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La ridicola strategia di Salvini sulla pelle dei naufraghi a bordo della nave Diciotti

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Il pattugliatore Diciotti della Guardia Costiera è entrato alle pochi minuti dopo le 14 nel porto di Trapani dove era arrivato già questa mattina. Solo dopo un’ora la nave ha ottenuto il permesso ad attraccare ma le operazioni di sbarco al momento non sono ancora iniziate. La Diciotti ha a bordo i 67 migranti (tra loro 3 donne e 7 minori di cui 2 non accompagnati) salvati nella notte del 9 luglio dal rimorchiatore Vos Thalassa al largo delle coste libiche. Alla fine il governo italiano ha ceduto alla forza del diritto internazionale che impone che le persone tratte in salvo in mare vengano sbarcate nel porto sicuro più vicino. Da giorni il Ministero dell’Interno non ha voluto indicare, ad una nave del governo italiano, su quale porto fare rotta e sbarcare i migranti. L’altro giorno Salvini aveva addirittura postato una lista delle nazionalità dei migranti su Facebook, quasi a dimostrare che in nessuno dei paesi di provenienza c’è la guerra. Anche se invece in quasi tutti ci sono conflitti armati e situazioni di forte instabilità.

Le manette di Salvini? Sarà per un’altra volta

Secondo le agenzie di stampa un ghanese e un sudanese sono stati identificati e denunciati da personale della polizia per violenza, minacce e dirottamento nel corso delle presunte tensioni sulla Vos Thalassa al largo della Libia. Ma a decidere eventuali provvedimenti, compresi i fermi, sottolineano gli uffici giudiziari, dovrà essere la Procura di Trapani, dopo avere esaminato il rapporto della squadra mobile e dello SCO che ha ipotizzato nei confronti dei due “facinorosi” i reati di impossessamento di nave, minacce e violenza. “La nave Diciotti sta attraccando a Trapani. Nel frattempo proseguono gli accertamenti giudiziari volti a verificare le responsabilità penali dei presunti facinorosi che hanno messo a repentaglio la vita dell’equipaggio del Vos Thalassa”, hanno fatto sapere fonti del ministero dei Trasporti poco prima delle 2 del pomeriggio. Un’ora prima il ministero dell’Interno era tornato a smentire che fosse stato indicato il porto di Trapani per lo sbarco.

nave diciotti catania

Salvini – impegnato a Innsbruck al vertice dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea vorrebbe le manette ai polsi dei migranti colpevoli del “dirottamento”. Ma la Repubblica spiega che:

In mancanza di una flagranza di reato i poliziotti della squadra mobile di Trapani e dello Sco sono partiti per raggiungere in acque internazionali il comandante e l’equipaggio del rimorchiatore e prendere a verbale le loro testimonianze. Interrogati a bordo della Vos Thalassa anche i migranti e i due presunti responsabili, un sudanese e un ghanese. Il fermo di polizia sarebbe possibile solo se venisse ipotizzato a loro carico un reato particolarmente grave, come il tentato omicidio.

Alle tre del pomeriggio (la Diciotti è arrivata in prossimità del porto alle 8 di questa mattina) Matteo Salvini ha fatto sapere da Innsbruck che non aveva dato alcuna autorizzazione a sbarcare e «se qualcun altro lo fa al mio posto se ne assume la responsabilità giuridica e politica». Secondo il ministro qualcuno dovrà pagare in ogni caso: «se sono stati gli immigrati scendono in manette, se sono stati gli armatori o i marinai che hanno esagerato pagano civilmente e penalmente. Io non ho voglia di farmi prendere in giro. Se c’è stata violenza in Italia questa viene punita, se non c’è stata qualcuno deve pagare». Implicitamente Salvini quindi ammette quello che tutti sanno: ovvero che i migranti sulla Vos Thalassa erano “in Italia”.

Nessun ammutinamento a bordo della Vos Thalassa

Salvini in buona sostanza non vuole far sbarcare nessuno fino a che non sia stata fatta chiarezza. Il ministro Toninelli invece dopo tre giorni aveva finalmente indicato Trapani come porto di sbarco. Su una cosa Salvini e Toninelli erano d’accordo: i facinorosi sarebbero scesi con le manette ai polsi dalla Diciotti. Ma chi sono questi facinorosi? Nelle ore successive al salvataggio Toninelli si era prodigato a spiegare che i migranti erano stati trasferiti dal rimorchiatore (battente bandiera italiana) Vos Thalassa alla Diciotti perché i migranti avevano minacciato l’equipaggio e il comandante. Si era parlato addirittura di un ammutinamento a bordo dell’imbarcazione con i 12 marittimi italiani in pericolo di vita e in balia della violenza dei migranti appena tratto in salvo.

