Economia

Fipronil e aviaria: perché nei supermercati non si trovano più uova?

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Continua lo stato di attenzione sulla contaminazione da Fipronil delle uova. A fine ottobre in Italia sono state trovate tracce del pesticida vietato in alcune partite di uova prodotte nel nostro Paese. E sugli scaffali dei supermercati le uova iniziano a scarseggiare. La colpa però non è solo dell’antiparassitario utilizzato per disinfestare gli allevamenti ma anche per alcuni focolai di aviaria registrati in questi giorni nelle regioni del Nord Italia. Il Veneto è tra quelle più colpite.

Cos’è il Fipronil e come è finito nelle uova?

Dega16, un antiparassitario per galline ovaiole contenente Fipronil (il cui nome scientifico è fluocianobenpirazolo). Il Fipronil è un antiparassitario usato contro le pulci di cani e gatti. L’utilizzo nell’industria agroalimentare è però vietato a causa della sua blanda tossicità. Il Dega16 veniva venduto agli allevatori di galline per combattere l’infestazione da acaro rosso. Con ottimi risultati visto che si tratta di un disinfestante molto efficace. Il problema però è che il prodotto – attraverso la catena alimentare delle galline – finiva dentro alle uova che venivano messe in commercio.

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Fonte: Rapid Alert System for Food and Feed

Non si tratta di un prodotto particolarmente tossico (secondo l’OMS ad alte concentrazioni è pericoloso per fegato, reni e tiroide) ma il problema è che fino ad oltre sei mesi dal trattamento il Fipronil rimane nell’ambiente dove viene utilizzato. Il fattore di concentrazione (MRL) di Fipronil nelle uova per legge deve essere non superiore a 0,005 mg/kg. Il limite di tossicità acuta è pari a 0,72 mg/kg. Il caso è esploso ad agosto dopo che in Olanda e in Belgio si è scoperto che alcuni allevamenti stavano utilizzando il Dega16 e vendendo (ed esportando all’estero) uova contaminate.
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Fonte: Rapid Alert System for Food and Feed

A causa del notevole ritardo con cui si sono mosse le autorità belghe e olandesi, che inizialmente non hanno affrontato il problema con le dovute cautele e precauzioni, le uova sono state messe in commercio in almeno 15 stati europei. Fortunatamente il livello di contaminazione registrato non costituisce un rischio per la salute umana. Ciò non toglie, come ha rilevato Report nel servizio di Francesca Ronchin andato in onda il 6 novembre, che si tratti di una frode alimentare.

Le analisi sul Fipronil in Italia e la penuria di uova

Proprio a causa della sua persistenza ambientale ripulire gli ambienti dove è stato utilizzato il Fipronil è un lavoro molto lungo. Di conseguenza negli allevamenti dove è stato utilizzato non è possibile produrre uova. Anche in Italia i NAS hanno riscontrato la presenza di uova contaminate all’interno di alcuni allevamenti. Ed è di ieri l’avviso pubblicato dal  Rapid Alert System for Food and Feed (RASFF, il sistema di allerta europeo)  del ritrovamento di una partita di uova contaminate. L’analisi effettuata il 27 ottobre ha riscontrato la presenza del pesticida in alcune uova prodotte e distribuite in Italia.


Ed è questo uno dei motivi per cui nelle ultime due settimani molti consumatori hanno avuto difficoltà a trovare uova nei supermercati. A quanto pare – e stando quanto riferisce il Fatto Alimentare  – diverse catene di supermercati in tutta Italia hanno difficoltà di approvvigionamento. Di conseguenza gli scaffali del reparto uova rimangono vuoti, alcuni con un cartello per scusarsi del disagio. Solo la Coop ha spiegato ai clienti che la carenza di uova è dovuta al Fipronil e all’influenza aviaria. Anche a settembre sono stati rilevati episodi simili in alcuni supermercati e già ad agosto il Ministero della Salute aveva provveduto al richiamo di alcuni lotti. La questione quindi è tutt’altro che chiusa e secondo Assoavi è venuto a mancare il 10% della produzione di uova.

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Uova contaminate al fipronil, l’infografica (La Repubblica, 9 agosto 2017)

Anche perché alla vicenda Fipronil si è andata ad aggiungere l’influenza aviaria: negli ultimi giorni sono stati registrati focolai d’infezione in Veneto, Lombardia e Piemonte. Ovviamente non si tratta solo di allevamenti di galline ovaiole ma anche di polli e tacchini. Particolarmente grave la situazione in Veneto dove nel corso del 2017 ci sono stati 16 focolai e 18 abbattimenti preventivi, che hanno comportato l’eliminazione di oltre 254 mila capi (per l’85% tacchini).
Foto copertina via Twitter.com