Economia

Tutto il potere al Soviet di Renzi

La riforma della pubblica amministrazione torna e riparte l’iter del DDL Madia. Con un intoppo, che racconta oggi il Messaggero: il troppo potere attribuito a Palazzo Chigi nelle nomine e nella vigilanza. Racconta il quotidiano romano:
 

Tra le altre cose, l’articolo sette della riforma della Pubblica amministrazione,rafforza i poteri diPalazzo Chigi a scapito di quelli degli altri ministeri, in primis quello dell’Economia. A cominciare dalle nomine nelle società pubbliche. «I procedimenti di designazione o di nomina di competenza, diretta o indiretta, del governo o dei singoli ministri», si legge nell’emendamento presentato dal relatore Giorgio Pagliari,devono essere effettuati «in modo da garantire che le scelte, quand’anche da formalizzarsi con provvedimenti di singoli ministri,siano oggetto di esame inconsiglio dei ministri». La maggior parte delle società pubbliche sono partecipate dal Tesoro, che esercita i diritti dell’azionista, compreso quello di compilare le liste dei consigli di amministrazione.
 

palazzo chigi
Insomma, una serie di prerogative passano per Palazzo Chigi. E anche la vigilanza sulle Agenzie nazionali:

Queste scelte, ora, dovranno passare per il consiglio dei ministri. In realtà nei fatti, almeno nell’ultima tornata di manager pubblici, la scelta dei capi azienda è già avvenuta con una forte presenza di Palazzo Chigi, in un confronto, a volte anche dialettico, con il Tesoro. Con le nuove norme il ruolo di Palazzo Chigi verrebbe «istituzionalizzato». Stesso discorso anche per la vigilanza sulle Agenzie nazionali, come quella delle Entrate o del Demanio. L’emendamento prevede di rivedere la vigilanza, che oggi è in capo al Tesoro, «al fine di assicurare l’effettivo esercizio delle attribuzioni della Presidenza del consiglio».

Una situazione decisamente squilibrata. Speriamo che se ne renda conto almeno Renzi.