Economia

Il Giornale in sciopero e Silvio in ritirata (dalla politica)

giornale sciopero

Il Giornale della famiglia Berlusconi oggi è al primo sciopero della sua storia, proclamato all’unanimità contro i tagli imposti alla redazione. Una manovra lacrime e sangue che prevede di abbattere gli stipendi del 30% per tre anni: preludio — secondo i cronisti del quotidiano, citati oggi da Repubblica — alla resa di Berlusconi a Salvini e alla ritirata del Cavaliere e di Forza Italia dalla scena politica. Altro che controffensiva d’autunno.

“L’assemblea di redazione del Giornale ha deciso all’unanimità di scendere in sciopero contro il piano di tagli annunciato oggi dalla società editrice. Domani il quotidiano fondato da Indro Montanelli non sarà in edicola”: ha annunciato ieri una nota del cdr. “L’utilizzo dello strumento dei contratti di solidarietù, nella misura annunciata – sottolinea il comunicato -, è di una entità senza precedenti e incompatibile con la qualità del quotidiano. Lo sciopero immediato è una decisione sofferta ma inevitabile davanti ad un’azienda che non propone alcun piano di rilancio editoriale ma scarica sulle spalle dei redattori, cui vengono prospettati sacrifici intollerabili, il peso di una crisi che riguarda l’intero settore dell’editoria”.

Sallusti napolitano

“A mesi di richieste di chiarimenti sullo stato dei conti e sulle prospettive di rilancio si e’ risposto con dichiarazioni tranquillizzanti, clamorosamente smentite dall’annuncio odierno” e dunque “i giornalisti del Giornale – assicura il comitato di redazione – sono pronti a fare la loro parte ma certamente non nella misura abnorme ipotizzata dall’azienda. L’assemblea ha dato mandato al Cdr per la prosecuzione della trattativa decidendo fin d’ora, se necessarie, altre due giornate di sciopero”. Lo scenario che vede Silvio Berlusconi in ritirata con la dote lasciata a Matteo Salvini è confermato anche dalla Stampa:

La tentazione di Silvio si chiama partito unico. Un solo contenitore politico per il popolo di centrodestra. Tutti finalmente insieme Lega, Forza Italia e Giorgia Meloni. Una specie di secondo «predellino», dopo quello su cui l’ex premier salì nel 2007 per annunciare la nascita del Pdl. Pare che l’ex premier sia intenzionato a ragionarne con Salvini, quando i due si vedranno (l’incontro è ancora per aria).

Presto per dire come la prenderebbe Matteo, anche perché il suo partito è quattro volte quello di Berlusconi, non potrebbe trattarsi di fusione alla pari. Di fatto sarebbe un’annessione, pesce grosso che inghiotte il pesce piccolo. Oltretutto Salvini è interessato solo ai voti del Cav e, se si crede alle interpretazioni più maliziose, una Lega in bolletta neppure disdegnerebbe il supporto che potrebbe ricavare dall’uomo più facoltoso d’Italia.

Un po’ come avvenne ai tempi di Bossi. Di contro, Salvini non si accollerebbe mai la nomenklatura «azzurra» che disprezza, ben ricambiato. Ma questo sembra l’ultimo degli ostacoli, in quanto Berlusconi da sempre coltiva il sogno della palingenesi: azzerare il proprio partito per ricominciare daccapo, liberandosi delle facce sputtanate.

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