Economia

«Tra Tsipras e Salvini meglio la Merkel»

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Non è l’odio per l’euro che unisce Tsipras e Kammenos, Salvini e Le Pen, Grillo e Farage. Non è (solo) la macelleria sociale della troika, di Monti e Rajoy a resuscitare Vendola e i Podemos di Iglesias. Il segreto del successo dei “radicali” di destra e sinistra sta nell’aver trovato in Bruxelles ciò che ci fa sentire tutti outsiders. Sfrondata da ogni ideologia la proposta politica dei partiti “di protesta” si riduce ad un’unica affermazione: “La società è ingiusta, il sistema vi penalizza a favore di un’altra componente sociale”. Finora tutti avevano individuati colpevoli diversi, spesso inconciliabili: gli immigrati per gli xenofobi, i ricchi e l’establishment finanziario per l’estrema sinistra, le corrotte forze partitocratiche per l’estrema destra. Perché un partito anti-sistema abbia successo fino a entrare davvero nelle stanze del potere deve trovare un bersaglio credibile per la maggioranza, ma abbastanza ristretto da non potersi difendere dalla massa. Il nazismo portò alle più disumane conseguenze mille anni di antisemitismo europeo. Molto più modestamente il Movimento 5 Stelle ha trovato nella “casta” una vera miniera d’oro, visto che un sistema che premia in base alla vicinanza con il potere politico è odiato da tutti, anche da quelli che in realtà ne sono beneficiati (baby pensionati, evasori fiscali, alti burocrati)

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I numeri della vittoria di Tsipras alle elezioni in Grecia (Corriere della Sera, 26 gennaio 2015)

L’ASSASSINO? IL MAGGIORDOMO
L’Europa è il colpevole perfetto perché portatore di modernità, cambiamento e “ladra” di identità e tutele. In più nessun partito politico è direttamente responsabile delle sue decisioni per cui non ha difensori d’ufficio. Lo ha ben capito la Lega 2.0 che ha abbandonato la retorica anti-meridionalista (aprendosi un nuovo mercato elettorale) per una più xenofoba e euroscettica creando il curioso paradosso che sarebbe l’Unione Europea la causa – o quantomeno colpevole di mancata vigilanza- dell’invasione di extracomunitari. A ben guardare le due grandi forze da combattere, la povertà che rende gli europei più intolleranti e la guerra che rende i mediorientali profughi, sono fuori dalla portata di qualsiasi politica estera nazionale. Quindi se l’estrema destra davvero volesse meno immigrati chiederebbe più Europa (polizia, norme sulla cittadinanza e l’asilo).
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I numeri dell’economia greca (Repubblica, 7 gennaio 2015)

AGITATI E BASTA
Ma nel marketing politico un problema non risolto è una vera manna specie per quelle forze destinate alla consunzione. Con la fine delle divisioni nette di classe (operai-piccola borghesia) a favore di una classe media indistinta tutti gli “antisistema” sono stati costretti a rivolgersi allo stesso target socio-demografico: poveri, scarsamente istruiti ed esclusi da reti di ammortizzazione sociale. Elettori in via d’estinzione negli ultimi 50 anni, così come hanno pagato il trascorrere del tempo le parole d’ordine delle grandi scuole politiche di massa del 900: comunismo e fascismo. Con buona pace dei 99 Posse e di Casapound, a partire dalle vicende più superficiali (vestiario, gusti musicali) fino alle parole d’ordine (lotta alla globalizzazione, la critica alla dittatura del mercato, diffidenza verso ogni verità ufficiale) oggi la visione dai margini è largamente sovrapponibile.
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L’infografica del Sole 24 Ore sui soldi della Troika alla Grecia

NUOVI POVERI
Ma cosa succede se la categoria degli outsider torna a crescere? Il laboratorio Grecia ce lo ha dimostrato: cure sanitarie gratuite negate ai disoccupati da più di un anno, tagli degli stipendi del 20% nel pubblico e fino al 40% nel privato vista anche una disoccupazione oltre il 25%. Comunismo e fascismo riguadagnano terreno, ma solo fino a che questa rabbia trova un contenitore politico più adatto ai tempi. I giornali internazionali, specie quelli con simpatie a sinistra hanno erroneamente etichettato la fronda antieuropea in buona e giustificata (Syriza, Podemos) da una cattiva, xenofoba e populista (Le Pen, Alba dorata, M5s, Lega, Pegida). Naturalmente ci sono enormi variazioni tra i programmi politici delle varie forze, ma quello che rimane è l’offerta di un’alternativa semplice e radicale. Ancora il laboratorio greco ci insegna che a capo di queste forze ci sono leader non schiavi delle loro dichiarazioni, ma che sanno trasformare il dissenso in una pragmatica presa del potere e sostituzione della classe dirigente. Personalità presenti anche in Inghilterra, Francia, Spagna e Italia come ha dimostrato la breve campagna di alleanze dopo le elezioni di Strasburgo. Quelle erano evidentemente delle “prove tecniche”.
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Chi detiene il debito pubblico della Grecia (Corriere della Sera, 5 gennaio 2015)

DALLA PARTE DELLA MERKEL
Proprio perché gli opposti radicalismi non si annullano, ma si sommano bisogna oggi più di ieri stare dalla parte dei “cattivi”: gli euroburocrati, i banchieri di Francoforte e i partiti “di sistema”, ad una condizione però che si torni alle radici del patto che fondò l’Europa: non (solo) l’offerta di una pace duratura, ma soprattutto, l’evidente convenienza ad entrare nell’Unione che almeno fino al 2009 ha garantito a tutti più reddito, più diritti, più opportunità, più tolleranza e la possibilità di sperimentare stili di vita e modelli sociali diversi da quelli nazionali. Poi il prezzo per restare del club è diventato troppo alto e i benefici sono stati divisi in maniera diseguale. La Grecia, che in questa fase ha giocato, anche per sua responsabilità, il ruolo di cavia, forse merita un trattamento di favore, ma non un pranzo gratis. L’alleanza radicale ellenica può anche scegliere di giocarsi le sue carte fino in fondo ricusando del debito e portando al primo divorzio consensuale dell’area euro.