Economia

Le 49 attività pronte alla riapertura secondo i codici ATECO

Per ogni attività bisogna stimare la possibilità di mantenere il distanziamento fisico tra i lavoratori e il rischio di venire a contatto con fonti di contagio. 49 attività su 97 ottengono le valutazioni di basso rischio che permetterebbero la riapertura

dpcm 22 marzo 2020 codici ateco attività aperte 2

La task force per l’emergenza Coronavirus guidata da Vittorio Colao sta esaminando un documento chiamato «Covid-19: tabella delle classi di rischio dei lavoratori». Si tratta, spiega oggi Giuseppe Selvaggiulo sulla Stampa, di una griglia per valutare la pericolosità delle attività economiche sulla base di due parametri: aggregazione sociale e rischio integrato.

Le 49 attività pronte alla riapertura secondo i codici ATECO

Per ogni attività bisogna stimare la possibilità di mantenere il distanziamento fisico tra i lavoratori e il rischio di venire a contatto con fonti di contagio, spiega il quotidiano:

Ciascuno dei due parametri è misurato con diverse gradazioni cromatiche. Il livello di aggregazione sociale varia da 1 (colore verde, rischio basso) a 4 (rosso, alto). In mezzo il valore 2 è bianco e il 3 giallo. Il rischio integrato varia da basso (verde) a alto (rosso). In mezzo il rischio medio-basso (bianco) e medio-alto (giallo). Le imprese sono divise secondo i codici Ateco (Attività Economica), combinazioni alfanumeriche in cui le lettere individuano il macro-settore mentre i numeri (da due fino a sei cifre) definiscono «divisioni, gruppi, classi, categorie, sottocategorie».

coronavirus categorie lavoratori
Coronavirus: le categorie di lavoratori più a rischio (Il Messaggero, 11 aprile 2020)

Per esempio un’azienda che coltiva cereali ma non riso si iscrive alla camera di commercio con il codice Ateco A01.11.10. Analogamente per tutti i settori, con 787 articolazioni. E anche all’interno delle stesse categorie ci sono attività con profili di rischio diversi. I codici Ateco sono stati usati dall’inizio dell’emergenza per definire divieti e deroghe. Secondo l’Istat le imprese formalmente bloccate sono 2,1 milioni (poco meno del 48%), che impiegano 7,1 milioni di addetti (di cui 4,8 milioni dipendenti).

E quindi 49 attività su 97 ottengono le valutazioni di basso rischio che permetterebbero la riapertura (ma alcune di esse non sono mai state chiuse):

Dunque, secondo questa classificazione, possono ripartire silvicoltura, cave e miniere, edilizia, servizi immobiliari, pubblicità. Quanto al manifatturiero, luce verde per industria del tabacco, tessile, confezioni di abbigliamento e fabbricazione di articoli in pelle, chimica, plastica, gomma, metallurgia, autoveicoli, legno e mobili. Più sfumata, ma sostanzialmente possibilista, la valutazione sul commercio. Il rischio sul distanziamento sociale è valutato 2 su 4; quello sulla possibilità di contagio varia da basso per autoveicoli e centri all’ingrosso a medio-basso per tutti gli altri negozi al dettaglio. Ma diventa alto per i centri commerciali.

Niente da fare invece per i trasporti e i collegati e ovviamente per le attività di ristorazione.

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