano immigrati transitati da noi per qualche tempo. Due quelli con passaporto italiano (uno il genovese Giuliano Delnevo, convertitosi all’Islam e deceduto in combattimento nei pressi di Aleppo, l’altro un marocchino naturalizzato). Vengono tutti seguiti dai nostri servizi segreti,nei limiti del possibile, e attesial varco. Una decina, comunque,sarebbe già morta negliscontri.

Cosa c’è di vero nell’allarme? Di certo è necessario prima analizzare le mosse degli ultimi anni in politica estera e, specificatamente, sull’argomento.
 
«LE VERITÀ CHE ALFANO VUOLE NASCONDERCI»
Ed è Gian Micalessin sul Giornale che oggi ci spiega che i pericoli attuali vengono da lontano. Ovvero, da quando, nel 2011, la Siria si infiamma sull’onda delle primavere arabe e l’Occidente sostiene apertamente i ribelli e condanna Bashar Al Assad. Il 13 maggio 2012, spiega Micalessin, il ministro degli Esteri Giulio Terzi riceve alla Farnesina il presidente del Consiglio Nazionale Siriano Bourhan Ghalioun, capo dei ribelli finanziati dal Qatar e da Al Qaeda:

La frittata, a quel punto,è fatta. Da Roma a Londra,da Parigi a Bruxelles i servizi segreti adottano la linea dettata dalla politica e abbassano la guardia. Anzi scelgono di chiudere un occhio,o anche due, sulla transumanza dei volontari islamisti impegnatia raggiungere le retrovie, turche e giordane, del jihadismo armato.Per restare a casa nostra pensate al caso, denunciato dal Giornale, del signor Haisam Sakhanh l’elettricista di Cologno Monzese ripreso in un filmato dell’aprile 2013, poi diffuso dal New York Times,mentre partecipa al massacro di un gruppo di prigionieri. Oggi la procura di Milano indaga su di lui,ma quando – a febbraio 2012-l’apprendista massacratore vien earrestato al termine di un vero e proprio assalto all’ambasciata siriana di Roma la magistratura è velocissima nel rimetterlo in libertà. E quando, mesi dopo, Haisam decide di partire per la Turchia e raggiungere i compagni d’armi già al lavoro nella provincia siriana di Idlib,è la nostra intelligence a far finta di non sapere e non vedere. Del resto, a quel tempo,così facevan tutti.

La Stampa invece fa il punto sulle cellule italiane:

Da oltre un anno alcune procure del Paese – grazie all’attività della polizia dell’anti terrorismo e dei carabinieri del Ros – stanno investigando sull’effettivo coinvolgimento di giovani disponibili ad andare a combattere in Siria.E in tre città esistono già alcuni indagati. Cinque sono quelli perseguiti dalla procura di Venezia con l’accusa di essere reclutatori dei jihadisti. Nel Veneto, peraltro, sono concentrati gruppi estremisti tra Belluno, Treviso e Pordenone. Quattro persone indagate a Milano e altre quattro a Genova.Il caso più noto è quello del genovese Giuliano Delnevo – convertitosi all’islamismo al punto da prendere anche il nome di Ibrahim – morto nel giugno 2013 in Siria. Tra gli altri tre uomini iscritti nel registro degli indagati nel capoluogo ligure c’è anche un suo amico, Umar Lazzaro,che però ha preso le distanze da Delnevo,si è rifiutato di andare in guerra nel nome dell’Internazionale islamica e sta collaborando con gli inquirenti.Dovrebbe essere interrogato nelle prossime settimane e dalle sue rivelazioni potrebbero emergere elementi utili per le inchieste dei nostri 007. Di nazionalità marocchina sono invece gli altri due indagati dai magistrati genovesi, di cui però non si sa più assolutamente nulla.


