Economia

Per Boeri il reddito e quota 100 favoriscono i lavoratori pubblici e il Sud

tito boeri di maio salvini

L’aumento della spesa per le pensioni non fa crescita, trasferire risorse da chi lavora a chi non lavora è sbagliato, il reddito di cittadinanza conviene al Sud mentre la riforma della Legge Fornero andrà a vantaggio soprattutto dei lavoratori statali. Tito Boeri da Venezia, in occasione di un convegno per i 120 anni di storia dell’INPS, fa a pezzi i provvedimenti del governo gialloverde, che non ama ed è ricambiato con la stessa moneta.

Tito Boeri, quota 100 e il reddito di cittadinanza

“Non è aumentando la spesa pensionistica che si può far crescere l’economia del nostro paese, è esattamente il contrario”, ha detto il presidente dell’Inps. “L’aumento dello spread porta alla riduzione dei rendimenti di molti fondi pensione; ciò significa pensioni minori per molti lavoratori e in prospettiva quindi una situazione di maggiore difficoltà per la crescita, con minori possibilità di finanziamenti e liquidità per le imprese”. Poi la stoccata: “Bisogna essere trasparenti sul profilo distributivo dei provvedimenti che si intendono adottare. Si dice spesso che la quota 100 andrà a beneficio del nord. In realtà più del 40% delle risorse per questa misura andrà ai pensionati del pubblico impiego. Anche il reddito di cittadinanza è fortemente sbilanciato al sud. Credo che non più del 2-3% delle risorse andrà a regioni come il Veneto che conta circa 8/9% della popolazione“.

riforma fornero quota 100
L’ipotesi di riforma (Corriere della Sera, primo ottobre 2018)

“Il percorso di successo – ha aggiunto – è quello di alleggerire gli oneri su chi lavora. Muoversi nella direzione opposta, triplicando l’afflusso di chi va in pensione e di chi non lavora, significa colpire la fiscalità generale”. “Poi non è detto – ha osservato il presidente dell’Inps – che per uno che va in pensione, uno entra, e comunque quest’uno avrà un reddito basso, e di riflesso una minore contribuzione”. “La storia insegna – ha concluso Boeri – che più prepensionamenti significa più disoccupazione giovanile. Un esempio? Il settore pubblico. Chi uscirà, almeno nel breve, non verrà sostituito”.

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