Economia

«Togliere le tasse sulla casa è inutile»

Enrico Giovannini, oggi professore a Tor Vergata e un paio d’anni fa ministro del Lavoro nel governo Letta (oltre che presidente dell’ISTAT per anni) in un’intervista al Fatto Quotidiano demolisce oggi l’ideona del premier sull’abolizione dell’IMU, con argomenti anche piuttosto interessanti. Spiega infatti Giovannini, partendo dall’annuncio dei 50 miliardi in meno di tasse:

Abbiamo già avuto esperienze simili in passato, negli anni di Berlusconi 2001-2005, ma anche con il taglio del cuneo fiscale deciso dal governo Prodi: in situazioni di incertezza, questi tagli alle tasse non si trasformano interamente in domanda aggregata, consumi o investimenti. Proprio a causa dell’incertezza la propensione per il risparmio delle famiglie italiane è cresciuta appena il reddito disponibile è cresciuto e, nelle previsioni della Commissione europea, questa tendenza continuerà per 2015 e 2016 per l’Unione nel suo complesso.
Quindi ridurre le tasse serve a poco?
La politica più efficace per la crescita è basata sugli investimenti. Non solo di capitale fisico, ma anche capitale umano. Era meglio mettere tutti i soldi sulla scuola? Il capitale umano non si forma solo a scuola, ma soprattutto durante la vita lavorativa. Ed è vitale per l’occupabilità delle persone. In Italia abbiamo una enorme disoccupazione di lungo termine, gente che è fuori dal mercato del lavoro da più di un anno, e tantissimi giovani che non hanno mai lavorato. Molte famiglie non stanno più investendo nel futuro educativo dei figli, sono costrette a tagliar gli asili nido e l’università, e sappiamo quanto sono cruciali i primi anni di educazione o quelli universitari per la costruzione del capitale umano per oggi e per il futuro.
E cosa serve, dunque?
Avere meccanismi come il Sia, il sostegno per l’inclusione attiva, che avevo proposto da ministro e che recentemente è stato realizzato in Friuli Venezia Giulia. Obbliga le persone fuori dal mercato del lavoro a cercarlo attivamente e a formarsi, e alcontempo si sostengono le famiglie anche per evitare che la povertà si trasmetta dai genitori ai figli.

Giovannini ha ragione sugli investimenti e sulla necessità di aumentarne la quota parte. Perché puntare sulla domanda interna è certamente necessario ai fini dell’equità sociale, ma tecnicamente è stato già fatto attraverso gli 80 euro e gli effetti sull’economia non sono così positivi rispetto agli investimenti, visto che una parte dei consumi andrà sempre e necessariamente all’export. Ma nel DEF la quota di investimenti fissi lordi è prevista in calo nei prossimi anni:
investimenti
Ma la differenza tra investimenti e tagli di tasse è che i primi non si vedono e i secondi invece si vedono subito nelle tasche dei cittadini. Era indubbio che un premier a caccia di consenso avrebbe scelto la seconda ipotesi.