Economia

I finti divorzi e cambi di residenza per il reddito di cittadinanza

Il Giornale: raddoppio di cambi di residenza a Palermo, raddoppio a Crotone, +20% a Bari, +20-30% a Napoli. A Milazzo (Messina) dieci cambi di residenza in tre giorni

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Le anagrafi italiane stanno registrando migliaia di disintegrazioni di famiglie da un mese a questa parte. E il Giornale racconta che c’è il trucco: divorzi e cambi di residenza servono a provare a percepire il reddito di cittadinanza. Scrive il quotidiano che gli aumenti di cambi di residenza e variazioni dello stato di famiglia erano segnalati dalle anagrafi agli uffici comunali fin da novembre, ma a gennaio, e ancor di più nei primi giorni di febbraio, stanno diventando clamorosi: raddoppio di cambi di residenza a Palermo, raddoppio a Crotone, +20% a Bari, +20-30% a Napoli. A Milazzo (Messina) dieci cambi di residenza in tre giorni hanno indotto il sindaco a emanare una circolare urgente.

Le domande per ottenere il reddito di cittadinanza si potranno inviare soltanto a partire dal 6 marzo tramite sito dedicato, Cafe Poste Italiane. Il tetto massimo di 780 euro può essere richiesto da un disoccupato single che paga l’affitto e che componga dunque, da solo, un nucleo familiare. Un capofamiglia con due figli a carico, e la cui famiglia risponda ai requisiti massimi di reddito e di valore immobiliare di proprietà secondo i parametri Isee, può arrivare a portare a casa, con il sussidio all’affitto, fino a 1.180 euro. I Comuni stanno verificando se è in corso il tentativo di aumentare il numero dei familiari «single», per innalzare le possibilità di avere più assegni.

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I cambi di residenza per il reddito di cittadinanza (Il Giornale, 13 febbraio 2019)

Emblematico è il caso di Crotone:

Crotone, secondo le stime, dovrebbe raggiungere il numero massimo di richieste di reddito di cittadinanza: potrebbero presentare domanda il 27,4% delle famiglie, più di una su quattro. E anche qui il Comune ha registrato un raddoppio dei cambi di residenza: «Dal 10 gennaio al 10 febbraio 2018 – puntualizzano dagli uffici – erano stati 180. Nello stesso periodo di quest’anno 330». Se si va avanti di questo passo, si rischia che metà dei cittadini chiederanno l’assegno.

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