Economia

Coronavirus: l’ok dell’Unione Europea al deficit per l’Italia

La lettera firmata da Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni è arrivata sul tavolo di Roberto Gualtieri poche ore dopo l’invio della comunicazione da parte del ministro italiano

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La risposta della Commissione Europea sul maggior deficit per il 2020 è stata rapida: la lettera firmata da Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni è arrivata sul tavolo di Roberto Gualtieri poche ore dopo l’invio della comunicazione da parte del ministro italiano. Spiega oggi Il Messaggero in un articolo a firma di Luca Cifoni che il testo, dopo le espressioni di vicinanza al popolo di italiano colpito dall’epidemia, ricorda che l’esecutivo comunitario è impegnato a coordinare gli sforzi dei vari Stati membri sul fronte sanitario; quindi entra nel merito del tema finanziario prendendo atto dell’intenzione italiana di portare il rapporto deficit/Pil di quest’anno dal 2,2 originariamente previsto al 2,5.

Lo 0,3 per cento di differenza corrisponde ai 6,3 miliardi – in termini di indebitamento netto – stanziati dal governo per affrontare l’emergenza. I due commissari europei rilevano come si tratti di spese una tantum, che quindi sono «escluse per definizione» dal calcolo del saldo strutturale e «non prese in considerazione» quando si tratterà di valutare il rispetto degli obiettivi del nostro Paese, all’interno del quadro di regole del Patto di stabilità.

Va ricordato che i risultati di bilancio dei vari Paesi vengono giudicati appunto in termini strutturali, ovvero escludendo dal conteggio sia gli effetti del ciclo economico sia le eventuali voci “one off” quindi non destinate a ripetersi negli anni successivi. Se le misure saranno di questo tipo, il problema della loro rilevanza ai fini europei non si porrà.

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I nuovi obiettivi programmatici (Il Messaggero, 8 marzo 2020)

Ma Dombrovskis e Gentiloni non si fermano qui, ricordando come le regole europee prevedano anche una specifica clausola per gli «eventi inusuali al di fuori del controllo dei governi». Definizione che purtroppo ben si adatta a quel che sta accadendo in Italia e probabilmente nell’intero continente europeo: questo canale di flessibilità potrebbe garantire al nostro Paese spazi anche maggiori ma dovrà essere valutato una volta che l’Italia e gli altri Stati avranno formalizzato le loro richieste. Questo potrebbe avvenire con la presentazione del Programma di Stabilità, che sulla carta è prevista entro la fine di aprile.

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