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L’arresto di Carola Rackete

carola rackete

La capitana Carola Rackete, dopo una lunga giornata in attesa di una svolta, invocando lo “stato di necessità” per i 40 migranti a bordo, ha deciso di forzare il blocco delle motovedette e intorno all’1.50 la nave della ong tedesca, battente bandiera olandese, è entrata nel porto commerciale di Lampedusa. Poco dopo è salita la Guardia di finanza che alle 3 ha fatto scendere e ha portato via in auto la comandante. È in stato d’arresto per violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione, che richiama il comportamento del comandante o dell’ufficiale che commetta atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, ed è punibile con la reclusione da tre a dieci anni.

L’arresto di Carola Rackete

Entrare nel porto di Lampedusa anche senza le autorizzazioni “è stata una decisione dell’equipaggio della Sea Watch” e non solo della capitana, ha detto l’avvocato della Ong tedesca, Leonardo Marino. “Siamo orgogliosi del nostro capitano, ha agito nel modo giusto. Ha insistito sulla legge del mare e ha portato la gente al sicuro”, ha affermato il Ceo di Sea Watch, Johannes Bayer. Sulla banchina un massiccio cordone delle forze dell’ordine. L’ingresso della Sea Watch in porto dopo 17 giorni, con i suoi 40 migranti, era stato salutato da applausi, ma anche da contestazioni, con un gruppo di lampedusani guidata dalla storica esponente della Lega nell’isola, Angela Maraventano, a urlava “Vergogna” anche all’indirizzo dei cinque parlamentari a bordo.

Rackete era già indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione dell’articolo 1099 del codice della navigazione contestato al comandante che non obbedisca all’ordine di una nave da guerra nazionale. Sull’isola è presente il procuratore aggiunto Salvatore Vella che aveva già fissato l’interrogatorio. “Sono passati quasi 60 ore da quando abbiamo dichiarato lo stato di emergenza. Nessuno ascoltava – ribadisce la Ong che spiega così la decisione presa – nessuno si è preso la responsabilità. Ancora una volta è toccato a noi portare in salvo 40 persone”.

Lo sbarco dalla Sea Watch 3

“Non avevamo scelta, al comandante, iscritto nel registro degli indagati, non è stata data nessuna soluzione di fronte a uno stato di necessità dichiarato trentasei ore fa e quindi era sua responsabilità portare queste persone in salvo”, ha detto la portavoce della Sea Watch, Giorgia Linardi, commentando la scelta della comandante della nave, Carola Rackete, di entrare in porto. “La violazione – ha aggiunto Linardi – è stata non del comandante, ma delle autorità che non hanno assistito la nave per sedici giorni”. Ma ora il comandate rischia l’arresto?, le è stato chiesto: “Potrebbe – ha risposto -. Vediamo cosa accade”.

carola rackete 1

È quindi iniziato lo sbarco dei 40 migranti a bordo della Sea Watch. I primi quattro sono già saliti su uno dei mezzi che li trasferirà al centro di accoglienza sull’isola e le procedure di sbarco stanno proseguendo senza problemi. Prima di sbarcare dalla nave i migranti hanno salutato e abbracciato i volontari della ong che in queste due settimane li hanno assistiti. A bordo della nave ci sono anche gli uomini della Guardia di Finanza e della Polizia che stanno ponendo sotto sequestro l’imbarcazione.

L’articolo 1100 del Codice di Navigazione

Fonti autorevoli della procura di Agrigento spiegano che la capitana della Sea Watch Carola Rackete è in stato d’arresto per violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione, che richiama il comportamento del comandante o dell’ufficiale che commetta atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, ed è punibile con la reclusione da tre a dieci anni. Rackete poco prima delle 3 era stata fatta scendere e portata via con un’auto dalle fiamme gialle, dopo avere deciso di forzare il blocco, facendo entrare in porto la Sea Watch intorno all’1.50. Sull’isola è presente il procuratore aggiunto Salvatore Vella che aveva fissato l’interrogatorio della capitana.

“Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La pena per coloro che sono concorsi nel reato è ridotta da un terzo alla metà”, è il testo dell’Articolo 1100 del codice della navigazione.

Carola Rackete in carcere?

La capitana della nave Sea Watch, Carola Rackete, potrebbe essere trasferita in carcere e processata per direttissima. La comandante è stata infatti arrestata in flagranza di reato per violazione dell’Articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra, che prevede una pena dai tre a 10 anni di reclusione. A Carola Rackete potrebbe essere contestato anche il tentato naufragio della motovedetta della Guardia di Finanza, speronata dalla nave durante la manovra di attracco. – Il comandante della tenenza di Lampedusa delle Fiamme Gialle, luogotenente Antonino Gianno, ha prelevato personalmente la comandante a bordo della Sea Watch con l’ausilio di altri 4 finanzieri, notificandole in caserma il verbale di arresto. La comandante della Sea Watch potrebbe adesso essere trasferita nel carcere di Agrigento in attesa delle decisioni della Procura di Agrigento che coordina l’inchiesta.

“Comportamento criminale della comandante della Sea Watch, che ha messo a rischio la vita degli agenti della Guardia di Finanza. Ha fatto tutto questo con dei parlamentari a bordo tra cui l’ex ministro dei trasporti: incredibile”. Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini mentre Carola Rackete a diferenza di quanto preventivato andrà agli arresti domiciliari. I domiciliari sono stati decisi dalla Procura di Agrigento che la accusa di resistenza e violenza a nave da guerra e tentato naufragio.

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