Economia

TFR in busta paga, il calcolo delle tasse

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Il Sole 24 Ore fa i conti in tasca al Trattamento di Fine Rapporto in busta paga. Secondo la legge di stabilità, il lavoratore avrà diritto a riscuotere a partire da marzo le quote del TFR in busta paga, ma, come sappiamo, lo potrà fare pagando l’aliquota IRPEF ordinaria. Nell’infografica che vedete qui sotto è evidenziato il calcolo della tassazione per quattro profili retributivi diversificati a seconda della scelta o meno dell’anticipo del Tfr in busta paga. E così, se per il lavoratore apprendista con una retribuzione lorda pari a 14800 euro non c’è nessuna differenza di imposta, per un lavoratore a tempo indeterminato che guadagna 22mila euro l’anno la maggiore imposta è pari al 50%. Peggio, se possibile, va a chi guadagna 38mila euro l’anno, che si trova a pagare più tasse per il 300%, mentre il lavoratore a tempo determinato paga il 101% in più.
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Non solo: Maurizio Benetti, esperto del settore ed ex dirigente generale dell’Inpdap, spiega che l’operazione non converrebbe neppure per le retribuzioni inferiori a 15 mila euro, quelle cioè che rientrano nel primo scaglione Irpef con aliquota del 23 percento, questo perché, con l’aumento del reddito conseguente all’anticipo del trattamento di fine rapporto nello stipendio, diminuirebbero le detrazioni da lavoro dipendente e quindi«l’aliquota effettiva sul Tfr in busta paga sarebbe del 27,5%», un livello superiore a quello stabilito dal regime di tassazione separata previsto per chi lascia il Tfr in azienda e lo ritira al momento del pensionamento(liquidazione) oppure per chi se lo fa anticipare per gli usi consentiti dalla legge(acquisto della casa, spese perla salute, eccetera).Per i redditi che arrivano fino a 15 mila euro infatti l’aliquota sarebbe intorno al 23%. E non scatterebbero le addizionali Irpef regionale e comunale, come invece sullo stipendio.