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Dario Musso: la storia dell’uomo sottoposto a TSO a Ravanusa

Secondo la famiglia, si trovava in strada con un megafono e negava l’esistenza della pandemia da Coronavirus SARS-COV-2. Oggi si muove il garante dei detenuti

Dario Musso, attivista politico, fratello dell’avvocato Lillo Musso candidato perdente alla carica di sindaco, il 2 maggio scorso a Ravanusa in provincia di Agrigento, è stato sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio perché, secondo la famiglia, si trovava in strada con un megafono e negava l’esistenza della pandemia da Coronavirus SARS-COV-2.

Dario Musso: la storia dell’uomo sottoposto a TSO a Ravanusa

Musso è stato coattivamente ricoverato presso l’Ospedale di Canicattì dove è stato sedato e immobilizzato in un letto di contenzione. 174Per i primi tre giorni è stato negato ai familiari, non solo di visitarlo, ma di parlargli al telefono adducendo che il reparto non era dotato di telefono cordless. Il quarto giorno, il fratello, l’avvocato, ha potuto parlargli al telefono per pochi minuti», dice la famiglia. Alla presenza dei medici, il cui intervento era stato chiesto dalle forze dell’ordine, Musso è stato gettato a terra, bloccato mettendogli le gambe sulla schiena, sedato e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio che poi è stato convalidato dal sindaco Carmelo D’Angelo. Sul prestampato della proposta di Tso i medici hanno scritto che l’uomo presentava “scompenso psichico e agitazione psicomotoria”.   In questo video è possibile ascoltare la telefonata tra i dottori e il fratello di Musso:

Il fratello ha scritto su Facebook che «per ben quattro giorni non abbiamo potuto avere notizie concrete né sentire per telefono la sua voce. Ho dovuto combattere, subire umiliazioni, ingoiare rospi. Ma ora è tutto chiaro. Sono riuscito dopo quattro giorni a sentirlo per telefono. Il suo primo pensiero è stato: “come sta mamma?”. È legato ad un letto, sedato ma cosciente, con la flebo, con il catetere, senza possibilità di andare in bagno, alimentato/imboccato dagli infermieri. Legato braccia e gambe al letto… Intervenga lo Stato!».

Il garante dei detenuti nel caso Musso

Intanto na dettagliata relazione sulle modalità di attuazione e sul successivo sviluppo del trattamento sanitario obbligatorio a cui è stato sottoposto nei giorni scorsi il 33enne a Ravanusa, in provincia di Agrigento è stata chiesta dal Garante nazionale delle persone private della libertà al sindaco della cittadina, Carmelo D’Angelo, formalmente responsabile per il provvedimento di Tso, e alle Autorità sanitarie, dopo le notizie e i filmati pubblicati riguardanti questo Tso e la registrazione del successivo colloquio dell’uomo con i familiari. “Le immagini – si legge in una nota del Garante – delineano una situazione quantomeno irrituale, essendo stata la persona atterrata prona sull’asfalto dagli agenti intervenuti, poi ammanettata e sedata in loco con una iniezione farmacologica”. Il Garante, dunque, “nel ricordare il proprio ruolo di Autorità di garanzia in tutti i casi in cui la libertà personale è privata, qualunque ne possa essere la causa, ha chiesto informazioni circa “le persone che hanno operato (il corpo di appartenenza degli agenti e l’Azienda sanitaria da cui gli operatori sanitari dipendono) e di conoscere gli elementi che hanno indotto all’avvio della procedura”, gli “estremi della convalida del provvedimento di Tso da parte del giudice tutelare, i “tempi intercorsi tra la disposizione del Tso stesso e la sua convalida” e la “durata del trattamento”.

Inoltre, aggiunge il Garante, “anche quanto appreso dalla registrazione della comunicazione del signore con i propri congiunti ha richiesto un chiarimento, questa volta indirizzato all’Autorità sanitaria: deve, infatti, essere fatta chiarezza circa l’impiego della contenzione meccanica, le terapie in essere e le condizioni attuali della persona”. Nel testo delle lettere inviate, il Garante nazionale, che è in attesa di un “rapido riscontro”, nota che “è la trasparenza di tutte le singole fasi decisionali e attuative di tali operazioni a garantire tutti coloro che intervengono, rispetto a ipotesi di trattamenti contrari alla dignità e all’integrità della persona. E, se del caso, a rendere possibile sanzionare coloro che agiscono in modo non lecito, al fine di tutelare la stragrande maggioranza degli altri che mantengono professionalità e correttezza anche in questi frangenti”.

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