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La storia del ragazzo con lo zainetto in piazza San Carlo

Si chiama Davide, è lombardo, era a piazza San Carlo con un amico e la fidanzata e ieri è stato rilasciato dopo 17 ore di interrogatorio al termine del quale nessuna accusa è stata per ora sollevata nei suoi confronti dal pubblico ministero Antonio Rinaudo. Lui è il ragazzo con lo zainetto su cui ieri si è scatenata una caccia all’uomo in base al fermo immagine di un video nel quale, secondo le cronache dei maggiori giornali italiani, era “in posa da kamikaze” perché aveva le braccia aperte.

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Foto da: Repubblica

La storia del ragazzo con lo zaino in piazza San Carlo

Dopo aver lanciato il sasso sostenendo che il ragazzo aveva “confessato” di aver fatto “una bravata” i giornali oggi nascondono la mano riportando invece i veri virgolettati delle dichiarazioni all’uscita dalla questura:

«Io non ho fatto nulla» dice. «Adesso rischio pure di perdere il lavoro». Lei ha gli occhi rossi e lo sguardo stravolto.«Lo accusano di aver provocato 1500 feriti», ripete sotto la questura. Poi risale insieme a Davide per aspettare l’amico. Non sono ultras, ma uno dei due ha qualche segnalazione per incidenti negli stadi (La Repubblica Torino).

Nel video integrale che ieri era stato alla base del processo partito in piazza si vede, al minuto 1.14 e mentre il caos era evidentemente già scoppiato, la scena di lui con le braccia aperte e la ragazza (la fidanzata) che gli si avvicina e lo abbraccia. Vero è che lui si muove avanti e indietro in piazza San Carlo invitando alla calma, ma nessuno sembra filarselo più di tanto né essere in particolar modo terrorizzato da lui mentre intorno la gente corre via.

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, anche se secondo quanto appreso non si tratterebbe di quella più accreditata, c’è quella che a scatenare il panico potrebbe essere stato proprio questo Davide. Del quale, a scanso di equivoci, si è già decisa la colpevolezza nel tribunale dell’Internet e in quello dei giornali
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Il video del ragazzo con lo zaino in piazza San Carlo

A differenza di quelli pubblicati ieri pomeriggio, è in questo video invece che si vedono anche gli attimi precedenti al caos e si vede Davide che apre le braccia mentre intorno a lui si fa il vuoto senza che sia possibile comprendere alcunché della causa scatenante del comportamento della folla: saranno decisive le testimonianze che evidentemente chi indaga non ha ancora potuto raccogliere, anche se è significativo che non si sia ancora sollevata alcuna accusa formale nei confronti del ragazzo, ieri quindi interrogato senza avvocato e soltanto in qualità di testimone, come l’amico.

Il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, ha infatti smentito ieri “notizie secondo cui allo stato si procede per il reato di procurato allarme” in relazione a quanto accaduto in piazza San Carlo durante la proiezione della finale di Champions League. “Ogni ipotesi – ha aggiunto il magistrato – potrà essere formulata solo dopo la ricostruzione della dinamica dei fatti”. Quella del procurato allarme è una delle ipotesi allo studio di investigatori e inquirenti nel quadro degli accertamenti. Il questore di Torino, Angelo Sanna, ha invece detto che “Per noi è importante comprendere cos’è successo, soprattutto sul lato destro di piazza San Carlo”. E ha chiesto collaborazione ai cittadini: “Cittadini che hanno visto o notato qualcosa, fatti, episodi, che poi hanno provocato il panico, è fondamentale che ci contattino e ci diano informazioni”.
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La piazza e il colpevole

Insomma, alla faccia di chi si lamenta per la velocità della giustizia in Italia, Davide, il cui comportamento, stando ai filmati, è incomprensibile, non è stato per ora accusato di nulla dagli unici deputati a farlo. Curiosamente, non sembra essere invece sul banco degli imputati (o meglio: dei colpevoli) chi era responsabile dell’ordine pubblico della piazza (comune, prefettura, questura, carabinieri, vigili urbani). Eppure in questo articolo di Federica Cravero e Ottavia Giustetti su Repubblica si dicono cose molto interessanti riguardo l’accaduto:

Non appena la piazza inizia a svuotarsi quello che si apre alla vista è un tappeto verde di cocci di bottiglia, puzzolente di vino e di birra, che scricchiola sotto i piedi. Sembra assurdo ma è proprio quello che provocherà il numero maggiore di feriti: oltre mille sono coloro che perdendo le scarpe nella fuga si sono tagliati le piante dei piedi o si sono feriti cadendo. Dunque le bottiglie sono state il vero reale danno. «Alcune ore prima del fischio d’inizio la piazza è stata invasa dai venditori di birre abusivi, con le bottiglie di vetro», racconta un tifoso che era in piazza e conosce bene le dinamiche di curva.
Un peso in questa scelta potrebbe averlo avuto la presenza, piuttosto numerosa, di ultrà bianconeri che non erano a Cardiff, ma avevano deciso di restare in città: «Hanno conquistato di prepotenza la guida del tifo, si sono installati sotto il maxi schermo e avevano di tutto, fumogeni, petardi ed erano loro a decidere cosa fare». Più di un centinaio di ultrà, diffidati dalla questura di Torino si sarebbero trovati in piazza San Carlo, denuncia il tifoso: «La gestione dell’ordine pubblico era sfuggita di mano già un’ora e mezza prima della partita. Non si capiva chi controllava chi — racconta — Prima hanno fatto entrare i venditori abusivi, mentre dopo i disordini le forze dell’ordine, in particolare la polizia municipale, bloccavano l’accesso alla gente che voleva cercare i parenti feriti».

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Cosa è successo a piazza San Carlo (Corriere della Sera, 5 giugno 2017)

Secondo l’ex ultrà, che vuole restare nell’anonimato, aver permesso a persone più volte segnalate alla Questura di partecipare all’evento ha aumentato i rischi, compresa la possibilità che dei petardi potessero scatenare il panico: «Fare andare in piazza cento persone che sono state diffidate per reati violenti di certo non ha aiutato — attacca — Questa secondo me è stata una scelta precisa, e una scelta sbagliata».

Leggi sull’argomento: I controlli che potevano evitare l’incidente di Piazza San Carlo a Torino