Economia

I 30 miliardi in clausole IVA del governo Lega-M5S

Le clausole di salvaguardia sono un ricatto ai cittadini quando la Lega e il MoVimento 5 Stelle sono all’opposizione. Ma quando sono al governo costituiscono invece il modo migliore per far quadrare i conti nel 2020 e nel 2021 visto che nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza se ne trovano per un totale di 30 miliardi. Il Sole 24 Ore spiega oggi in un articolo a firma di Gianni Trovati che senza questo gancio, il deficit nominale salirebbe verso il 2,8% nel 2020 e si attesterebbe al 2,6% l’anno successivo. La stessa dinamica sarebbe seguita dal saldo strutturale, cioè il risultato che viene messo sotto esame a Bruxelles dopo aver “pulito” i conti dalle una tantum e dagli effetti del ciclo economico. Invece di rimanere piatto all’1,7% nel triennio, come indicato dal governo, andrebbe al 2,4% nel 2020 per raggiungere quota 2,5% nel 2021.

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Le clausole IVA del governo Lega-M5S (Il Sole 24 Ore, 10 ottobre 2018)

Rispetto ai governi precedenti, le clausole servono a evitare un aumento del disavanzo, nominale e strutturale, che moltiplicherebbe le incognite sui mercati e le obiezioni di Bruxelles. La NaDef in discussione alla Camera, però, ne promette l’eliminazione l’anno prossimo, quando il programma di stabilità 2019 dovrà definire gli «interventi di revisione della spesa corrente e di miglioramento della riscossione delle imposte» chiamati a sostituirle. Intanto è interessante ricordare i pronostici del governo sulla crescita e sull’impatto macroeconomico della manovra:

Si tratta di aggiungere sei decimali a un ritmo tendenziale del Pil che a regole invariate si fermerebbe a un +0,9%. La spinta, secondo i calcoli ministeriali, dovrebbe arrivare soprattutto dall’accoppiata fra reddito di cittadinanza e tagli fiscali (+0,34%), mentre lo stop alle clausole Iva dovrebbe portare poco più dei due decimali di Pil attesi dal rilancio degli investimenti pubblici.

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L’impatto macroeconomico della manovra (Il Sole 24 Ore, 10 ottobre 2018)

I rifinanziamenti («politiche invariate») dovrebbero assicurare un +0,17%, un +0,07% è atteso dagli incentivi agli investimenti privati mentre le coperture dovrebbero determinare una frenata dello 0,38% fra tagli di spesa (-0,23%) e maggiori entrate (-0,15%). Cifre troppo ambiziose per l’Upb, anche perché fra l’altro presuppongono un aumento del 16% degli investimenti rispetto al 2018 dopo anni di contrazione continua.

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