Economia

Perché l’export italiano soffre

L’export italiano soffre anche se a prima vista si direbbe di no. Il made in Italy chiude il 2018 con una crescita del 3%, ma il confronto con il 2017, quando il nostro export è balzato del 7,6%, è comunque desolante. Ad abbassare le medie, già non brillanti, è in particolare il mese di dicembre, che presenta un calo congiunturale del 2,3%, del 2,7% su base annua, quarto mese dell’anno in “rosso” in termini tendenziali.

Perché l’export italiano soffre

Ovvero, un miliardo di incassi in meno a causa dell’arretramento sui mercati extra-UE. Il Sole 24 Ore spiega oggi che determinante per quest’ultimo risultato è la performance della Germania, i cui acquisti nel mese cedono quasi tre punti.

Traducendo così in minori commesse la frenata dell’economia, già visibile nei dati di produzione industriale e nella revisione al ribasso delle stime di crescita 2019. Decisivo in particolare è il crollo del settore auto, con Berlino ad infilare tre mesi consecutivi in calo a doppia cifra in termini di produzione. Uno stop legato in parte alla minore tonicità dei mercati internazionali (in Europa le vendite a gennaio sono risultate in calo del 4,6%) ma acuito dalla difficoltà delle aziende nell’adeguarsi in tempi rapidi alle nuove regole di omologazione, impasse che ha frenato l’output di molte fabbriche. Come risultato, la Germania tra novembre e gennaio ha costruito “appena” 1,1 milioni di vetture, 272mila in meno rispetto a quanto accadeva un anno prima.

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L’export italiano (Il Sole 24 Ore, 16 febbraio 2019)

In termini settoriali, la crescita 2018 dell’export globale (+3%) è sostenuta da prodotti tessili e dell’abbigliamento, pelli e accessori (+3,3%), metalli di base e prodotti in metallo (+5,1%), mezzi di trasporto diversi dalle auto (+4,5%) e farmaceutica (+4,7%). Ad abbattere le medie è invece proprio l’auto, unico settore manifatturiero in calo nel 2018, in valore assoluto un arretramento che vale quasi un miliardo di euro, determinato dalle minori vendite in Cina. Il problema è strettamente collegato alla crescita del prossimo anno, non solo perché l’export è una componente del PIL ma soprattutto perché il dato delle esportazioni serve a misurare lo stato di salute della nostra economia in quello che si configura già da ora come un anno difficile. E al termine di questo scatteranno clausole IVA per 24 miliardi, se il governo non corre ai ripari. Ma con quali soldi?

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