Economia

Il concordato preventivo per ATAC

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Con la furbizia che le è propria ieri Virginia Raggi ha detto che Bruno Rota ha voluto lasciare ATAC perché impaurito dai rischi legali della situazione in cui l’azienda versa. La sindaca ha “lisciato” intenzionalmente tutte le accuse dell’ex direttore generalealla maggioranza grillina sull’incapacità di fornire una risposta e la necessaria copertura politica alle mosse del DG per risanare l’azienda. E la Raggi ha ovviamente anche “dimenticato” di parlare del concordato preventivo che Rota aveva in preparazione per ATAC e di cui aveva informato la sindaca e i consiglieri comunali.

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I numeri dell’ATAC (Corriere della Sera, 16 luglio 2017)

E mentre sui giornali girano ipotesi sui successori (Carlo Tosti, già in azienda all’epoca di Alemanno, o Carlo Pino, ex ANM di Napoli) il punto è proprio il concordato preventivo che molto probabilmente anche il nuovo direttore generale sarà costretto a chiedere. Oggi Il Messaggero ci spiega cosa comporterà questo per l’azienda e per il comune:

Una via che, in realtà, aveva esplorato anche il suo predecessore Marco Rettighieri. Rota per un mese avrebbe partecipato a riunioni allargate con la sindaca e i suoi uomini di fiducia. Ma sulla proposta di concordato non sono mai stati fatti passi avanti. È il motivo principale per cui Rota ha lasciato. Si può immaginare che non sia facile per un’amministrazione percorrere questa strada.
Con il concordato preventivo entra in campo un giudice che nomina un amministratore che, di fatto, sovrintende a tutta l’attività. E soprattutto si deve occupare di separare il debito, e Atac ne ha tanto,quasi 1,4 miliardi di euro, dalle attività ordinarie per poi cedere il patrimonio per soddisfare i creditori. Atac possiede ancora immobili e terrenidivalore. L’idea di far gestire le vendite ad un commissario giudiziario potrebbe essere considerata da qualcuno un ostacolo.

Senza concordato la sindaca può fare ricorso alla legge Marzano (arriverebbe un commissario nominato dal governo, ipotesi già scartata in partenza) oppure presentare un piano di risanamento che, visti i problemi di bilancio denunciati dall’assessore Mazzillo, sembra complicato portare a termine. Tenendo presente che chi amministra la società si deve muovere in caso di azienda in crisi, altrimenti rischia di fronteggiare il codice penale. Ma tutte queste mosse presuppongono piani lacrime e sangue, anche nei confronti del personale. Per questo finora sono stati fermati dalla sindaca e dalla maggioranza in Campidoglio. Che poi ha anche avuto il coraggio di accusare Rota di non proporre soluzioni…