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In realtà era chiaro fin da subito che le ragioni di quella che tutti i giornali avevano poi definito “situazione di tensione” a bordo della Vos Thalassa era dovuta al fatto che i migranti non volevano essere trasferiti a  su una motovedetta della guardia costiera libica che – pare – stava sopraggiungendo. A confermare che a bordo del rimorchiatore non è successo nulla di quanto raccontato dal governo ci ha pensato Cristiano Vattuone il responsabile tecnico Vroon Offshore Services, armatore della nave intervistato dal quotidiano La Verità. Vattuone ha detto che non c’è stato alcun ammutinamento dei migranti e che la situazione è stata ingigantita: «la rivolta dei migranti è un’esagerazione».

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Come era immaginabile quando i migranti (alcuni di loro avevano un GPS con una bussola) si sono accorti che la Vos Thalassa stava facendo rotta verso Sud (ovvero verso il punto d’incontro con la motovedetta libica) e non verso Nord (l’Italia) hanno cominciato ad agitarsi “chiedendo insistentemente” quando sarebbero stati sbarcati. L’equipaggio, capito che la situazione avrebbe potuto degenerare (ma non è successo, per fortuna) e che quando i migranti avrebbero capito che la nave non stava facendo rotta verso il nostro Paese la tensione sarebbe aumentata, ha chiesto l’intervento della Guardia Costiera, per scongiurare il peggio.

Non è Salvini a decidere chi deve essere arrestato

Salvini in questi giorni ha dichiarato che «prima di concedere qualsiasi autorizzazione attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori, che dovranno scendere dalla nave Diciotti in manette». E così facendo sta continuando a tenere in ostaggio la nave, il suo equipaggio e gli altri 65 migranti. «Nessuno è stato picchiato né ci sono stati pestaggi», chiarisce Vattuone, ribadendo che non c’è stata alcuna rivolta e tanto meno un dirottamento. Nel frattempo, sarà la Procura di Trapani (e non il ministro Salvini) a valutare la posizione dei due migranti, un ghanese e un sudanese, individuati come i presunti responsabili delle minacce. Al momento non è stato previsto alcun fermo. E del resto in questi casi la competenza è dei magistrati, non del ministro dell’Interno. L’arresto sarebbe stato possibile solo se la Procura avesse ipotizzato a carico dei due migranti un reato particolarmente grave, come ad esempio il tentato omicidio. Ma la testimonianza di Vattuone sembra escludere questa circostanza (anche perché manca la flagranza di reato). Salvini sembra averlo capito solo oggi pomeriggio quando ha dichiarato che «in procura stanno lavorando, attendiamo gli esiti, io non faccio il giudice o il poliziotto, non ho interrogato nessuno, faccio il ministro e cerco di far rispettare l’ordine pubblico».

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Tutto si saprà non appena il personale della squadra mobile della Questura e del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia di Roma presenterà un rapporto alla Procura di Trapani, diretta da Alfredo Morvillo, sulle indagini eseguite per accertare quanto sia accaduto sul mercantile Vos Thalassa. Determinanti saranno le testimonianze del comandante e dell’equipaggio per stabilire l’entità delle minacce e l’eventuale aggressione messa in atto da alcuni dei 67 migranti soccorsi dal mercantile dopo che si erano accorti che stavano per dirigersi verso la Libia. La polizia ha anche acquisito mail e testi di messaggi che si sono scambiati in quei frangenti la Vos Thalassa e la società che la gestisce e le successive informazioni fornite al comando generale della Capitaneria di porto italiana che ha disposto l’intervento della nave Diciotti e il trasbordo dei migranti sulla nave della guardia costiera. Sono incorso indagini anche per appurare l’eventuale presenza di scafisti tra i migranti. Il ministro Matteo Salvini però continua ad ostinarsi a non capire che l’accertamento dei reati spetta ai magistrati e non a lui. A farne le spese sono i 65 innocenti a bordo della Diciotti. Ma il problema non sono i “facinorosi”, è evidente che sul tema immigrazione (perno del consenso politico salviniano) è in corso da giorni uno scontro all’interno dell’esecutivo. Scontro che ha visto scendere in campo anche la ministra della Difesa Trenta che ha spalleggiato Toninelli nella sua lotta contro Salvini. Il vicepremier non vuole cedere e – come per il caso della Alexander Maersk – rischia di fare fare una bruttissima figura a livello internazionale al nostro Paese.

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