Economia

La favola pseudo keynesiana sulla spesa pubblica in USA

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Orde di esimi economisti televisivi italiani, con l’approvazione del giornalista di turno, da quasi un decennio blaterano di spesa pubblica negli USA asserendo che, innalzata senza freni dall’amministrazione Obama, avrebbe stimolato la ripresa oltreatlantico. Peccato che si tratti della solita bufala per telelobotomizzati. La spesa pubblica aggiuntiva deliberata nel 2009 (che in parte era una continuazione dell’intervento di emergenza 2008 per tenere in piedi il sistema finanziario) è stata spalmata negli anni seguenti, in particolare per la parte che ha a che fare con consumi e investimenti delle PA sia statali che federali. Per questo, nel grafico riportato qui, non c’è alcuna esplosione della linea verde che, invece, s’appiattisce e quasi scende mentre tutto il resto vola. Una bufala, appunto.

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La crescita e i fattori di spesa in USA

Va aggiunto anche un fattore, che in Italia tutti sempre dimenticano e che ho ripetuto come un disco rotto in decine di occasioni, senza che facesse breccia nella psiche dell’interlocutore, perché contraddiceva il mito pseudo-keynesiano che il giornalismo italiano è determinato incrollabilmente a diffondere. Infatti, i maggiori quotidiani italiani continuano a pubblicare lunghi e pomposi articoli dove il trombone ammanicato di turno spiega che tutti i mali italiani e della UE vengono dal fatto che c’e’ l’austerita’, che essa impedisce ai vari stati di spendere e spandere e che la cattiva BCE non finanzia il debito nazionale all’emissione. Bufale rinsecchite.

Il grafico riporta la spesa pubblica totale, data dalla somma di spesa del governo federale e spesa dei singoli stati. Negli USA i singoli stati NON possono fare deficit ed emettere debito (esistono eccezioni, ma sono veramente trascurabili) e quindi le amministrazioni locali devono chiudere i bilanci in pareggio praticamente ogni anno. In altre parole: l’area monetaria del dollaro si regge, fra le altre cose, su una specie di super-Maastricht o Patto di Austerita’ che impedisce persino l’emissione di debito pubblico degli stati membri. Altro che 130% di debito e “sfiorare il 3%” di deficit ogni anno! E altro che finanziamento del debito da parte della banca centrale: La Federal Reserve compra debito pubblico sul mercato secondario, esattamente come la BCE e con metodi ed approcci del tutto simili.

La contropartita di questa “perdita di sovranità ” (nel linguaggio somarista ora di moda in Italia) che costringe i 50 stati ad una austerità assoluta, è che il governo federale ha un potere di spesa ed emissione di debito che in parte compensa le limitazioni imposte agli stati. Fra queste, oltre ad un potere di raccogliere tasse ed imposte pari a circa il 25% del PIL, c’e’ anche il potere di emettere debito pubblico. In sostanza il governo di Washington ha infinitamente più poteri della UE (in materia fiscale e in tutti gli altri campi), proprio in virtù della macroscopica cessione di sovranità avvenuta a partire dalla guerra d’indipendenza ed ampliatasi progressivamente nei due secoli e passa trascorsi da allora.

Cosa succede in genere e cosa è successo nel 2009 e 2010? A fronte del drammatico crollo della spesa pubblica nei singoli stati (c’era la recessione, quindi meno gettito fiscale e quindi, a causa del super-patto di stabilità, meno spesa locale) il governo federale ha supplito (a volte in parte a volte completamente) con spese proprie e trasferimenti ai singoli stati. Il risultato finale di queste sottrazioni ed addizioni sono i valori riportati nella linea verde del grafico: nessuna esplosione di spesa pubblica, anzi l’opposto!

Insomma i dati ufficiali qui riportati mostrano che nonostante la fanfara pseudo-keynesiana quelle spese “addizionali” non hanno assolutamente fatto impennare la spesa pubblica che ha continuato con il trend pre-2007 sino al 2009 (compreso), e’ diventata stazionaria nel 2010 ed è poi scesa leggermente. Questa è la spesa effettiva del settore pubblico in America. Quindi è una leggenda che la ripresa USA (iniziata seriamente solo nel 2011) sia stata trascinata dalla spesa pubblica. Non è così e i dati lo provano al di là di ogni ragionevole dubbio.

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