Economia

George Soros e l'Unione Europea da salvare

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In un intervento pubblicato oggi sul Corriere della Sera George Soros discute problemi e minacce all’Unione Europea e spiega che il Vecchio Continente può salvarsi solo con un’unione dal basso:

Prendiamo ad esempio la Brexit, che farà certamente danni incalcolabili da entrambe le parti. Occorre innanzitutto riconoscere, in seno all’Unione, che la Brexit è il primo passo verso la disintegrazione dell’Europa, e pertanto una proposta che vede tutti perdenti. Al contrario, rendere di nuovo interessante il progetto europeo potrebbe infondere nei cittadini, specie ai giovani, la speranza di un futuro migliore. Il mancato chiarimento del rapporto tra l’euro e l’Unione europea riflette un difetto di ben altra portata: l’idea che i vari stati membri possano muoversi a diverse velocità, ma sempre verso un’unica destinazione finale.
Tuttavia, un numero crescente di elettori si oppone all’idea di «un’unione sempre più stretta» e la respinge con forza.Sarebbe meglio abbandonare questo progetto e sostituire un’Europa «a più velocità» con un’Europa «a più corsie», che consenta agli stati membri di effettuare una più ampia gamma di scelte democratiche. Una mossa, questa, che avrebbe un effetto positivo di vasta portata. Sono fermamente convinto dell’importanza di questo impeto collettivo. Già si avvertivano i primi segnali di un cambiamento positivo con la secca sconfitta del nazionalista Geert Wilders nelle elezioni politiche in Olanda. E con Macron mi sento molto più fiducioso.

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Da La Verità del 04/05/2017: gli insulti a Soros

Soros parla specificatamente dell’Italia e dei movimenti che fanno “resistenza” dal basso all’Europa delle banche:

Il rilancio a favore dell’Europa potrebbe rivelarsi forte abbastanza da scongiurare la minaccia peggiore: la crisi bancaria e migratoria che vive oggi l’Italia. Trovo motivi di incoraggiamento soprattutto nei movimenti spontanei. Penso a «Pulse of Europe» che ha preso avvio a Francoforte a novembre; al movimento «Best for Britain»; come pure alla resistenza al partito Fidesz-Unione civica del primo ministro Viktor Orbán in Ungheria. La resistenza in Ungheria deve sembrare altrettanto scioccante per Orbán quanto sorprendente per me. Orbán ha tentato di impostare la sua linea politica come un conflitto personale ingaggiato con me. Ha voluto erigersi a difensore della sovranità ungherese, tacciandomi di speculatore monetario che sfrutta i suoi soldi per esercitare controllo sull’Ungheria, allo scopo di trarne vantaggi.
La verità invece è che ho l’orgoglio di dichiararmi fondatore della Central European University, che dopo 26 anni è nella classifica dei 50 migliori istituti al mondo nell’ambito delle scienze sociali. Con il mio sostegno finanziario, la Ceu ha difeso la sua libertà di insegnamento non solo dalle interferenze del governo ungherese, ma anche dal suo fondatore! Da questa esperienza ho tratto due lezioni: primo, non basta affidarsi alla legalità per difendere le società aperte, occorre anche combattere per quello in cui si crede. Secondo, ho imparato che la democrazia non può essere imposta dall’esterno, ma deve essere conquistata e difesa dai popoli. Ammiro il modo coraggioso con cui gli ungheresi hanno opposto resistenza alle menzogne e alla corruzione del regime di Orbán. Per concludere, anche se il cammino da percorrere si presenta irto di difficoltà, vedo con fiducia aprirsi una prospettiva non solo di sopravvivenza, ma anche di rinnovamento dell’Unione europea.

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