Economia

CARIGE, l’offerta in arrivo

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Repubblica Genova torna oggi su CARIGE con un articolo di Massimo Minella che annuncia un’offerta in dirittura d’arrivo. Sul tavolo dei commissari ci sono ancora alcune opzioni in piedi per quella che costituisce oggi l’ultima ipotesi di accordo prima della nazionalizzazione della banca.

Con chi? Le opzioni al momento restano tre: nuovamente una soluzione finanziaria, vale a dire con un fondo come potrebbe essere Apollo, Varde o Warburg Pincus, una industriale, con una banca, oppure una soluzione mista, che preveda entrambi i soggetti. In un caso o nell’altro, non dovrebbero far mancare il proprio apporto il Fondo Interbancario e anche gli attuali primi azionisti, la Malacalza Investimenti.

Il quadro, come si diceva all’inizio, è molto fluido. E finora l’unico soggetto uscito un po’ più allo scoperto è stato proprio Vittorio Malacalza, presidente della holding di famiglia, sempre pronto a dispensare consiglio ai suoi due figli, Davide e Mattia, che seguono operativamente il dossier. Intervenendo all’assemblea dei piccoli azionisti, Malacalza ha ribadito di gradire per il futuro di Carige una “soluzione industriale”, vale a dire un accordo con una banca. Quale? Finora tutte quelle indicate dalle indiscrezioni di queste settimane si sono prontamente chiamate fuori. Ma potrebbe semplicemente essere pretattica.

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I numeri di Carige (Il Sole 24 Ore, 5 maggio 2019)

Nel caso si decidesse di proseguire su questa rotta, comunque, l’attenzione dovrebbe cadere su un istituto di dimensioni simili a quelle di Carige, come potrebbero essere Credem, la Popolare di Sondrio, il Creval. Della nuova squadra dovrebbe far parte anche il Fondo Interbancario che potrebbe convertire la metà di quanto sottoscritto sotto forma di bond, quindi 150 milioni.

Il passaggio per un riassetto delle quote e quindi della governance sarà l’aumento di capitale, che dovrà essere approvato dall’assemblea. Ma prima di sottoporre al voto dei soci lo schema, ci dovrà essere un accordo preventivo fra tutti i soggetti. A quel punto, anche l’attuale primo azionista, la Malacalza Investimenti, potrebbe cedere una quota dei suoi diritti e sottoscrivere una parte dell’aumento.

Dopo aver speso in Carige 423 milioni, salvandola dal crac, i Malacalza sarebbero infatti disponibili a un nuovo intervento.

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