Economia

Il Financial Times e la bufala della BCE che fa salire lo spread contro il governo Lega-M5S

Come al solito i politici che non vogliono prendersi le proprie responsabilità preferiscono scaricare la colpa sui “mercati finanziari” e sulla Banca Centrale Europea. A dar loro una mano (ironia della sorte) un articolo del Financial Times sulle responsabilità della Bce sul recente picco dello spread

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Ieri il Financial Times, autorevole quotidiano economico, ha pubblicato un articolo dove racconta che la Banca Centrale Europea è sotto attacco da parte dei populisti sovranisti no-euro per il comportamento tenuto durante l’ultima crisi dello spread. Già la settimana scorsa il tema era esploso quando si era “scoperto” che la BCE aveva “ridotto” gli acquisti dei titoli di Stato italiani. Il FT dà ampio spazio alle teorie di alcuni esponenti della maggioranza come Claudio Borghi e Carla Ruocco, che in un tweet della settimana scorsa accusava la BCE per l’impennata dello spread.

No, la Bce non ha comprato meno titoli di Stato italiani a maggio

La prova del calo dell’acquisto dei titoli da parte della Bce nell’ambito del Quantitative Easing (30 miliardi di euro al mese in totale) sta tutta – per il Financial Times – nel fatto che nel corso del mese di maggio solo il 15% degli acquisti netti di titoli di Stato riguardava quelli italiani mentre il 28% era andato a coprire l’acquisto di Bund tedeschi.

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Il tweet di Carla Ruocco che riprende (senza citarlo) quello di Marcello Minenna

Ci sono poi i dati degli acquisti mensili: la Bce a maggio ha fatto acquisti netti per 3,6 miliardi di euro, in linea con i 3,9 miliardi di acquisti di aprile, i 3,4 miliardi di marzo, i 3,6 miliardi di febbraio e i 3,4 miliardi del mese di gennaio. Tutti mesi in cui nessuno ha mai accusato la Bce di fomentare in qualche modo la crescita del differenziale tra titoli tedeschi e titoli italiani. Allo stesso tempo si può vedere che a maggio la Bce ha sì aumentato gli importi degli acquisti netti di titoli tedeschi, ma che nel complesso l’ammontare degli acquisti è sempre stato superiore anche nei mesi scorsi.

 

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La narrazione attuale è che la Bce abbia voluto in qualche modo sfavorire il nostro Paese a favore della Germania. Ma le cose non stanno così. Perché come spiega Isabella Bufacchi sul Sole 24 Ore bisogna anche tenere conto degli acquisti lordi ovvero del totale degli acquisti netti sommato al  reinvestimento dei titoli di Stato scaduti. L’importo totale per quanto riguarda i titoli italiani è risultato nel mese di maggio superiore del 33% rispetto al mese di aprile. Ovvero 4,8 miliardi di euro nelle prime tre settimane di maggio contro i 3,9 miliardi di aprile.

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Il giornalista della Stampa Alessandro Barbera qualche giorno fa faceva notare che in rapporto alla sottoscrizione del capitale della Bce da parte di Bankitalia l’Eurotower aveva comprato in maniera consistente una maggiore quantità di bond italiani rispetto a quelli di altri paesi europei. La Banca d’Italia partecipa al capitale della Bce con il 12,3108%, la Banque de France con il 14,1792% mentre la Deutsche Bundesbank con il 17,9973%.

Cosa ha fatto davvero la BCE a maggio con i titoli di Stato italiani

Non esiste quindi alcun complotto della Bce per far salire lo spread. Il che non significa che la Bce non potrebbe dotarsi in futuro di altri strumenti di politica monetaria per garantire la stabilità dell’Eurozona, soprattutto in vista della cessazione del Quantitative Easing prevista per la fine dell’anno. Ma allo stato attuale non si può parlare di una correlazione causa-effetto tra il picco dello spread registrato nei giorni del fallimento del primo tentativo di governo gialloverde e il presunto calo degli acquisti. Tanto meno si può affermare che la Bce abbia voluto in qualche modo influenzare le decisioni politiche italiane con lo “spauracchio” dello spread. Lo scrive oggi sul Fatto Quotidiano Stefano Feltri: «Nulla dimostra però che la Bce abbia deliberatamente manipolato il
mercato a danno dell’Italia per indebolire la coalizione giallo-verde».

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Fonte: Financial Times

Chi sostiene questa tesi porta come dimostrazione questo grafico dell’articolo del Financial Times che mostra il calo in percentuale degli acquisti di titoli di debito italiani nel maggio 2018. Questo però non significa che la Bce abbia comprato – tramite la Banca d’Italia – meno titoli di Stato (le cifre sono in linea) ma che in percentuale ne abbia acquistato meno rispetto ad altri.

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Fonte: Financial Times

Nello stesso articolo del FT c’è però anche quest’altro grafico, che mostra come in percentuale nei mesi precedenti siano stati i Bund tedeschi a subire di un calo degli acquisti rispetto alla media mensile. Allo stesso tempo si vede come ad essere “penalizzati” sono stati anche i titoli di Stato spagnoli e francesi i cui acquisti sono calati grossomodo della stessa cifra percentuale. Come spiega il capo ufficio stampa della Bce Micheal Steen su Twitter anche i Austria e Belgio hanno visto un calo degli acquisti netti in maggio. Questo è dovuto – continua Steen – alla coincidenza temporale con il reinvestimento dei titoli dovuto all’elevato rimborso dei bund tedeschi di aprile che è stato necessario spalmare anche su maggio.

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Anche l’analista finanziario Frederik Ducrozet fa notare come si sia trattato di un effetto tecnico dovuto al rimborso delle obbligazioni tedesche.

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Ducrozet fa anche una domanda interessante che fino ad ora non ha avuto risposta: come è possibile che un politico italiano fosse a conoscenza di queste informazioni prima che i dati venissero pubblicati? Ricorderete infatti che la polemica sugli acquisti della Bce è nata prima che la banca centrale rendesse noti gli importi degli acquisti di titoli di Stato per il mese di maggio.

Infine, come fa notare Italia dati alla mano su Twitter non è la prima volta che la Bce riduce gli acquisti di titoli di Stato italiani. Era successo già nel 2016 con una riduzione degli acquisti pari al 35% senza che lo spread aumentasse. A maggio 2018 invece una riduzione del 9% rispetto ad aprile (ma in linea con i mesi precedenti) ha comportato un picco dello spread. Cosa è cambiato dal 2016 ad oggi? Come abbiamo già spiegato qui: la situazione di estrema instabilità politica (c’era addirittura l’ipotesi di un governo tecnico senza fiducia parlamentare), le minacce di non ripagare il debito contenute in una delle bozze del contratto di governo che hanno portato le agenzie di rating a dichiarare la possibilità di rivedere al ribasso la classificazione dei nostri titoli di Stato.

Foto copertina via Pixabay

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