Economia

«Renzi, la politica delle tasse è sbagliata»

Ferdinando Giugliano su Repubblica di oggi critica la politica fiscale del governo Renzi e sulla composizione della tassazione, che a suo parere si è concentrata su misure che dovrebbero far ripartire i consumi ma che puntualmente invece finiscono per giovare ai prodotti importati – che vengono acquistati dai consumatori al posto di quelli italiani – oppure tornano a essere risparmiati per favorire la ristorazione del risparmio eroso durante la crisi:

Anche sulla composizione della tassazione c’è molto da fare. A Palazzo Chigi negli ultimi mesi ci si è appassionati a misure di incerta efficacia come il taglio delle tasse sulla casa o i bonus fiscali destinati alle più disparate categorie di elettori. Ieri, poi, il viceministro all’economia Enrico Morando ha parlato di un possibile anticipo del taglio delle tasse sul reddito, che al momento il governo prevede in coincidenza con la scadenza elettorale del 2018, ma che potrebbe essere portato al 2017. Queste misure, che hanno l’obiettivo di far ripartire i consumi, sono poco adatte a un’economia che ha subito una vera devastazione del suo tessuto produttivo durante la crisi. Il rischio è che questi soldi finiscano per essere spesi in importazioni, beneficiando dunque aziende straniere, oppure messi in banca, come dimostra il recente aumento del tasso di risparmio degli italiani.

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L’ipotesi di riduzione del cuneo contributivo (La Repubblica, 29 febbraio 2016)

Spiega Giugliano che invece bisognerebbe preferibilmente ridurre il cuneo fiscale e rendere strutturali gli incentivi alle assunzioni, come consiglia anche Bankitalia.

Il governo dovrebbe invece spingere per ridurre il carico fiscale sulle imprese, come fatto, anche se in modo ancora timido, con l’abbassamento di Ires e Irap, e soprattutto per ridurre in modo strutturale il cuneo fiscale, che impedisce alle aziende di assumere quanto vorrebbero. Gli incentivi alle assunzioni introdotti l’anno scorso sembrano aver avuto un effetto positivo sull’occupazione, come riscontrato nella versione preliminare di un paper scritto da due ricercatori della Banca d’Italia.
Il governo, e in particolare il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, devono muoversi decisi per trasformare questa droga temporanea in una medicina permanente. Scegliere in maniera intelligente il tipo di misure fiscali da attuare ha un ulteriore vantaggio: fa costruire consenso a livello europeo. E se il governo italiano ha davvero, come ha detto in queste settimane, l’ambizione di riformare la governance e la politica economia dell’eurozona, la strada da imboccare è quella delle alleanze e della credibilità.

Stupisce che Giugliano indichi un percorso di incentivi all’occupazione tramite tagli fiscali ma senza una parola su investimenti e produttività, visto che il rischio di fare spesa pubblica con un pessimo moltiplicatore è una delle critiche più acute alla politica fiscale di Renzi.

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