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La strana storia di Woodcock, Sciarelli e Marco Lillo

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Il giorno dopo la storia che coinvolge Henry John Woodcock, Federica Sciarelli e Marco Lillo del Fatto continua a non essere per niente chiara. Ieri Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera ha scritto per primo che il pubblico ministero di Napoli è indagato per violazione del segreto d’ufficio insieme alla sua compagna Sciarelli in relazione all’inchiesta CONSIP.

La strana storia di Woodcock, Sciarelli e Marco Lillo

È utile fare chiarezza partendo dal percorso della notizia. Sul Corriere ieri Bianconi ha scritto dell’indagine rivelando alcuni particolari di cui bisogna tenere conto: nel suo racconto il giornalista del Corriere ha segnalato un indizio interessante sulla fuga di notizie e sulle possibili accuse ai responsabili.

Nel dicembre scorso, non appena il fascicolo è passato per competenza da Napoli a Roma, con i nomi del comandante dei carabinieri Tullio Del Sette e del ministro Luca Lotti iscritti sul registro degli indagati per rivelazione di segreto e favoreggiamento nell’ambito dell’indagine sugli appalti Consip, la notizia è finita sulla prima pagina del quotidiano Il Fatto. Completa del particolare sul trasferimento degli atti nella Capitale.
Un sincronismo che ha indispettito non poco gli inquirenti romani, anche perché foriero delle abituali polemiche su ogni indagine che sfiora la politica (e in questo caso si andava dritti sull’entourage di Matteo Renzi, oltre che sul padre Tiziano), con gli inquisiti pronti a correre in Procura per smentire ogni coinvolgimento.

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Il Fatto Quotidiano di mercoledì 21 dicembre 2016

Non appena è uscito l’articolo sul Corriere della Sera, il giornalista Marco Lillo sul Fatto ha difeso Sciarelli e Woodcock dicendo che la procura di Roma ha preso un granchio.

La tesi dell’accusa è probabilmente fondata, da quel che si legge, sui tabulati telefonici del mio cellulare e di quelli dei due indagati. Ebbene, non c’è grigio in questo caso, ma solo bianco o nero: Woodcock e Sciarelli sono innocenti e la Procura si è sbagliata. Le telefonate sospette dovrebbero essere quelle fatte da me il 20 dicembre. Quel giorno ho scritto il primo articolo sulle perquisizioni in Consip e sul ruolo di Tiziano Renzi nell’inchiesta, articolo uscito sull ’edizione cartacea del 21 dicembre (“L’amico di Tiziano,il Giglio Magico e la gara da 2,7 mld”). Dopo avere ricevuto (con altra modalità che ovviamente tengo per me) le notizie sul pezzo, ho chiamato Federica Sciarelli solo per sapere dove si trovasse Henry John Woodcock.
Non è un mistero che il pm Woodcock e Federica Sciarelli siano legati sentimentalmente. Il mio obiettivo era sapere se Henry John Woodcock fosse a Roma, perché sarebbe stato un riscontro alla notizia, da me già ottenuta ma che volevo ulteriormente verificare: cioè che fosse in corso una perquisizione alla Consip. Non dissi a Federica perché volevo sapere dove fosse Woodcock e lei, solo per cortesia, mi rispose una cosa tipo: “Marco, se lo sento ti richiamo e ti dico”. Poi mi richiamò e mi disse una frase tipo: “Marco alla fine l’ho sentito e mi ha detto che non sta a Roma. Aveva un tono sbrigativo e ha attaccato”. Il giorno dopo, letto quello che avevo scritto, sempre al telefono Federica ha commentato con me ridendo: “Vedi come fa? Quello mi dice un sacco di cazzate quando deve coprire il segreto su una sua indagine”. Questo è tutto quello che è accaduto.

Ora, come è possibile notare a prima vista, nell’articolo del 21 dicembre non si parla di Tullio Del Sette e Luca Lotti iscritti nel registro degli indagati. A Del Sette tocca l’onore di arrivare in prima pagina il giorno successivo, 22 dicembre. Quell’articolo si conclude così: «La soffiata a Roma ha avuto un effetto a Rignano? E chi andava in giro a svelare notizie riservate voleva favorire e salvare solo la Consip o qualcun altro? A queste domande dovrà rispondere la Procura di Napoli. O quella di Roma se, come appare probabile, il fascicolo sarà trasferito per ragioni di competenza territoriale».

