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Sorpresa! C’è un’inchiesta sulla direttiva anti-Ong di Salvini

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Ad aprile Matteo Salvini parlando dei 64 migranti soccorsi dalla Ong tedesca Sea Eye aveva augurato loro “buon viaggio” verso Berlino. Porti chiusi per le persone a bordo della nave “Alan Kurdi” che aveva fatto richiesta di ottenere un porto sicuro per lo sbarco dei naufraghi, tra i quali c’erano 10 donne e sei bambini, uno dei quali di appena 11 mesi. Il Ministro dell’Interno aveva deciso di tenere la linea dura, “diffidando” la Ong dall’entrare in acque italiane e scrivendo che l’operazione di soccorso aveva messo a rischio delle vite umane.

Salvini e il “passaggio non inoffensivo” della Alan Kurdi

«Nave battente bandiera tedesca, Ong tedesca, armatore tedesco e capitano di Amburgo. È intervenuta in acque libiche e chiede un porto sicuro. Bene, vada ad Amburgo», così Salvini liquidava la vicenda. Non prima di aver emanato una direttiva – datata 4 aprile – nella quale «un’eventuale transito dell’imbarcazione “Alan Kurdi” nell’area marittima di competenza italiana in violazione delle disposizioni in materia di immigrazione» veniva descritto come un «passaggio “non inoffensivo”» capace di pregiudicare e mettere a rischio «il buon ordine e la sicurezza dello Stato costiero».

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In poche parole il Ministero metteva nero su bianco come le navi delle Ong, ed in particolare la Alan Kurdi, dovessero essere equiparate se non ha vascelli da guerra almeno ad imbarcazioni “pericolose” e appunto non inoffensive.

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«Un’eventuale condotta di navigazione verso l’Italia posta in essere dal Comandante della “Alan Kurdi” – si leggeva nella direttiva del Viminale – risulterebbe, pertanto essere finalizzata al trasferimento sul territorio italiano di migranti irregolari con modalità improprie, in violazione della normativa internazionale sul diritto del mare e, quindi, in maniera pregiudizievole per il buon ordine e la sicurezza dello Stato». In pratica il vascello umanitario “non inoffensivo” veniva accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver soccorso in mare delle persone in difficoltà.

L’inchiesta di Agrigento sulla Direttiva del Viminale

Dopo qualche ora Salvini fece un parziale dietrofront, consentendo lo sbarco a donne e bambini, che però si rifiutarono di scendere. Ma in questo modo probabilmente il ministro ha smentito sé stesso visto che di fatto acconsentiva al “trasferimento sul territorio italiano di migranti irregolari con modalità improprie”. Quella direttiva, che non solo chiudeva i porti ma anche le acque nazionali italiane, è però diventata oggetto delle attenzioni della magistratura.

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Secondo Avvenire infatti la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento ha aperto un’inchiesta sulla direttiva “anti-Sea Eye”. A confermarlo il diniego del Viminale ad una richiesta di accesso agli atti sulla vicenda.  La Direzione centrale per l’Immigrazione fa infatti sapere che i documenti riguardanti il caso dello sbarco negato alla Alan Kurdi «risultano essere oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento». A condurre le indagini ci sarebbe il procuratore Luigi Patronaggio, il pm che per primo si era mosso in merito al presunto sequestro di persona relativo al caso Diciotti (quello per cui Salvini venne salvato dal M5S al Senato).

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E la vicenda potrebbe non limitarsi alla Alan Kurdi perché anche nella direttiva del 15 maggio sulla Sea Watch 3 (ancora in attesa di un porto sicuro) il Viminale definisce come “non inoffensivo” il passaggio della nave della Ong in acque italiane. A bordo della Sea Watch 3 ci sono 65 persone tra cui 11 donne, 15 minori di cui 8 non accompagnati, 3 bambini e 2 neonati. Il Ministro potrebbe spiegare in basi a quali informazioni in suo possesso l’arrivo di 65 persone pregiudicherebbe il buon ordine dello Stato. Fatto salvo ovviamente il caso in cui ad aizzare i cittadini italiani contro i migranti sia proprio il partito di Salvini.

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