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Perché fare volontariato se è pericoloso? Lo spiega Giobbe Covatta

Dopo il rapimento in Kenya di Silvia Costanza Romano ieri sui social network sono usciti molti status che si chiedevano perché andare fino in Africa per fare volontariato. Il comico testimonial AMREF risponde

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Subito dopo il rapimento in Kenya di Silvia Costanza Romano ieri sui social network sono usciti molti status che si chiedevano perché andare fino in Africa per fare volontariato. Giobbe Covatta, che a Nairobi ha mandato la figlia Olivia appena 21enne, spiega su Repubblica il motivo:

Perché il volontariato può cambiarti la vita. È successo a me. Ma è accaduto anche a mia moglie, Paola, perché le cose le facciamo sempre in due: continuiamo ad avere piacere di condividere certe cose. Occuparsi degli altri ti pone dinanzi a situazioni che ti restituiscono la misura reale delle cose, dei tuoi stessi problemi e angosce. Tante volte con Paola ci siamo ritrovati ad ammettere di aver avuto un «gran culo» nella vita. E questa fortuna va messa a frutto per gli altri.

Anche perché ti rendi conto, poi, che certe fortune non sono così diffuse in questo pianeta. La percentuale di chi se la cava è bassa, perché quelli malconci sono la maggioranza. E come diceva quella famosa filosofa del ’900, Rita Pavone, «la storia del passato ormai ce l’ha insegnato che un popolo affamato fa la rivoluzion». Peccato che la lezione, ai tempi nazionalpopolare del suo Gian Burrasca, sia stata non tanto dimenticata quanto tradita.

Viviamo in tempi paradossali di criminalizzazione del mondo del volontariato, come se dare una mano sia diventato un motivo di colpa. Non ho mai preteso o pensato che fare volontariato fosse nobilitante agli occhi degli altri, ma trovo fuori da qualsiasi logica che oggi sia quasi un motivo di colpa. Le parole hanno il loro peso. Fare oggi il volontario è quasi essere collaborazionista degli invasori.

A proposito di parole, allora, bisogna chiedersi se davvero i migranti in fuga da guerre e povertà possano realmente dirsi invasori. Basta andare sul vocabolario. Non c’è mica da filosofeggiare sopra.

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