Economia

La Grecia ritorna sui mercati

alexis tsipras no euro

« La Grecia è tornata sui mercati » (η Ελλάδα ξαναγύρισε στις αγορές). Questi i titoli della stampa greca e mondiale il 5 marzo scorso. È proprio il termine ‘mercati’ ad essere interessante, perché in greco il mercato al quale qui si allude (quello finanziario- come pure quello del pesce), è l’agorà. La notizia era fino ancora a un anno fa ancora impensabile: il governo greco (dopo un saggio tecnico lo scorso anno) ha lanciato il 5 marzo un’asta dei suoi titoli decennali, raccogliendo circa 12 miliardi di euro. I rendimenti sono stati particolarmente bassi, più ancora di quanto previsto (si pensava ad un rendimento superiore al 4%), attestandosi invece al 3,9%, e addirittura al 3,7% sul mercato secondario. Per situare queste cifre, si ricordi che nel 2012, al punto più buio del secondo programma di “assistenza”, il tasso dei buoni decennali aveva superato il 36%. Il governo greco non sopravviveva, de facto, che tramite il finanziamento della troika, e il suo catastrofico correlato di misure d’austerità.

tsipras grecia

La Grecia ritorna sui mercati

La forbice si chiude con i titoli italiani, che sono ormai a meno di cento punti base da quelli greci (circa al 2,8% lo stesso giorno dell’asta di Atene), e già ampiamente superati da quelli del Portogallo (1,34%). Chi scrive è convinto che la modalità di finanziamento più sana per un governo è quella garantita dalla sua banca centrale (come prestatore di ultima istanza); ma dovendoci arrangiare con la BCE ed il suo bizzarro statuto -per non dire altro- si tratta di una buona notizia per la Grecia e il governo Tsipras. Queste cifre vogliono dire che la Grecia può raccogliere finanziamenti ad un tasso ragionevole, e quindi alimentare il suo funzionamento ordinario e gli investimenti senza dipendere totalmente dal benestare dei suoi creditori. La forte domanda è stata agevolata anche dalle note delle agenzie di valutazione, che avevano innalzato la settimana scorsa il loro giudizio sui titoli ateniesi di ben due gradini, da “B3” a “B1” (Moody’s, 1° marzo) .
Ma come sta andando in concreto l’economia greca? Qual è il bilancio del pesante compromesso accettato da Tsipras nel luglio 2015, e della fine del memorandum nell’agosto 2018? Cosa è riuscito davvero a fare Syriza in questi quattro anni? Insomma: ne è valsa la pena? Innanzitutto si può dire che la disoccupazione è diminuita costantemente sotto il governo Tsipras, che l’aveva trovata a più del 26% al momento di entrare in carica (gennaio 2015) e che si attesta 18% (dicembre 2018, dati ELSTAT pubblicati il 7 marzo). Il PIL ha ripreso a crescere, e si stima che pervenga a +1,9% sull’anno trascorso. Se Tsipras ha dovuto accettare più di una misura prociclica e ‘ideologica’ (privatizzazioni, riduzione della spesa pubblica, avanzi primari illogici con clausole di tagli automatici), il lungo lavorìo di questi mesi ha permesso di spostare significativamente il baricentro delle politiche economiche di Atene. Come lo stesso primo ministro greco ha ricordato in un recente intervento al comitato centrale di Syriza (3 marzo), la Grecia è riuscita “ad uscire dai memoranda mantenendo la società in piedi; ferita, tramortita, ma in piedi”. Si è data copertura sanitaria a 2 milioni e mezzo di greci, che ne erano stati privati dai governi di destra (Samaras aveva avuto l’idea geniale di sospenderla ai disoccupati); Syriza ha inoltre lanciato un piano di lotta alla povertà infantile, quasi raddoppiando i fondi statali per contrastarla (1,3 miliardi nel 2018 – l’Italia, con una popolazione cinque volte superiore, ha consacrato appena 1,75 miliardi al fondo povertà). Ha approvato un sussidio per l’affitto che copre 670mila cittadini, ha rilanciato le assunzioni nella pubblica istruzione (4mila nuovi insegnanti), e soprattutto ha aumentato il salario minimo dell’11% (650€ al mese, il salario mediano in Grecia è di 1400€), in vigore dal 1 febbraio.

