Economia

I soldi delle Poste per salvare le banche venete

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Nuovi bond con garanzia dello Stato per 3,6 miliardi complessivi, così da fronteggiare la crisi di liquidità, e una lettera al ministero dell’Economia in cui si invita a fare presto. Continua il lavoro attorno al cantiere di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Per le due ex popolari, oggetto di un primo salvataggio da parte del fondo Atlante lo scorso anno, che stanno trattando con le autorità europee un piano di messa in sicurezza, il fattore tempo è cruciale.

I soldi delle Poste per salvare le banche venete

Il governo sta “continuando a lavorare sul caso delle banche venete che è diverso da quello di Mps”, ha sottolineato oggi il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, da Bruxelles dove ha incassato l’accordo sull’istituto senese. “Tra le opzioni c’è anche la ricapitalizzazione precauzionale”, ha continuato, parlando dell’ingresso dello stato nel capitale. Le due banche, infatti, devono rafforzare il proprio patrimonio con 6,4 miliardi di euro: una parte potrebbe arrivare dal governo, ma la Commissione Ue spinge perché oltre 1 miliardo arrivi da risorse private. Proprio a questo proposito è emersa negli ultimi giorni l’opzione di cercare l’intervento di alcuni fondi di private equity, che potrebbero agire sia sul lato del capitale che su quello dell’acquisto di parte dello stock di crediti deteriorati: uno schema, questo, che era già stato pensato lo scorso anno dal fondo Apollo per un intervento su Carige, ma che non aveva poi preso corpo.

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I principali dati contabili di BPVI e Veneto Banca (Il Sole 24 Ore, 25 maggio 2017)

E intanto, scrive oggi Andrea Greco su Repubblica, il governo potrebbe calare l’asso Poste Italiane per il salvataggio di BPVI e Veneto Banca. Ci sono due opzioni possibili:

Uno è la partecipazione del gruppo quotato – ma al 35% della Cassa depositi – nel capitale mancante, per importi da definire e che comunque saranno ridotti nel negoziato in corso tra l’esecutivo e l’antitrust europeo. L’altro prevede il coinvolgimento di Poste Vita, che potrebbe rilevare da Vicenza il “sistema Cattolica” (le quote restanti nell’assicurazione più le società della partnership bancassicurativa), riducendo di 250 milioni il fabbisogno di capitale di Vicenza. Una soluzione che potrebbe rinfocolare le polemiche sull’utilizzo del baluardo del risparmio nostrano; ma che dimostra la determinazione del governo a evitare “incidenti” bancari in un clima politico sempre più elettorale.

Proprio per rafforzare la liquidità Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno lanciato, dopo quelli già emessi a febbraio, dei nuovi bond garantiti dallo Stato, che potranno dunque essere impiegati presso la Bce per ottenere fondi freschi. Per Popolare di Vicenza l’emissione vale 2,2 miliardi, mentre per Veneto Banca i bond sono due, da 700 milioni ciascuno. Sale cosi’ in totale a 8,7 miliardi il valore delle obbligazioni dei due gruppi che hanno ricevuto la garanzia dello Stato

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