Economia

FCA e Peugeot, l'ipotesi di fusione

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FCA e e PSA lavorano a una fusione che creerebbe il terzo gruppo automobilistico mondiale dopo Volkswagen e Toyota. L’ipotesi a cui lavorano i due gruppi è uno scambio azionario tra quelle che una volta erano Fiat e Peugeot, che oggi include i brand Citroen, DS e Opel. A parlarne ieri è stato il Wall Street Journal e l’indiscrezione fa impennare il titolo degli Elkann a New York, mentre i vertici dei due gruppi non confermano.

FCA e PSA, l’ipotesi di fusione

Fonti vicine a Psa, riportate da Bloomberg, rivelano che si terrà oggi un consiglio di amministrazione straordinario a Parigi per valutare le nozze con la casa automobilistica italo-americana. Si parla di un’aggregazione, per ora ad una fase preliminare, che porterebbe ad una fusione uno ad uno sulla falsariga di quella immaginata con Renault poi naufragata. Anche stavolta sarà necessario il via libera del governo francese, primo azionista al 14,196 delle quote al pari dei Peugeot — tramite la scatola societaria Etablissements Peugeot Frères partecipata dai rami principali della famiglia — e dei cinesi di Dongfeng che di recente stavano valutando l’ipotesi di uscire ricavandone una plusvalenza a bilancio perché avevano acquistato titoli Psa ad un prezzo di carico più basso di quello attuale, poco sotto i 25 euro per azione.

psa fca peugeot fiat
PSA e FCA: i due gruppi a confronto (Il Sole 24 Ore, 20 ottobre 2019)

Il Wsj aggiunge alcuni particolari: il ceo di Peugeot, Carlos Tavares, diventerebbe l’amministratore delegato di una società paritaria (50 Fca e 50 Peugeot) in grado di vendere quasi 9 milioni di auto nel mondo e di piazzarsi tra il terzo e il quarto posto nella classifica globale dei costruttori. Alla presidenza del colosso andrebbe John Elkann, secondo lo stesso schema immaginato e poi saltato per Renault. Il fatturato complessivo del gruppo supererebbe i 180 miliardi di euro. La capitalizzazione favorirebbe i francesi: 22 miliardi di euro ieri contro i 18 di Fca. In tutto 40 miliardi di euro, circa 45 miliardi di dollari.

Il Corriere della Sera spiega che sia i francesi che Elkann sperano di sfruttare l’opportunità offerta dal disimpegno dei cinesi di Duang Feng che oggi possiedono 1114 per cento del gruppo Psa.

La loro uscita di scena farebbe saltare gli equilibri interni offrendo la possibilità a due delle grandi famiglie dei motori, i Peugeot e gli Agnelli, di dar vita a un colosso mondiale. Quali i vantaggi? Per i francesi la dote del mercato americano, certamente l’asset più interessante del gruppo di Torino. Per Fca il radicamento di Psa sul mercato asiatico e le conoscenze del nuovo partner francese nel settore elettrico, uno dei punti su cui Fca ha scelto solo recentemente di investire. Questioni che saranno certamente sul tavolo del prossimo consiglio di amministrazione di Peugeot, secondo i rumors di ieri convocato per oggi pomeriggio. Quello di Fca invece era già stato messo in calendario per domani avendo all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio trimestrale.

Fiat, Peugeot e il governo francese

Il terzo incomodo rimane il governo francese. Secondo MF l’operazione con Peugeot-Citroen però avrebbe meno ostacoli, visto che l’entrata dello Stato in PSA è avvenuta soltanto nel 2014 a causa della pesante situazione finanziaria dell’azienda.

In teoria, c’è da considerare che la presenza di Dongfeng nel capitale potrebbe rappresentare un ostacolo alle nozze, visto che difficilmente il presidente americano Donald Trump consentirebbe un matrimonio di una società percepita come statunitense negli Usa con una controparte che ha al suo interno una componente cinese. Ma è anche vero che Dongfeng ha solo il 14% di Psa e che soprattutto recentemente ha fatto balenare l’ipotesi di voler uscire dall’investimento. Quindi non è nemmeno escluso che i cinesi possano non partecipare all’eventuale nuovo gruppo automobilistico.

john elkann

Il vero nodo, invece, sarebbe rappresentato dalle sovrapposizioni operative in Europa dopo che Peugeot ha comprato Opel e Vauxhall da General Motors nel 2017. Si tratterebbe insomma di aggregare tre case che hanno una forte presenza produttiva nel Vecchio Continente e questo potrebbe rivelarsi uno scoglio non da poco dal punto di vista sociale. Quel che è certo però è che, se le cose andassero in porto, Elkann avrebbe raggiunto quell’obiettivo che si era prefissato sin da quando ha preso in mano le sorti di Fca dopo la morte di Sergio Marchionne nel luglio 2018: ovvero trovare un partner (e quindi anche un futuro) per il Lingotto, che da solo difficilmente potrebbe resistere alle pressioni competitive che caratterizzano il mercato dell’automobile a livello globale.

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