grecia bambini

Il governo Tsipras ha inoltre cominciato a ristabilire le contrattazioni collettive, che la troika aveva imposto di abolire (II memorandum, 2012) e la cui reintroduzione ha a lungo tentato di impedire; nello scorso settembre sono state ripristinate quelle della marina mercantile, del settore turistico e del settore bancario. Grazie all’eccedente di bilancio del 2017 e del 2018, Tsipras è anche riuscito a ‘salvare’ le pensioni dagli ulteriori tagli che erano stati richiesti da FMI, BCE e Commissione Europea, contrariamente a quato convenuto nel 2016; ed è in discussione il dispositivo che permette di limitare i sequestri ipotecari sui crediti in sofferenza (punto sensibile, sul quale l’FMI sembra irritarsi). Recentissimo è poi l’accordo con l’Unione degli Armatori Greci (EEE), categoria storicamente esentasse e zona grigia estesissima della ricchezza greca. Dopo lunghi negoziati, Tsipras è riuscito ad imporre un prelievo del 10% sui profitti generati; leva certo insufficiente ma inedita, che dovrebbe portare circa 75 milioni di euro l’anno nelle casse dello Stato. Infine sul debito: la Grecia è riuscita ad ottenere (agosto 2018) una rimodulazione ed alcuni trasferimenti tra creditori, che equivalgono a circa il 22% del PIL, rispetto un montante totale del debito pari al 178% del PIL.  Ed infine, certo sul piano più simbolico che sostanziale, la Grecia ha ottenuto la restituzione di 4,8 miliardi di euro (che saranno erogati su quattro anni, e nel rispetto di alcune condizioni di bilancio) che la BCE e le banche centrali europee avevano guadagnato nel quadro del programma SMP (Securities Market Program). L’ultima linea di battaglia è quella degli impegni di bilancio: se Tsipras aveva accettato tatticamente degli avanzi primari di 3,5% fino al 2022, era evidente a tutti (Schauble e Lagarde compresi) che si trattasse di obbiettivi irrealistici a lungo termine e soprattutto depressivi. Il clima politico è oggi meno ostile a Tsipras (forse qualcuno avrà finalmente capito che i veri pericoli per l’Europa sono Salvini e Orbán, non certo Syriza) e la questione è tornata sul tavolo. Il ministro delle finanze Euclide Tsakalotos ha rilanciato qualche giorno fa l’idea di una riduzione attorno al 2 / 2,2%, non poi così lontano dall’1,5% a lungo proposto da Varoufakis. Il commissario europeo per l’economia, Pierre Moscovici, si è mostrato possibilista su una riduzione di questi vincoli: per il momento non è lecito saperne di più. Insomma, se la Grecia soffre ancora e profondamente i colpi di una crisi globale e di politiche economiche insensate (2010-2014), la tendenza è stata infine invertita. Il ciclo dei memoranda è per ora alle spalle, anche se le ferite sono profonde.

La sfida di Tsipras

La sfida per Syriza e per Tsipras è ora quella di riuscire a consolidare questa tendenza, e impedire alle lancette di ritornare indietro. Insidiosa è la concorrenza di Nuova Democrazia, che strizza l’occhio verso le frange fasciste, e ha recentemente dichiarato di voler instaurare, se tornasse al governo, un sistema pensionistico come quello di Pinochet (sic! – Costantino Karagounis, deputato di ND, 07/09/18 RadioNEWS 24/7) Lo spazio di manovra è ristretto, poiché le elezioni sono previste per l’autunno prossimo. Il problema per Tsipras è quello di ricostituire un fronte politico nuovo, capace di fornirgli almeno la prospettiva di una maggioranza parlamentare. Caduta l’alleanza con ANEL, Syriza ha lanciato un appello per un fronte progressista, sulla base del rifiuto del liberismo, per la difesa del mondo del lavoro, contro la destra e l’estrema destra. Se i resti della socialdemocrazia (l’ex Pasok) ed i centristi (Potami) hanno rifiutato qualsiasi prospettiva di collaborazione con Syriza, altri settori della società civile, delle associazioni, personalità autonome del paesaggio politico, hanno cominciato ad aggregarsi attorno a questo progetto. L’Agorà, il mercato sul quale la Grecia è tornata martedì, rimanda ad una omonimia beneaugurante. Si può leggere, nella tappa che conclude questi quattro anni, un fatto positivo ed emblematico. Essa segna un passaggio di più nel senso dell’iniziativa politica, contro i fatalismi del meccanicismo liberista. La Grecia ritorna all’agorà, dunque: ma nel senso che si riappropria dello spazio politico, civile, della piazza della discussione. Atene ci mostra che si deve e si può rimettere la politica, la polis, la civiltà democratica davanti alle pretese logiche finanziarie. Si può e si deve ridare a quella parola il suo più antico ed alto significato.

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