Economia

Urbano Cairo non è grillino (e non entra in politica)

urbano cairo

Andrea Malaguti su La Stampa pubblica oggi un ritratto di Urbano Cairo nel quale si parla delle sue ambizioni extra-imprenditoriali: la politica gli piace, nessuno lo nega, ma per adesso non ha alcuna intenzione di entrare in politica.

Ora, un uomo con questa forza, è perfetto solo per contare soldi e rilanciare aziende o anche per entrare in politica? E il sondaggio su di sé, appena commissionato, soddisfa la voglia di un imprenditore della comunicazione di misurare la propria popolarità o è l’indagine di chi aspira a un ruolo nella guida del Paese? Suggestioni che hanno come sfondo l’eterna ricerca di un Berlusconi con vent’anni di meno. E comunque di un papa straniero capace di cambiare le carte in tavola. Domande che ritornano nei giorni in cui si rincorrono voci e articoli su una campagna elettorale con il presidente di Rcs candidato premier dei Cinque Stelle.
Ma Cairo è grillino? «Assolutamente no», dice lui. È l’impressione di tanti. «Un’impressione sbagliata. Non ho riferimenti politici specifici. E ai miei direttori lascio libertà totale. Da loro mi aspetto cose interessanti per telespettatori e lettori. Sarebbe assurdo ignorare una parte della nazione». Gianni De Biasi, il primo allenatore chiamato da Cairo al Torino, racconta che il presidente è sempre stato attratto dalla politica.

corriere urbano cairo
Anche se, racconta, per i sondaggi una sua discesa in campo sarebbe un azzardo:

La voce arriva a scatti. «Sto seguendo il Giro d’Italia. È un ottimo modo per osservare il Paese. Famiglie, mamme, bambini. L’entusiasmo è contagioso. Un’Italia in marcia». Macronianamente “En Marche”. Eccola la suggestione. «No, la citazione è casuale». Ma per i sondaggi una discesa in campo non sarebbe un azzardo, il profilo perfetto per gli europeisti moderati. «Ho una grande passione per la politica, ma non ho tempo. Le mie aziende hanno 4500 dipendenti diretti e altrettanti indiretti. Ho un impegno con loro. Rcs poi ha dimensioni importantissime, e aveva accumulato oltre un miliardo di debiti. Ora le cose stanno andando bene, per la prima volta produciamo cassa».
Racconta che la sfida gli porta via cento ore di lavoro a settimana: dorme quattro ore per notte e già due volte, mentre nel palazzo della Gazzetta controllava conti, fatture e note spese, i guardiani hanno spento la luce. «Era passata mezzanotte. Credevano non ci fosse più nessuno».