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Le adozioni internazionali in Italia

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La crisi delle adozioni internazionali continua. Margherita De Bac sul Corriere della Sera illustra i numeri sui bambini stranieri entrati in Italia nel 2015, ovvero la metà rispetto al 2010: si va dai 4130 di allora ai 2010 di oggi. Un po’ per i costi, un po’ per i tempi lunghi di attesa, un po’ per colpa della burocrazia:

Tre coppie su 10 aspettano più di due anni, quasi due su 10 anche quattro, calcolando l’iter necessario per il certificato di idoneità e l’ingresso in casa del figlio. Questa la normalità. Senza contare incidenti di percorso drammatici, come il caso della Repubblica democratica del Congo. Una cinquantina di piccoli, già con cognome italiano, a tre anni dall’abbinamento, devono ricongiungersi alle loro nuove famiglie lasciate sole, senza notizie. Nei mesi scorsi, a scaglioni, sono giunti da Kinshasa i primi 50 bimbi rimasti bloccati nel Paese africano dopo lo stop del governo che ha voluto rivedere i singoli dossier. Gli enti incaricati di seguire le pratiche e le coppie chiedono una svolta. La speranza è Maria Elena Boschi nominata nell’ultimo consiglio dei ministri presidente della Commissione adozioni internazionali, finora retta da Silvia Della Monica, slittata alla vicepresidenza.

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Le adozioni internazionali in Italia (Corriere della Sera, 13 maggio 2016)

Leggi sull’argomento: Perché Maria Elena Boschi diventa presidente della Commissione Adozioni Internazionali

All’origine del ricambio al vertice forse c’è proprio la tensione che si è venuta a creare in seguito al caso Congo, gestito in un modo che sembra aver creato attriti anche interni. Marco Griffini, fondatore dell’associazione l’Aibi (Amici dei bambini), denuncia inoltre «la fuga delle famiglie». Calano le coppie che aprono la porta a un bimbo straniero: sono la metà. Altro capitolo le adozioni nazionali, in carico ai tribunali minorili. Anche qui situazione in stallo. Trovano casa mediamente un migliaio di minorenni. Trecento restano in istituto: i più difficili. Fulvia Tonizzo, presidente associazione Anfaa (famiglie adottive e affidatarie) pretende chiarezza: «Per ogni bambino disponibile, 10 coppie in attesa. Manca il sostegno per il dopo, ad esempio l’inserimento a scuola».