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Come salvarsi dal gran pasticcio sui seggiolini anti abbandono

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Sulla legge per obbligare all’uso dei seggiolini anti abbandono in auto Giorgia Meloni ci aveva messo la firma, tant’è che quelli di Fratelli d’Italia la chiamavano la “legge Meloni”. Oggi che però è entrata in vigore, con annesse le multe, non la chiamano più così. Perché da oggi, 7 settembre, scatta l’obbligo per chi viaggia in auto con un minore di quattro anni di installare sistemi di allarme che segnalino la presenza a bordo del minore qualora ci si dovesse allontanare dalla vettura dimenticando il bambino all’interno.

Cosa prevede la legge e come mettersi in regola

L’obbligo è previsto dalla legge 117 del 1 ottobre 2018 fortemente voluta, tra gli altri, anche dal MoVimento 5 Stelle e dall’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. La legge è stata approvata ad ottobre del 2018 ed entrata in vigore il 27 ottobre 2018. Non è diventata operativa perché mancava un decreto attuativo. L’obbligo avrebbe dovuto scattare ad inizio luglio di quest’anno. Ma il decreto del MIT non è arrivato entro i tempi stabiliti dalla legge e soprattutto il TRIS – il sistema di informazione sulle regolamentazioni tecniche della Commissione europea – ha rimandato indietro la documentazione perché non c’erano sufficienti prove che il sistema e i dispositivi anti abbandono fossero realmente efficaci.

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Uno dei problemi ad esempio è dovuto al fatto che per funzionare gran parte dei dispositivi ha bisogno di essere connesso ad uno smartphone tramite bluetooth. Ma questa soluzione è lungi dal poter essere applicata in tutti i casi: lo smartphone (dando per scontato che tutti i genitori lo abbiano) può essere spento, in modalità silenziosa oppure scarico. Insomma non c’è alcuna garanzia che il sistema di allarme funzioni né ci sarebbero in commercio un numero sufficiente di dispositivi anti abbandono omologati in base a quanto stabilisce il decreto. I criteri per scegliere il dispositivo corretto, spiega AltroConsumo, sono tre. L’allarme deve attivarsi automaticamente ad ogni utilizzo senza ulteriori azioni da parte del conducente, deve inviare segnali visivi e acustici (o a vibrazione) che siano percepibili sia all’interno dell’abitacolo che dall’esterno del veicolo. Il consumatore poi può scegliere tra modelli universali, rilevatori di peso che possono essere utilizzati su buona parte dei seggiolini in commercio oppure integrati, che per forza di cose sono più costosi visto che comportano l’acquisto di un nuovo seggiolino.

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Il rischio è che anche volendo i genitori  che volessero mettersi in regola non possano farlo perché nei negozi non ci sono giacenze a sufficienza di quello che fino ad oggi era tutto sommato un prodotto “di nicchia”. Il classico pasticcio, una cosa fatta male e senza che siano stati definiti i parametri tecnici dei dispositivi a norma con la “Legge Meloni” o “Legge Salva Bebè”. Le conseguenze potrebbero pagarle proprio i genitori, che se trovati sprovvisti del salva bebè rischiano una multa fino a 326 euro (e la decurtazione di cinque punti dalla patente).

Come risolvere il problema delle sanzioni?

Che la legge dovesse entrare in vigore proprio oggi non è del resto una sorpresa. Perché – come aveva già fatto notare Motor 1 – questo è quanto stabilito dal decreto legge dove si legge che le disposizioni di modifica all’articolo 172 del codice della strada «si applicano decorsi centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 2 e comunque a decorrere dal 1° luglio 2019». Quindi è da luglio che l’obbligo di legge è in vigore, anche se nessuno aveva ben chiaro cosa doveva acquistare. Perché il regolamento di attuazione dell’articolo 172 del nuovo Codice della Strada in materia è stato pubblicato il 23 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale ed è entrato in vigore 15 giorni dopo, cioè oggi.

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Ed oggi Giorgia Meloni non solo non parla più di “Legge Meloni” come faceva qualche tempo fa, ma se la prende con il Governo che non ha fatto abbastanza per informare i cittadini che per colpa dell’esecutivo finiranno per percepirla come “l’ennesima complicazione”. Il punto è che è vero che il governo precedente non si è mosso per tempo, ma è anche vero che quella legge l’ha scritta la Meloni (è lei stessa a rivendicarlo) e che non poteva certo ignorarne il contenuto. Tant’è che a luglio si lamentava che Toninelli e il governo Conte 1 non avessero fatto nulla per rendere effettivo il provvedimento in tempo per l’estate, ovvero il periodo più caldo e quindi “pericoloso” per i bambini che vengono dimenticati in auto.

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C’è inoltre da rilevare che la mancanza di una campagna di sensibilizzazione è solo uno dei problemi. Come rileva Altroconsumo le indicazioni contenute nel decreto attuativo della legge 117/2018 (quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine ottobre) non sono per nulla precise e lasciano spazio a diverse interpretazioni. E sicuramente la responsabilità maggiore è del MIT, ma non si può negare che la Legge Meloni nella sua formulazione fosse alquanto vago circa la natura di questi sistemi di allarme che avrebbero dovuto poi dovuto essere identificati nell’apposito decreto attuativo. Che la legge sarebbe entrata in vigore in questi giorni però lo si sapeva da mesi. Per evitare le multe  e le sanzioni i deputati del PD hanno annunciato che presenteranno «un emendamento all’art. 52 del decreto fiscale, ossia la norma che prevede incentivi per l’acquisto dei dispositivi anti-abbondono per i seggiolini auto. In particolare proporremo che non vengano erogate sanzioni per i prossimi 4 mesi». Curioso che quell’emendamento non sia venuto in mente alla Meloni.

 

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