Attualità

Tiziano Renzi e le due nuove intercettazioni di Romeo

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In due colloqui intercettati con Carlo Russo e depositati dai PM di Roma, Alfredo Romeo parla di Tiziano Renzi come se lo avesse conosciuto di persona e lo paragona al figlio Matteo. Ne parla oggi Marco Lillo sul Fatto Quotidiano spiegando però che nelle due chiacchierate che risalgono all’agosto 2016 ci sono alcune stranezze.

Tiziano Renzi e l’intercettazione di Alfredo Romeo

Le due intercettazioni si trovano nell’informativa dell’11 gennaio 2017 della procura di Napoli, che è stata depositata dai pubblici ministeri romani nel procedimento contro Romeo, a pagina 65 e a pagina 88. La prima è stata registrata il 3 agosto del 2016 negli uffici della Romeo Gestioni vicino al Pantheon a Roma. Russo e Romeo stanno parlando della gara Facility Management 4 della CONSIP ma a Russo interessa anche la costruzione di un albergo in Salento con i contributi di Invitalia, che il “facilitatore” vorrebbe effettuare in società con Romeo e Tiziano Renzi.
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Romeo sembra parlare (in codice) di Tiziano e Matteo:

Romeo:… (risata)….infatti Iva (fonetico) molta sorpresa molto impressa. Ma io (farfuglia)… m’è rimasto molto impresso quegli incontri (tono di voce basso) perché ogni volta che io sento…che il due Principe io lo chiamo così Principe eh… il Principe parlare in pubblico… leggo degli atteggiamenti molto più in soft naturalmente perché nel padre sono molto più eclatanti…leggo proprio degli atteggiamenti molto simili eh …
Russo: sì… sì… inc…
Romeo: molto simili… molto simili… ma speriamo speriamo che a ottobre non cadi

I nomi in codice e l’intercettazione corretta

Nell’intercettazione, di cui pubblichiamo solo un estratto ma che sul Fatto continua, i due sembrano riferirsi a Matteo e Tiziano con i soprannomi Il principe e Il principe 2, e Romeo sostiene che il figlio e il padre hanno atteggiamenti molto simili. Spiega Lillo che sarebbe abbastanza incomprensibile se Romeo facesse paragoni tra i due senza conoscere Tiziano Renzi. La seconda intercettazione risale invece al 31 agosto 2016 e qui Romeo chiede a Russo di poter organizzare una cena con Tiziano. Nell’intercettazione però c’è un’aggiunta molto interessante:

Russo: si si si ma lì ora appena finisce sta benedetta festa dell’unità, non si preoccupi! Ieri mattina era sulla ruspa a fare la pista per giocare i bambini…
Romeo: si, ma no io lo immagino perché io (non, ndr) l’ho conosciuto lo vedo un personaggio …
Russo: (risata, ndr)
Romeo: il figlio esasperato! Il figlio moltiplicato per dieci

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Le procure e il caso Consip (Il Messaggero, 6 marzo 2017)

L’aggiunta è il “non” prima delle parole “l’ho conosciuto”. Viene aggiunto nella trascrizione perché ad avviso del NOE la frase, senza la negazione, non sembra avere molta logica (perché si vede “un personaggio” che si è conosciuto?). L’aggiunta inverte però completamente il senso della frase, che senza quel “non” farebbe ancora intendere che Romeo ha conosciuto Tiziano Renzi, circostanza finora negata furiosamente da entrambi gli indagati. E qui arriva il colpo di scena nell’articolo di Lillo: il giornalista ci informa che ad aggiungere il “non” nell’informativa è stato nientemeno che Gianpaolo Scafarto, ovvero il capitano del NOE indagato per aver manipolato (secondo la procura intenzionalmente) altre intercettazioni in cui Romeo e Bocchino sembravano parlare di Tiziano e Matteo Renzi.

Cui prodest?

Insomma, dopo la questione del “Renzi quando l’ho conosciuto” torna d’attualità il nome del carabiniere accusato di aver falsificato le intercettazioni di Tiziano Renzi. In una luce però completamente diversa rispetto a quella a cui eravamo abituati dalle cronache delle indagini che finora abbiamo riportato. Qui Scafarto, non si sa perché, ritoccherebbe una frase – non con malizia, ma per darle una coerenza interna – in un modo che oggettivamente va a discolpare Renzi, mentre latamente può anche essere utile a dimostrare che nel lavoro del comandante del NOE sull’indagine non c’è malafede o malizia.

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I protagonisti dell’inchiesta Consip (La Repubblica, 2 marzo 2017)

In ogni caso, fa sapere Lillo, i pm Mario Palazzi e Paolo Ielo hanno nelle loro mani l’audio e saranno loro a dover stabilire il senso della frase. E perché sia stato aggiunto quel “non”.

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