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I genitori della bambina non vaccinata che ha preso il tetano a Torino indagati

Nello scorso ottobre avevamo parlato della bimba non vaccinata che aveva contratto il tetano a Torino e dell’indagine aperta dalla procura sulla vicenda. La Stampa scrive oggi che la stessa Procura ha indagato i genitori della bambina di sette anni, italiana, ricoverata d’urgenza lo scorso ottobre all’ospedale Infantile Regina Margherita dopo avere contratto il tetano: contesta il reato di lesioni colpose.

bambina tetano torino
Domande e risposte sul tetano (La Repubblica, 9 ottobre 2017)

La procura dovrebbe nel frattempo aver accertato la presenza di documenti che certificano la convocazione dei genitori al centro di Igiene per tre volte, la loro mancata presenza, la segnalazione alle autorità e agli assistenti sociali e, in ultima istanza, la firma da parte della famiglia dell’accettazione di responsabilità per il mancata vaccinazione. Si calcola che siano almeno 30mila i bambini che ogni anno non fanno il vaccino contro il tetano, previsto tra il terzo e il sesto mese: la percentuale di copertura è del 93,7%, in calo rispetto al 96,6% di dieci anni fa. I casi di tetano sono una sessantina ogni anno, la percentuale di mortalità quando la malattia arriva ai polmoni è del 33%. Il padre della ragazzina aveva difeso la sua scelta in un’intervista rilasciata alla Stampa che era stata criticata dall’infettivologo Roberto Burioni su Facebook.

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Successivamente era stato accertato dall’ospedale che la bambina aveva preso davvero il tetano. In quell’occasione si scoprì che la piccola, come pure il suo fratellino, non erano mai stati vaccinati: né contro il tetano né contro altre malattie.

Nel fascicolo si contesta il reato di lesioni colpose. Nei prossimi giorni la Procura incaricherà un medico legale di chiarire alcuni punti su una vicenda evidentemente delicata. In particolare, si mira a stabilire se la diagnosi dei medici era esatta, il che pare fuori discussione, e se la bambina avrebbe potuto contrarre il tetano anche se fosse stata vaccinata, un altro quesito dalla risposta prevedibile. Non ultimo: si intende appurare se l’infezione, pur debellata, abbia lasciato conseguenze permanenti.

«Chiediamo che venga rispettata la nostra privacy e che la salute di mia figlia non venga utilizzata per la battaglia contro o a favore dei vaccini – aveva avvertito il padre -. Non siamo attivisti No Vax. Io e mia moglie crediamo che sul tema dei vaccini ci sia tanta disinformazione e che ognuno difenda le proprie posizioni, senza però dare risposte chiare ai cittadini. Abbiamo deciso di non vaccinare nostra figlia sette anni fa, quando è nata, non certo sulla scia delle polemiche che si registrano ormai da mesi. Ci siamo informati sugli effetti collaterali e abbiamo fatto le scelte che ritenevamo migliori e giuste».