COSA PROPONE IL GOVERNO

Ecco invece le proposte del governo emerse ieri nel discorso di Alfano:

Ebbene, il governo italiano ha allo studio due modifiche:estendere le misure di prevenzione del codice antimafia anche all’ «aspirante miliziano» jihaidista così da potergli applicarela sorveglianza speciale con obbligo di dimora o altre misure come il ritiro del passaporto;creare un reato ad hoc, fino ad oggi non previsto dal codice penale, che consenta di perseguirenon solo il reclutatore di terroristi ma anche il «lupo solitario» reclutato e non appartenente ad alcuna associazione di stampo terroristico. «Il lungocammino dei diritti e dell’umanitàverso la democrazia non si èancora concluso – ha detto il ministroconcludendo il suo interventoprima alla Camera e poi alSenato – Di fronte a queste formedi terrorismo tornano attualile parole di Roosvelt sulla libertàdi parola, di credo, dal bisognoe dalla paura, che coincidecon la sicurezza».

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IL PIANO DI OBAMA
Nel frattempo stasera Barack Obama parlerà alla nazione e cercherà di convincere gli americani della necessita’ di una vasta offensiva, anche militare, contro la minaccia jihadista in Iraq e in Siria. Senza pero’ trascinare l’America in una nuova guerra. “No boots on the ground”, nessuno invio di truppe, dunque. Indiscrezioni sul discorso per ora non trapelano, ma è probabile che questa frase Obama la ripeterà più volte guardando fisso nelle telecamere, sapendo di rivolgersi a un’opinione pubblica stufa di oltre un decennio di guerre, a partire da quella in Afghanistan iniziata all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001. Avanti invece con i bombardamenti aerei per agevolare il compito delle forze irachene, curde e sunnite che combattono l’esercito dello stato islamico sul campo. E avanti con la creazione di un’ampia colazione internazionale che sia in grado di aggredire e indebolire l’influenza dell’Isis agendo su piu’ fronti. Col segretario di Stato, John Kerry, partito per un’offensiva diplomatica in Medio Oriente dove incontrerà i ministri degli esteri di Egitto, Giordania Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Kuwait, Barhein e Oman. Confortano la Casa Bianca gli ultimi sondaggi, che mostrano come il consenso verso i bombardamenti aerei in Iraq e Siria sia decisamente aumentato rispetto solo a qualche settimana fa. Complice, probabilmente, anche l’orrore per i video con cui l’Isis ha mostrato la decapitazione dei due reporter americani James Foley e Steven Sotloff. Mentre la popolarità di Obama rimane ai minimi di sempre, con la gran parte degli americani che non lo vede come un leader forte. E che critica una politica estera troppo cauta e, per molti, fallimentare.
 
…E IL CONGRESSO DIVISO
Ma il presidente – come scrive il New York Times – deve fare i conti con un Congresso diviso. Molti vorrebbero arrivare a un voto che autorizzi l’uso della forza. I leader delle due camere – che Obama ha ricevuto nello Studio Ovale per illustrare nel dettaglio il suo piano – non sono invece del tutto convinti che questa sia la strada giusta: vorrebbero evitare un voto che potrebbe avere conseguenze imprevedibili a otto settimane dalle elezioni di midterm, quelle di meta’ mandato, in programma il 4 novembre. Intanto Obama lunedi’ sera ha sottoposto il piano anti-Isis anche a diversi esperti di politica estera, invitati a cena alla Casa Bianca, per raccogliere giudizi e suggerimenti. Attorno al tavolo anche alcuni stretti consiglieri di tre ex presidenti – George Bush, Bill Clinton e Jimmy Carter – che lavorarono rispettivamente ai piani della guerra in Iraq, a quelli del conflitto in Kosovo e alla crisi degli ostaggi americani in Iran. Proprio alcuni partecipanti a questo meeting avrebbero fatto trapelare le indiscrezioni sulla volonta’ del presidente di avviare al piu’ presto raid aerei anche sulle roccaforti jihadiste in Siria.

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