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Il Fatto Quotidiano del 22 dicembre 2016

L’indagine e le notizie

La notizia del trasferimento dell’indagine viene data per certa il giorno successivo, quando compare sul quotidiano anche l’iscrizione nel registro degli indagati di Luca Lotti, il vero grande nome dell’inchiesta CONSIP. Proprio il 23 dicembre Marco Lillo scrive “E l’inchiesta passa a Pignatone”. Scrive ancora Bianconi:

È come se stavolta, tentando di andare a fondo sull’origine della falla, la Procura di Roma avesse provato a svelare una trappola di cui si è sentita vittima; anche sfidando il rischio di essere accusati di fare un favore a Renzi, il quale di certo non ha mostrato simpatia per Woodcock e le sue indagini. Ora Pignatone e colleghi ritengono di avere elementi sufficienti per considerare Woodcock un protagonista del reato, anziché una vittima come loro, e hanno deciso di contestarglieli. Sebbene indagini di questo tipo non siano mai semplici, e non sembra che sia stata trovata la cosiddetta «pistola fumante» per attribuire concertezza le responsabilità

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Il Fatto Quotidiano del 23 dicembre

Non solo. La Stampa scrive che l’indagine riguarda anche quanto scritto dal Fatto il 27 dicembre, ovvero nel giorno in cui il quotidiano apre con la testimonianza di Filippo Vannoni, renziano di ferro e presidente di Publiacque a Firenze, il quale sostiene che Matteo Renzi sapesse dell’inchiesta CONSIP. La Sciarelli verrà sentita il 30 giugno dai PM e intanto le è stato sequestrato il cellulare per controllare le conversazioni su Whatsapp. Segno che, appunto, la telefonata di Lillo alla Sciarelli del 20 e quella del giorno dopo non sono i punti centrali dell’indagine. Maria Elena Vincenzi su Repubblica fa sapere che Woodcock è indagato insieme a Marco Lillo dall’aprile scorso (quest’ultimo per pubblicazione arbitraria di atti, secondo il Messaggero), e poi spiega il punto che avvalora i sospetti del PM di Roma:

Due articoli in cui si dava conto dell’iscrizione per favoreggiamento e rivelazione del segreto del comandante generale dell’Arma, Tullio Del Sette (il 22), e del ministro dello Sport, Luca Lotti (il giorno successivo). In quelle ore una parte del fascicolo fu inviata a Roma per competenza. E, sempre in quelle ore, per la precisione il 20 dicembre a notte fonda, Luigi Ferrara, presidente di Consip, disse a Woodcock di aver saputo delle indagini dal numero uno dei carabinieri. Meno di 24 ore dopo, quella notizia finiva in prima pagina sul Fatto Quotidiano.
L’ipotesi dei pm capitolini è semplice: visto che a nessuno degli indagati erano arrivati avvisi di garanzia o inviti a comparire, soltanto chi gestiva l’indagine poteva sapere di quelle accuse. Cioè Woodcock che tramite Sciarelli avrebbe passato le informazioni al giornalista del Fatto Marco Lillo. Agli atti del fascicolo sulla fuga di notizie, in cui Lillo e Woodcock sono stati iscritti ad aprile, ci sarebbero anche una serie di tabulati telefonici. Elementi che confermerebbero l’ipotesi della procura di Roma.

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Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre

Quello che non torna

Ora, è evidente che se la procura accusa Federica Sciarelli di fuga di notizie in base a due tabulati telefonici che risalgono al 20 e al 21 dicembre per due telefonate con Marco Lillo, ha davvero preso un granchio. Perché il punto è quanto scritto dal giornalista del Fatto nei giorni successivi. Si può pensare che Lillo avesse acquisito notizie prima per poi centellinarle? Possibile, ma se si è trattato di due telefonate, la storia ancora non torna. Così come non torna il dettaglio dello spostamento dell’inchiesta e il verbale di Vannoni che accusa Renzi.

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Giovanni Bianconi del Corriere della Sera

Tutti particolari pubblicati successivamente a quelle date. La procura insomma deve avere qualcosa di più a supporto delle accuse nei confronti di Woodcock, Lillo e Sciarelli. Oppure ha preso un granchio colossale. Intanto c’è da segnalare che sul Fatto di ieri Lillo ha raccontato questo particolare a proposito della notizia:

«Il giornalista del Corriere della Sera Giovanni Bianconi ha svelato per primo oggi l’indagine per rivelazione di segreto su Woodcock per l’inchiesta Consip. Io lo conosco bene. Mi ha incontrato proprio negli uffici della Procura di Roma una ventina di minuti prima dell’uscita del suo scoop. Né lui né l’Ansa che ha ripreso e ampliato la notizia aggiungendo il particolare di Federica Sciarelli indagata hanno ritenuto utile chiedere la mia versione su questa notizia.
Dopo l’uscita del pezzo sul Corriere.it ho chiamato il collega per dirgli: “Giovanni, scusa perché quando mi hai incontrato non mi hai chiesto la mia versione come avresti fatto con un indagato per fuga di notizie qualsiasi come Luca Lotti?”. La risposta è stata: “Perché non ho messo il tuo nome e tu non sei una notizia”.
Gli ho detto: “Hai messo la testata e tutti sanno che sono io. E poi scusa, sono un collega. Mi conosci. Ti avrei potuto spiegare come sono andate le cose e avresti fatto un pezzo più completo per il tuo lettore”. Mi ha risposto che gli avrei potuto mentire e quindi non era interessato alla mia versione».

Una giornata particolare, ieri, in procura.