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I medici infettati dal Coronavirus e i kit per proteggerli che mancano

Mancano ancora mascherine e occhiali speciali anti infezioni e nonostante gli avvisi, continuano a venire negli studi medici pazienti senza chiamare prima telefonicamente, con il rischio che possano essere affetti da coronavirus

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Sono attualmente 250 i medici in isolamento perché a rischio contagio del Coronavirus SARS-COV-2 o malati di COVID-19. . E in situazioni analoghe si trovano anche i medici di base: 150 in quarantena, in isolamento o ricoverati. Nessuno può sostituirli, per ciascuna assenza restano potenzialmente circa 1500 cittadini senza punti di riferimento sanitario sul territorio. Ovvero oltre 200mila in tutta Italia.

I medici infettati dal Coronavirus e i kit per proteggerli che mancano

Per questo si è stabilito che i medici che entrano in contatto col virus saranno sottoposti quotidianamente al tampone, ma non andranno automaticamente in quarantena. Ma il Messaggero racconta oggi che c’è un altro problema: quello dei kit per la protezione dal contagio mancanti:

A dare l’allarme è Silvestro Scotti, segretario della federazione dei medici di famiglia: «I numeri continuano a crescere e trovare dei sostituti è sempre più difficile», dice. «Non abbiamo dati ufficiali – continua Scotti – per capire quanti medici e infermieri, in ospedale e sul territorio, siano ora infetti, in quarantena o in isolamento, ovvero quanto a lungo potremo continuare a curare italiani. Questo dato sembra non interessare a nessuno».

Il motivo è che «mancano ancora mascherine e occhiali speciali anti infezioni» e che «nonostante gli avvisi, continuano a venire negli studi medici pazienti senza chiamare prima telefonicamente, con il rischio che possano essere affetti da coronavirus».

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L’andamento del virus (La Repubblica, 7 marzo 2020)

E mentre le cronache raccontano di una ginecologa e di un’ostetrica della clinica Mangiagalli positive a SARS-COV-2, ieri a Napoli è stato chiuso il pronto soccorso dell’ospedale San Paolo perché un medico intervenuto per un paziente positivo al Coronavirus non ha indossato i dispositivi di protezione: è stato messo in quarantena ma prima aveva lavorato per un’intera giornata. Negli ospedali della Lombardia invece da lunedì tutti gli esami diagnostici non urgenti sono stati sospesi: ambulatori chiusi e medici impegnati nei reparti a gestire l’emergenza coronavirus negli ospedali. Il nosocomio Molinette di Torino invece ieri ha riaperto dopo la storia dei due pazienti 80enni che non hanno detto di essere stati in contatto con una persona a rischio.

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