Economia

Cosa succede alla lira turca

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Cosa succede alla lira turca? La valuta di Ankara precipita al minimo storico nei confronti del dollaro e, nel mezzo delle tensioni con gli Stati Uniti, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stato costretto a intervenire per rassicurare il Paese. Da inizio anno, riporta l’agenzia di stampa Dpa, la lira turca ha perso più del 43% del suo valore sul dollaro e stamani è arrivata a scambiare fino a 6,21 sul biglietto verde e 7,1 sull’euro.

Cosa succede alla lira turca

L’elemento scatenante del crollo cominciato nei giorni scorsi e che oggi sta arrivando al suo culmine ha un nome e cognome: Andrew Brunson, 50enne predicatore evangelico arrestato nel 2016 per sedizione e spionaggio all’epoca delle purghe del regime dopo il tentativo di colpo di Stato naufragato nella dittatura senza nemici instaurata ad Ankara. Washington ha avuto un incontro tra i funzionari del Dipartimento di Stato americano e rappresentanti del governo turco, ma senza esito. Ma sul piatto ci sono anche le sanzioni USA contro l’Iran, dal quale la Turchia dipende.

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Infografica da: Twitter

I colloqui a Washington con il vice segretario di Stato John Sullivan sembrano non aver dato risultati. Nessun dettaglio sui negoziati tra i due Paesi alleati Nato è stato fatto trapelare dai media turchi. Albayrak ha definito “inaccettabili” le sanzioni americane e ha sostenuto che hanno un “impatto limitato” sull’economia turca. La lira turca è una preoccupazione per l’Europa anche a causa dell’esposizione di alcune grandi banche come Unicredit, BBVA e BNP Paribas nei confronti del paese.

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L’esposizione delle banche europee in Turchia (Fonte)

La mossa di Erdogan

“Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro Dio”, ha detto ieri sera Erdogan da Rize. In giornata è previsto un annuncio del ministro delle Finanze e genero del presidente, Berat Albayrak, che dovrebbe rivelare i piani per una “nuova economia” nel tentativo di rassicurare gli investitori. Sarà difficile risolvere così, visto che il genero di Erdogan non è apprezzatissimo in quanto simbolo di nepotismo. Di certo, spiegava oggi il Sole 24 Ore, Ankara soffre di surriscaldamento dell’economia e di dipendenza da finanziamenti a breve e investimenti dall’estero: crolli di valuta e credibilità possono generare fughe di capitali indispensabili. Il governo intende adesso delineare obiettivi di «rapida» riduzione dell’inflazione dall’attuale 16% a tassi inferiori al 10% e di deficit delle partite correnti in calo dal 5,6% del Pil a meno del 4 per cento. Ancora: il passivo di bilancio quest’anno dovrebbe restare sotto il 2% e la crescita frenare al 3%-4% dal previsto 5,5 per cento. Le autorità hanno inoltre affermato che banche a imprese del Paese possono sopportare l’attuale volatilità, escludendo rischi lagati a cambi e liquidità.

unicredit

Di certo la lira turca apre un fronte anche per Unicredit: la situazione rappresenta uno dei rischi a cui Unicredit “ha prestato particolarmente attenzione” nel corso della prima metà del 2018, come emerge dalla relazione semestrale appena depositata in cui i “Rischi Geopolitici esistenti nelle aree dove opera UniCredit, specialmente in Turchia e in Russia” sono indicati tra quelli oggetto di più stretto monitoraggio. In Turchia Unicredit è presente con Yapi Kredi, quarta banca privata con 788 sportelli e 365,1 miliardi di asset, espressi in lire turche (circa 53 miliardi di euro). L’istituto guidato da Jean Pierre Mustier detiene l’82%, equamente suddiviso con la famiglia turca Koc. La banca è consolidata a patrimonio netto e il suo contributo al conto economico è rappresentato dalla quota di utili realizzati. “Yapi Kredi è una banca molto buona e il nostro investimento è di lungo termine”, ha detto martedì scorso Mirko Bianchi, cfo di Unicredit, nel corso della presentazione agli analisti dei risultati della banca. Nel corso del primo semestre il contributo di Yapi Kredi al conto economico di Unicredit è stato di 183 milioni di euro (+28% nel secondo trimestre a cambi costanti ma -3,4% per effetto della svalutazione della lira turca). Si tratta di meno del 2% dei ricavi del gruppo. Unicredit, che ha anche una piccola esposizione in titoli di Stato di Ankara (circa 165 milioni di euro), ha spiegato agli analisti che una svalutazione del 10% della lira turca avrebbe un impatto di circa 2 punti base sull’indicatore patrimoniale Cet1.

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