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I 22 minuti di buco nella fine di Viviana Parisi e le ipotesi sulla sorte di Gioele Mondello

La cognata ha raccontato a gds.it che «Viviana era afflitta da manie di persecuzione, questo le avevano refertato all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto. Diceva a mio fratello che era pedinata, ma erano soltanto cose che aveva nella sua mente»

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A Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina, a metà strada tra la sua casa di Venetico e le campagne di Caronia dove è  stata trovata morta, Viviana Parisi, ha trascorso 22 minuti la mattina del 3 agosto. E in quei 22 minuti c’è tutto il mistero sul destino di Gioele Mondello.

I 22 minuti di buco nella fine di Viviana Parisi e le ipotesi sulla sorte di Gioele Mondello

La Stampa scrive che è prevista per oggi l’autopsia del corpo di Viviana all’ospedale Papardo di Messina: dovrebbe chiarire com’è morta e se ha subito violenza. Due risposte che potrebbero dirigere le indagini verso una delle tre attuali direzioni: si è suicidata? È stata uccisa? Ha avuto  un incidente? Il corpo è riverso a terra in posizione prona, le braccia lungo la testa, le gambe divaricate, come se fosse caduta. Ma sul vicino traliccio dell’Enel non sarebbe mai salita, secondo chi indaga. Mentre le speranze di trovare in vita Gioele sembrano ormai sparite:

Ieri è tornato il marito Daniele Mondello a cercare il figlioletto, affiancando vigili del fuoco, carabinieri, poliziotti, uomini della protezione civile. Nessuna polemica, dopo che la sorella Mariella l’altro giorno aveva puntato il dito contro i ritardi nelle ricerche. «Aspettiamo di sapere», dice con la testa bassa, accanto a lui c’è il padre. Mancavano questi ultimi venti ettari per considerare esplorata tutta la zona. Eppure, beffa atroce, Viviana era proprio qui, dietro l’angolo, a soli cinquecento metri in linea d’aria dal punto della scomparsa, e a poco più di un chilometro e mezzo a piedi. Un clamoroso errore nelle ricerche? Gli uomini della forestale dicono di no: «Il terreno qui è così infestato da rovi e da cespugli, è possibile pure passare accanto a una salma e non riuscire a vederla». Se così è stato per Viviana, così potrebbe essere ancor più per il piccolo Gioele. Gioele, che nessuno – al di là delle parole di circostanza – conta più di vedere vivo. Gioele, che si spera solo sia spirato con il minore strazio possibile, almeno senza vedere la madre che moriva.

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La ricostruzione delle ultime ore di Viviana Parisi (La Repubblica, 10 agosto 2020)

La cognata ha raccontato a gds.it che «Viviana era afflitta da manie di persecuzione, questo le avevano refertato all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto. Diceva a mio fratello che era pedinata, ma erano soltanto cose che aveva nella sua mente». «Stava male mentalmente – dice Mariella – anche se negli ultimi tempi sembrava stesse meglio, alternava periodi di serenità a periodi di crisi nervose. Litigi con mio fratello? No, ma a volte accendeva discussioni per fisime dovute allo stato mentale in cui si trovava». Quando stava meglio, andava nello studio di registrazione al pian terreno di casa sua e postava sulla sua pagina Facebook musica che faceva impazzire i suoi fan e parole dettate dal cuore, di amore infinito per il figlio e di consapevolezza ritrovata: «Tutti abbiamo dei momenti difficili, ma poi si superano».

Le ipotesi su Gioele

Il Corriere della Sera spiega oggi che le ricerche del piccolo Gioele, fino alla tarda serata di ieri vane, hanno un difetto d’origine: la mancanza di certezze. Non si sa se la mattina del 3 agosto, giorno della scomparsa, era davvero con la madre Viviana al momento dell’incidente nella galleria della Messina-Palermo, quando la donna si è allontanata in silenzio (intorno alle 11.30) scavalcando il guardrail per addentrarsi nella boscaglia di Caronia dove poi è stato ritrovato il suo corpo.

«Le immagini sono sfocate, non si distinguono i passeggeri — fanno notare gli investigatori — ma anche se fossero nitide e si vedesse il bambino (4 anni, ndr) legato al seggiolino, non potremmo mai sapere se era vivo». L’ipotesi sottende naturalmente lo scenario più terribile, che però, in mancanza di certezze, non viene escluso: il bambino già morto. Cosa che giustificherebbe l’allontanamento di Viviana dopo l’incidente con il figlio in braccio. In questo quadro si sarebbe trattato di omicidio-suicidio, con lei che, dopo aver lasciato Gioele, magari seppellendolo o lasciandolo da qualche parte, ha deciso di farla finita, forse buttandosi dal traliccio alla base del quale è stata trovata. Un’ipotesi che ha però vari punti deboli: il corpo del piccolo non è stato rinvenuto nei paraggi e neppure a Sant’Agata di Militello, dove la dj è uscita dall’autostrada per venti minuti. Amici e parenti parlano poi di una madre amorevole, incapace di dare anche solo un ceffone a Gioele.

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Altra ipotesi: omicidio di Viviana nella boscaglia e sequestro del bambino. Nella sua tragicità è paradossalmente uno scenario che molti si augurano, perché in questo caso il bambino potrebbe essere ancora in vita. Pesa, però, il macigno dell’improbabile killer-sequestratore casuale, incontrato nella boscaglia. Terzo caso, il più carico di speranze ma anche il più fantasioso: Viviana che affida il bambino a qualcuno e poi decide di togliersi la vita. «Gioele non lo lasciava mai, figuriamoci se lo dava a qualcuno che non è della famiglia», tagliano corto gli amici. Infine l’incidente, una caduta, un malore, uno svenimento e lei e il bambino che finiscono preda di animali selvatici. Un’altra immagine da brividi.

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